C’è un’immagine che resta impressa della serata di martedì 12 maggio: una sala gremita dove, per far posto a tutti, gli scout si sono seduti per terra, proprio davanti al tavolo dei quattro aspiranti primi cittadini. Non è stata solo una necessità logistica dovuta al maltempo di questi giorni che ha costretto a spostare l’incontro dall’aperto al chiuso; è stata la metafora di una generazione che non vuole più stare “in fondo” a guardare, ma che reclama il proprio spazio, “svegliando” una politica spesso accusata di essere autoreferenziale.
L’incontro, nato dalla collaborazione tra i giovani dell’Azione Cattolica, gli scout dell’Agesci (clan Faenza 4) e il nostro settimanale Il Piccolo, ha dimostrato che il presunto disinteresse dei ragazzi verso la cosa pubblica è, spesso, solo un riflesso della mancanza di linguaggi adeguati. Come ha sottolineato Elisa (AC) in apertura, il problema non è se i giovani siano distanti, ma quale politica siamo in grado di proporre loro: una che divide o una che costruisce comunità?
Un confronto oltre gli slogan

Il dibattito, moderato da Mattia Brienza, ha visto protagonisti i quattro candidati sindaco: l’uscente Massimo Isola, sostenuto dal centrosinistra; Gabriele Padovani per il centrodestra; l’ex dirigente regionale Claudio Miccoli, anch’egli nell’area di centrodestra; e Giuseppe Apicella Binni per Potere al Popolo. In una platea elettorale che a Faenza conta 257 candidati consiglieri con un’età media di circa 50 anni, l’energia dei ventenni presenti ha rappresentato un necessario contrappunto.
I temi posti dai ragazzi non sono stati banali. Si è parlato di protagonismo giovanile e della cronica mancanza di spazi innovativi per la cultura e la musica. Si è discusso di università e lavoro, chiedendo come trattenere i talenti sul territorio ed evitare che Faenza diventi una città di passaggio o un “dormitorio”. E ancora, il tema della sicurezza, affrontato non solo in termini repressivi, ma come riqualificazione sociale e presidio attivo dei parchi. Non sono mancati anche momenti di ironia, legati al gioco Fanta Faenza, citato dai candiati Miccoli e Padovani.
La politica del “sentirsi parte”
Particolarmente significativo è stato il richiamo al percorso fatto dagli scout nel loro “capitolo” di informazione politica, culminato in questa serata. Dalle domande raccolte tramite QR code tra il pubblico è emersa una preoccupazione autentica per la crisi climatica (con proposte che spaziano dal trasporto pubblico gratuito alla manutenzione dei fiumi) e per il futuro dei collegamenti ferroviari con Ravenna, essenziali per studenti e lavoratori.
Oltre il voto, la responsabilità
In chiusura, il minuto finale concesso a ogni candidato non è stato solo un appello al voto per le imminenti elezioni del 24 e 25 maggio, ma un invito a “esserci”. Se, come ha detto Lorenzo (Agesci), questa iniziativa voleva offrire un confronto utile a tutta la città, il risultato è stato raggiunto: ha ricordato a tutti che Faenza si sviluppa solo quando i suoi cittadini si sentono partecipi e responsabili della propria comunità. I giovani di AC e scout hanno suonato la sveglia. Ora spetta alla politica – quella che siederà in Consiglio comunale – dimostrare di averne recepito il suono.
Samuele Marchi














