Una finestra sul mondo, ma soprattutto uno specchio sul nostro tempo e sulle nostre abitudini più radicate. È stato presentato questa mattina, sabato 30 maggio, nella cornice del Cinema Sarti di Faenza, il cortometraggio “Il Baule, una finestra sul mondo”. Si tratta del capitolo finale di un percorso nato all’interno del progetto “Cinema e ragazzi”, che ha visto protagonisti gli studenti del liceo Torricelli-Ballardini di Faenza, affiancati dall’esperienza del cineclub “Il raggio verde” e dal prezioso supporto dell’associazione “Amici di Francesca Goni e Giorgia Maiardi” e dell’associazione Maestri del Lavoro. Ad accompagnare i ragazzi in questo viaggio creativo è stato Federico Lega del cineclub.

Da spettatori passivi a registi attivi

L’obiettivo di partenza del progetto scolastico era chiaro: trasformare i giovani da fruitori passivi a spettatori attivi e critici del grande schermo. Un traguardo superato, visto che i ragazzi non si sono limitati a guardare, ma si sono messi in gioco in prima persona, traducendo riflessioni e idee in una vera e propria sceneggiatura diventata poi un corto.

Il motore di tutto è stato il tema dei diritti civili, esplorato prima attraverso la visione di grandi classici – tra tutti Philadelphia, che ha profondamente colpito gli studenti per la forza del linguaggio visivo e per la narrazione della lotta per la dignità umana – e poi declinato nella realtà di tutti i giorni.

Il set nel bar: la violenza nascosta nei piccoli gesti

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Il cortometraggio, della durata di circa otto minuti, sceglie come teatro degli eventi un bar, classico ricettacolo di incontri e conversazioni quotidiane. Qui si muovono due giovani elegantemente vestiti che stringono tra le mani un misterioso baule. Cosa conterrà?

Mentre il mistero aleggia, attorno a loro si consumano scene di ordinaria e micro-violenza quotidiana: c’è la ragazza che tenta di battersi per l’ambiente e viene denigrata e bullizzata sui social; c’è la maleducazione di chi scavalca la fila senza rispetto; e, ancora più grave, ci sono i commenti cinici di chi sminuisce episodi di stupro avvenuti in ambito scolastico. Scene in cui, purtroppo, è fin troppo facile immedesimarsi. A fare da filo conduttore è lo sguardo del barista, l’unico che sembra percepire l’enorme peso specifico custodito in quel baule e, di riflesso, l’importanza cruciale delle scelte che compiamo ogni giorno.

Il messaggio del corto è potente: il mancato rispetto dei diritti civili non è qualcosa che riguarda solo i grandi sistemi storici, ma si annida nei gesti banali e nelle disattenzioni della nostra normalità.

La voce degli studenti: “Un brainstorming che ci ha cambiati”

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Dietro agli otto minuti di film c’è stato un enorme lavoro di squadra e un totale stravolgimento dei ruoli tradizionali. “Ci aspettavamo un ambiente chiuso, con un regista pronto a dirci rigidamente cosa fare”, hanno raccontato i ragazzi a margine della proiezione. “Invece abbiamo vissuto il cinema come uno spazio libero di discussione e interpretazione”.

La sceneggiatura iniziale è stata letteralmente smantellata e ricostruita pezzo dopo pezzo attraverso un fitto brainstorming. Un confronto costruttivo che ha portato gli studenti a preferire scene più piccole e intime, ma decisamente più efficaci nel trasmettere il messaggio. Tra la ripetizione scientifica delle inquadrature e la scoperta del tempo reale necessario per girare anche solo pochi minuti, l’esperienza ha lasciato il segno : “Prima guardavamo i film in modo passivo, ora abbiamo uno sguardo più attivo e uno stimolo creativo che speriamo di coltivare anche in futuro”.

Per chi si fosse perso la prima di questa mattina, niente paura: i giovani cineasti faentini e il loro misterioso “Baule” vi aspettano questa estate sotto le stelle, con una proiezione speciale già in programma all’Arena Borghesi.