Tra le vie faentine, in vicolo Pasolini 21, si trova un laboratorio di oreficeria artigianale. Tra metalli preziosi, pietre dure e diamanti, l’attività si Stefano Sangiorgi – insegnate trentaseienne presso l’ISIA di Faenza – esibisce, dal 2016, una produzione di prestigiosi gioielli d’arte. La bottega di Dysterio Design – acronimo costruito sui nomi dei familiari del titolare – offre un prodotto singolare per il suolo della provincia ravennate: un laboratorio orafo di manufatti preziosi, unici e del tutto personalizzabili. Sangiorgi non opta per una produzione continua e di catalogo, bensì per un lavoro mirato e adeso a desideri e aspettative del committente. Ad affascinare, l’eccezionalità del prodotto finito, unico e irripetibile. A 10 anni dall’apertura, la realtà di Dysterio Design non è più solo una bottega di nicchia. A ospitare i prodotti di Sangiorgi alcuni punti vendita di Milano, Brescia e Napoli, dai quali è derivata una notorietà non indifferente. Sempre più numerose le committenze, non più solo da locali, ma da tutta Italia fino a provenire anche dall’estero. Ed è così che Sangiorgi si reinventa ancora: la proposta del 2026 quella degli Open Lab, attività laboratoriali all’interno della bottega Dysterio, uniti a un itinerario turistico alla scoperta della città manfreda. Gli open lab, ideati da Sangiorgi, consento al cliente di toccare con mano tutte le fasi produttive del gioiello. «A me piacciono molto i macchinari – ha spiegato Sangiorgi – ci tengo molto che anche i clienti possano testarli e osservarne il funzionamento più da vicino.» E per chi non è della zona l’offerta di Sangiorgi si estende con una proposta turistica alla scoperta del comune di Faenza e delle sue attività. «Per chi viene da lontano propongo un’attività laboratoriale a tappe, così che tra una fase operativa e l’altra possano godersi la città – ha specificato Stefano e ancora ha detto – suggerisco un posto in cui pranzare, piuttosto che un locale in cui passarsi la serata o una visita culturale per i siti più salienti della nostra città. – e ha concluso – è un modo per farmi conoscere, ma allo stesso tempo anche per creare network tra le realtà imprenditoriali di Faenza, così da valorizzare il nostro territorio.» Tanti gli sposi che hanno già partecipato ai lab di Sangiorgi: un’occasione per dedicarsi in prima persona alla realizzazioni delle proprie fedi nuziali.

Intervista a Stefano Sangiorgi titolare della bottega di Dysterio Design

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Maestro Sangiorgi, come nasce l’idea di aprire una bottega orafa?

Tutto nasce dal desiderio di assecondare la mia passione per l’oreficeria. Ho conosciuto quest’arte nel 2004 durante i miei studi superiori. Da quel momento me ne sono appassionato al punto da volerne fare il mio lavoro.

Quale tipo di formazione ha seguito?

Nel 2008 mi sono diplomato all’istituto d’arte di Forlì, dove ho studiato oreficeria. Concluse le scuole superiori la mia formazione è proseguita nella città d’arte orafa e di gioielleria per eccellenza: Valenza Po, in provincia di Alessandria. Lì ho approfondito studi e tecniche di progettazione. Conclusi gli studi sono iniziati i primi lavori in azienda per progettazione orafa, poi, nel 2016, l’apertura di Dysterio Design.

Quali sono le fasi operative che portano al prodotto finito? E quali le tempistiche?

Si inizia sempre con una fase conoscitiva del progetto. Ascoltiamo i desideri del cliente, mostriamo alcuni modelli, fino ad arrivare a un’idea definita di ciò che si vuole realizzare. Successivamente avviene la fase di progettazione che può essere di vario tipo, da quella al computer, fino a quella tradizionale a cera persa. Si procede con la scelta di eventuali pietre preziose e quindi con l’incastonatura al microscopio. Il tutto si realizza un periodo compreso tra le due e le quattro settimane.

Quali sono gli aspetti più complicati del mestiere?

Al giorno d’oggi una delle difficoltà più grandi consiste nel combattere contro i pregiudizi legati alla figura dell’artigiano. L’artigiano è quella persona che nella vita non è stata brava a studiare, che non ha avuto voglia, ritrovandosi a ripiegare su un lavoro manuale. Si tratta naturalmente di un preconcetto, che porta però a declassare arti e mestieri manuali. Per essere artigiani competenti ci vuole testa, spirito imprenditoriale, studio nella forma, manualità e pazienza. La mia speranza è quella di riavvalorare la nostra professione.

Qual è la parte più soddisfacente del suo lavoro?

Senza ombra di dubbio vedere l’entusiasmo e la felicità con cui i nostri clienti rispondono all’oggetto finito. È bello poter accompagnare chi si rivolge a noi in un momento importante della vita. Lavoriamo tanto con i futuri sposi, che sia per un solitario, piuttosto che per le fedi nuziali. Poter assistere alla loro emozione e alle loro lacrime, quando vedono il progetto realizzato, è uno degli aspetti più belli. A soddisfare anche i risultati e la notorietà che l’attività ha ottenuto negli anni.

Lisa Berardi