Una mostra a Marradi propone al pubblico le opere di Maria Gabriella Bombardini e Letizia Strigelli, artiste accomunate da percorsi creativi profondi e personali, maturati attraverso esperienze differenti e linguaggi espressivi originali.

Il percorso artistico di Maria Gabriella Bombardini
Maria Gabriella Bombardini scopre fin dall’infanzia una naturale inclinazione verso l’espressione artistica. Bambina vivace, ama giocare in cortile con gli amici, costruire piccole case-rifugio con il cartone recuperato dal negozio della madre e dipingerne le pareti con colori vivaci. Non predilige la staticità del tavolino scolastico, come richiesto dagli adulti e dalle suore della scuola di Santa Umiltà, ma mostra un interesse spontaneo per il disegno, per la luce del mondo e per le forme della realtà.
La sua educazione artistica non nasce attraverso libri o musei, ma dall’ascolto di un bisogno interiore di esprimere una natura creativa nutrita da emozioni, sentimenti e voci interiori progressivamente portate alla consapevolezza.
Un momento significativo del suo percorso è l’incontro con due figure fondamentali. La prima è Santa Cortesi, intellettuale faentina e maestra di scrittura creativa, che la incoraggia a dare forma al proprio mondo interiore attraverso il racconto autobiografico e la memoria scritta. Attraverso questa esperienza Gabriella comprende come le strutture linguistiche possano offrire forma e ritmo a ciò che dentro di sé è ancora informe, ma già vivo.
Accanto a questa esperienza emerge il ruolo di Anna De Rossi, amica e figura eclettica, già impegnata nell’arte del collage e nella contaminazione tra immagini, ricami, ceramica e disegno.
È in questo contesto che Maria Gabriella Bombardini sceglie il collage come linguaggio privilegiato. La sua non è una scelta intellettualistica legata ai modelli espressivi del Cubismo di Braque, Picasso o Gris, ma una modalità comunicativa fondata sull’accostamento e sul montaggio di immagini selezionate e ricomposte in forme nuove e autonome.
Con il tempo la selezione delle immagini diviene sempre più accurata e consapevole. Pezzi di carta, ritagli, fotografie e materiali differenti vengono utilizzati secondo equilibri cromatici, astrazioni formali e, talvolta, anche per trasmettere messaggi riferiti alla storia del paese o a temi sociali.
Particolarmente importante risulta l’esperienza dei corsi di collage promossi a Marradi per l’Auser e coordinati dalla direttrice della Biblioteca comunale. In qualità di insegnante, Gabriella coinvolge numerose amiche marradesi accomunate dal desiderio di esprimersi attraverso forme considerate accessibili e prive di soggezione.
Tra le esperienze più significative viene ricordata la realizzazione di collage celebrativi per il centenario della pubblicazione dei Canti Orfici e dedicati agli elementi caratterizzanti dell’immagine di Marradi. L’entusiasmo delle partecipanti conduce inoltre alla creazione di segnalibri, cuscini e oggetti d’uso domestico ispirati ai temi affrontati.
La ricerca internazionale di Letizia Strigelli
Il percorso creativo di Letizia Strigelli ha come sfondo la cultura classica e come campo di esperienza il mondo. Nata a Firenze, dove si laurea in Storia contemporanea, mantiene un legame profondo con Palazzuolo sul Senio.
Il suo primo richiamo verso l’arte nasce dall’interesse per la tessitura e per il tessuto, pratica antichissima tradizionalmente legata all’universo femminile. Le lunghe ore trascorse al telaio, la familiarità con colori e forme e la possibilità di scelta in una vita spesso segnata da costrizioni hanno contribuito a fare della donna che tesse un archetipo universalmente riconosciuto.
Nel testo trovano spazio le immagini delle Parche, che filano la vita dell’uomo, e di Penelope, interprete simbolica di regalità, perizia e prestigio, capace di tessere «la tela superba» protetta nella propria stanza dal desiderio dei pretendenti.
Letizia Strigelli studia l’arte della tessitura presso l’Istituto d’Arte di Firenze e avvia successivamente un percorso di ricerca in America Latina, attratta dalla permanenza di pratiche antiche altrove dimenticate. Negli anni Ottanta si trova in Messico, dove realizza le sue prime esposizioni.
Rientrata in Europa, si avvicina alle avanguardie artistiche e sperimenta nuovi linguaggi, proseguendo l’attività espositiva attraverso mostre personali e collettive. Alla fine del secolo torna in America Latina e approfondisce presso l’Università di Santiago del Cile lo studio del disegno, del colore e della lavorazione del metallo.
Da queste esperienze prende forma la sua personale tecnica della “scultura tessile”, nella quale tessitura e intrecci metallici convivono in una continua e audace sperimentazione.
Numerosi i premi e i riconoscimenti internazionali ricevuti dall’artista, la cui dimensione cosmopolita non interrompe tuttavia il rapporto con Palazzuolo sul Senio e con la campagna dove si trova il suo atelier. Qui convivono opere, strumenti di lavoro, materiali di recupero, ferri, legni, plastiche e stoffe: elementi silenziosi destinati a una nuova possibilità espressiva.
L’“Autoritratto” e l’attesa della mostra marradese
In attesa delle «sorprese» annunciate dall’artista per questa sua prima mostra marradese, è stata scelta per la promozione dell’evento l’immagine di Autoritratto, un abito descritto come prezioso nella sua inconsistenza, immateriale e fragile, quasi emerso da una dimensione onirica.
L’opera richiama la memoria del Tarantinidium, celebre veste trasparente e leggerissima ricordata dalle fonti antiche e associata alle donne di Taranto, ricercata nei paesi del Mediterraneo ma mai verificata materialmente.
I secoli, osserva l’autrice, hanno conservato soprattutto i materiali più pesanti e solo raramente archeologi e studiosi riportano alla luce tessuti e fili, lasciando talvolta nei musei soltanto i pesetti da telaio, strumenti necessari a mantenere tesi i fili dell’ordito.
Livietta Galeotti Pedulli














