Si moltiplicano in Italia i casi di cronaca legati al disagio giovanile. Ad allarmare sono le statistiche relative alla salute mentale dei giovani. Circa 700mila ragazzi italiani soffrono di ansia e depressione, gli atti di autolesionismo sono raddoppiati dal 2000 a oggi e il suicidio è ormai la seconda causa di morte, dopo gli incidenti stradali, nella fascia d’età 15-29 anni. Per approfondire queste dinamiche sul territorio abbiamo incontrato Claudia Melandri e Cristiana Bacchilega, referenti dello Spazio Adolescenza Ufo, nato nel 2023 per tutelare e ristabilire la salute relazionale e psichica degli adolescenti.
Intervista a Claudia Melandri e Cristiana Bacchilega, dello Spazio Adolescenza Ufo
Dottoresse Melandri e Bacchilega, qual è la situazione nel nostro territorio?
Non è immune dalle dinamiche osservate a livello italiano ed europeo. Incontriamo ogni giorno ragazzi che fanno parte di una generazione ansiosa, spaventata e triste, piuttosto che arrabbiata. I giovani oggi percepiscono il mondo come imprevedibile e faticano a trovare punti di riferimento solidi, nel mondo degli adulti.
Gli accessi allo Spazio Adolescenza sono in aumento?
Sì. Da febbraio 2023, data di apertura dello Spazio Ufo, abbiamo seguito in tutto circa 650 adolescenti e 402 genitori. Solo nel 2025, sono stati 331 i ragazzi presi in carico, con un aumento delle richieste di supporto psicologico, a fronte di risorse che però rimangono limitate.
Quali sono le principali cause di disagio nei giovani?
Sono molteplici e intrecciate. Il Covid ha lasciato tracce indelebili, perché ha comportato anni di isolamento, interruzione delle relazioni tra pari e fragilità nei legami scolastici ma sarebbe riduttivo ricondurre tutto al periodo pandemico. Il disagio nei ragazzi ha radici più profonde: situazioni familiari complesse, difficoltà nel trovare adulti di riferimento presenti e rassicuranti, precarietà sociale. Un elemento che emerge con forza è la solitudine: molti ragazzi non trovano negli adulti (genitori, insegnanti, educatori) uno spazio autentico, dove condividere le proprie paure. Dalla nostra esperienza emerge che faticano a chiedere aiuto agli adulti quando percepiscono che qualsiasi risposta diversa da “va tutto bene” genera panico o indifferenza.
Avete notato un aumento dei casi di autolesionismo?
Sì, nel 2025 abbiamo registrato una crescita nel numero di adolescenti con atti di autolesionismo e pensieri suicidari e questo richiede risposte integrate e tempestive. Abbiamo realizzato varie consulenze sia in ambito scolastico che familiare e indirizzato all’occorrenza i ragazzi al servizio di competenza. Per far fronte in maniera sempre più efficace a queste situazioni, stiamo definendo un protocollo specifico per la prevenzione del suicidio in adolescenza, in collaborazione con gli istituti scolastici e i servizi socio-sanitari.
Quale deve essere il ruolo dei genitori, nel contesto odierno?
Essere genitori è diventato più difficile: il mondo cambia rapidamente e non sempre esistono modelli chiari a cui ispirarsi. Alcuni genitori tendono a essere troppo presenti e protettivi, altri sono così preoccupati per il benessere dei figli, da non riuscire a nascondere la propria ansia. In entrambi i casi, i ragazzi percepiscono tensione e per evitare di sovraccaricare i genitori di preoccupazioni, non condividono le proprie difficoltà. Ciò che i ragazzi ci raccontano ogni giorno è che hanno bisogno di una figura adulta che sappia ascoltare e stare accanto a loro, soprattutto nei momenti più difficili, con speranza e fiducia.
Quali sono i primi campanelli d’allarme, da non sottovalutare?
Il ritiro progressivo dalla vita sociale e scolastica, cambiamenti improvvisi nel comportamento o nel rendimento scolastico, difficoltà nel sonno, perdita di interesse per attività precedentemente apprezzate. In tutti questi casi non bisogna aspettare che la situazione si risolva spontaneamente ma è fondamentale chiedere aiuto. Il nostro servizio, in rete con tutti i servizi socio sanitari del territorio, è accessibile senza impegnativa.
La scuola come può aiutare i ragazzi in difficoltà?
Può essere un luogo prezioso per i giovani perché accompagna e offre opportunità di relazioni significative con adulti e coetanei. Può essere uno spazio dove i conflitti si risolvono con il confronto e la frustrazione diventa occasione di crescita. Per questo nel nostro territorio stiamo cercando di lavorare in sinergia con le scuole e i servizi sociali, sanitari ed educativi. Abbiamo rinnovato nel 2025 un accordo per prevenire e contrastare la dispersione scolastica, coinvolgendo le scuole secondarie di primo e secondo grado. Quando un ragazzo inizia a saltare le lezioni è necessario intervenire subito, per capire cosa sta succedendo e offrire un supporto adeguato. Avere più strumenti e professionalità che lavorano insieme permette di rispondere in modo personalizzato, perché ogni ragazzo è diverso e non esiste una soluzione unica.
Che ruolo stanno giocando i social?
Amplificano dinamiche già presenti ma non sono la causa principale del disagio che osserviamo nei ragazzi. Social e AI diventano sempre più spesso il luogo dove i giovani cercano il riconoscimento che non trovano tra i coetanei o negli adulti. Il problema non è tanto il mezzo in sé, quanto il fatto che i social possano diventare l’unico spazio di appartenenza. Oggi la socializzazione dei ragazzi passa sempre di più da queste “piazze virtuali”, riducendo gli spazi fisici di incontro tra coetanei. Tutto questo impoverisce le competenze sociali ed emotive. Proprio per aiutare i genitori a orientarsi in questo mondo virtuale organizzeremo, il prossimo autunno, un evento pubblico.
Quali strumenti mette in campo lo Spazio Ufo per ragazzi e famiglie?
Offriamo un ventaglio ampio di interventi: supporto psicologico individuale per gli adolescenti, percorsi di gruppo come l’Escape Lab, laboratori Young-Lab contro la dispersione scolastica, consulenze e incontri di gruppo per i genitori. Nei prossimi mesi rafforzeremo il supporto alle famiglie perché l’esperienza di questi tre anni ci ha insegnato che supportare il ragazzo, senza sostenere il nucleo familiare, è un lavoro incompleto.
Come è possibile accedere ai vostri servizi?
Lo Spazio Ufo è un servizio gratuito attivato dall’Unione della Romagna Faentina, in collaborazione con Ausl Romagna. È pensato come un punto di ascolto e orientamento per i ragazzi e le ragazze dai 14 ai 25 anni, ma si rivolge anche ai genitori, agli insegnanti e a tutti gli adulti che fanno parte del mondo educativo. Al suo interno si possono affrontare paure, ansie o dubbi legati alla sessualità, ai social, alle relazioni sentimentali, ai lutti, alle separazioni o a qualsiasi situazione che crei confusione e disagio.
Tel. 320 4309511; mail: spazioadolescenza@romagnafaentina.it
Samuele Bondi














