Il Mic di Faenza ospiterà dal 26 giugno la mostra “Abitudini d’Argilla”, progetto del Gruppo Fotografia Aula21 dedicato al rapporto tra ceramica e quotidianità. Attraverso fotografie, installazioni e opere artistiche, il percorso racconta tradizioni, convivialità e identità del territorio faentino
Sarà inaugurata il 26 giugno alle 18 al Mic la mostra fotografica “Abitudini d’Argilla”, progetto curato dal Gruppo Fotografia Aula21 in collaborazione con il Museo Internazionale delle Ceramiche e arricchito dalle opere di Collattiva Barbastella. L’apertura sarà accompagnata da un aperitivo, dai live set di Michele Amira e June e dai dj set di Zoomonkeys x 12 Pollici e Blacknife. L’esposizione resterà visitabile fino al 6 settembre, dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19.
Materia viva
La mostra nasce da una riflessione sulla ceramica come elemento profondamente legato alla vita quotidiana e all’identità del territorio faentino. Attraverso fotografie, immagini grafiche e installazioni, “Abitudini d’Argilla” racconta infatti il rapporto tra l’argilla e la dimensione più ordinaria dell’esistenza: gesti, abitudini, oggetti e tradizioni che accompagnano le giornate di tutti.
Il percorso espositivo si sviluppa attraverso cinque tematiche, ognuna rappresentata da un pannello. Si parte dalla materia grezza, l’argilla ancora informe, simbolo di infinite possibilità e punto di partenza del lavoro artigianale. Il secondo pannello affronta invece il tema della modellazione, con il contributo di Collattiva Barbastella, che ha realizzato una serie di piatti in ceramica con la tecnica della decalcomania, ispirandosi alla pratica surrealista del Cadavere Squisito.
Tradizione e futuro
Ampio spazio è dedicato anche al legame tra ceramica e tradizione romagnola. Una tovaglia ricamata con motivi tipici locali dialoga con immagini di piatti e tazze provenienti dalle case del territorio, a sottolineare il ruolo centrale che l’argilla continua ad avere nella memoria collettiva e nella cultura faentina.
Un altro nucleo della mostra si concentra invece sulla convivialità: fotografie di pasti, ambienti domestici pieni di ceramiche e momenti simbolici della comunità locale, come la Nott de Bisò, raccontano la dimensione sociale e quotidiana di questi oggetti.














