Cinque emergenze in appena due anni: quattro alluvioni e un terremoto. Il Comune di Marradi continua a fare i conti con ferite profonde, ma prova a guardare avanti tra lavori di messa in sicurezza, richieste di sostegno al Governo e progetti per il futuro dell’Alto Mugello.
Giovedì 14 maggio a Marradi è stato presentato il report sui lavori di messa in sicurezza e ricostruzione del territorio, a poco più di un anno dall’ultimo evento alluvionale del 14 marzo 2025. Il comune toscano è stato colpito in due anni da ben cinque emergenze, ovvero quattro alluvioni e un terremoto, e sta cercando con fatica di ripartire.
Oltre 300 frane e danni milionari

«L’ultima alluvione – commenta il sindaco di Marradi, Tommaso Triberti – è arrivata su un contesto già molto fragile ed è stata la peggiore, in termini di impatto, sul territorio marradese. Ha comportato infatti l’interruzione della Strada Regionale 302 del Passo della Colla e della linea Faentina, tra Marradi e Borgo San Lorenzo, impedendo di fatto i collegamenti con la Toscana». In totale sono oltre 300 le frane censite nel Comune di Marradi e l’amministrazione comunale si è trovata a dover affrontare interventi in somma urgenza per oltre 11 milioni di euro e lavori di ricostruzione superiori ai 49 milioni, finanziati però solo in parte. Un impegno enorme per un piccolo comune montano il cui bilancio annuale, prima delle emergenze, si aggirava tra i 2 e i 2,5 milioni di euro.
Gli interventi più complessi e il lavoro dei volontari

«Tra gli interventi in somma urgenza più complessi che siamo riusciti a completare – prosegue Triberti – voglio ricordare la messa in sicurezza di via Francini, colpita da otto frane, che ha comportato l’evacuazione di 50 persone, e i lavori sulla frazione di Campigno-Ravale, che risultava completamente isolata». Il sindaco ha poi voluto ringraziare volontari e dipendenti comunali per il lavoro svolto in questi mesi. «Siamo riusciti a mettere a terra questi interventi con grandissima fatica. La mole di lavoro per i nostri uffici è stata enorme ed è andata ad aggiungersi all’ordinaria amministrazione. I comuni, soprattutto se di piccole dimensioni e montani, non possono essere lasciati soli a fronteggiare eventi di questa portata».
I fondi mancanti e la richiesta al Governo
Resta però aperto il nodo delle risorse economiche necessarie per completare la ricostruzione. «Mancano i finanziamenti, pari a oltre 18 milioni di euro, per far fronte alla ricostruzione post alluvione del marzo 2025. Ci aspettiamo nel più breve tempo possibile novità positive dal Governo». La presentazione del report è stata anche l’occasione per riflettere sul futuro del territorio e sulla necessità di interventi strutturali di prevenzione.
«La montagna non può essere dimenticata»
«La montagna non può essere dimenticata – ammonisce Triberti – anche perché gli eventi degli ultimi anni ci hanno insegnato che sono poi anche le aree di pianura a subire conseguenze molto severe». Secondo il primo cittadino servono opere di prevenzione capaci di ripensare l’intero alto bacino del Lamone per ridurre l’esposizione a eventi meteo estremi sempre più frequenti. Triberti ha poi richiamato l’attenzione sul problema dello spopolamento. «Un territorio che si spopola finisce per essere meno vissuto e inevitabilmente abbandonato a sé stesso».
Zona franca urbana e legge speciale per i territori di confine
Sono due le principali proposte avanzate dal sindaco durante la presentazione del report. «Chiediamo innanzitutto che il Comune di Marradi venga riconosciuto dal Parlamento come Zona franca urbana. Questa misura concederebbe la possibilità di abbattere la tassazione, diretta e indiretta, su imprese e cittadini, dando respiro a un territorio falcidiato dalle calamità naturali». La seconda richiesta riguarda invece una normativa specifica per i territori di confine. «È assolutamente necessaria una legge che permetta di semplificare tante procedure e ridurre una burocrazia eccessiva che finisce per strozzare gli enti comunali». Triberti ha portato alcuni esempi concreti: oggi il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale può intervenire solo in misura limitata sull’asta del Lamone in territorio toscano, mentre la Regione Toscana non può finanziare interventi eseguiti da un consorzio di bonifica emiliano-romagnolo.
Sanità e medici di famiglia: le difficoltà del confine
Le criticità legate al confine regionale emergono anche nella gestione dei servizi essenziali. «Senza una legislazione ad hoc per i territori di confine abbiamo grandi difficoltà anche in ambiti prioritari per i cittadini, come la sanità. Attualmente un medico di medicina generale non può superare il confine regionale e dunque non ci sono medici che dai comuni circostanti, come ad esempio Brisighella, possano fare attività ambulatoriale anche a Marradi». Una situazione che rischia di lasciare il comune senza medici di famiglia.
L’attesa per la linea Faentina
Il sindaco guarda infine con attenzione anche alla situazione della linea ferroviaria Faentina, infrastruttura fondamentale per l’Alto Mugello ma fortemente compromessa dalle alluvioni degli ultimi anni. «Speravamo che i lavori per il completo ripristino della linea potessero essere completati entro la fine del 2026. Ora siamo in attesa di ricevere, in tempi brevi, un cronoprogramma aggiornato per avere nuovamente una linea ferroviaria che lavori a pieno ritmo». Triberti sottolinea comunque come l’importanza strategica della Faentina sia stata compresa dalle istituzioni. «È ora attivo un tavolo di confronto tra Rfi, Regione Emilia-Romagna, Regione Toscana e rappresentanti dei pendolari».
Samuele Bondi














