Il dibattito sul diritto internazionale e le reazioni dei governi europei all’intercettazione delle imbarcazioni dirette a Gaza

Un’iniziativa civile globale

Il 12 aprile scorso la Global Sumud Flotilla è salpata nuovamente nell’ambito di un’iniziativa civile coordinata per porre fine al blocco illegale imposto da Israele sulla Striscia di Gaza occupata. Con oltre settanta imbarcazioni e tremila partecipanti provenienti da cento paesi, la missione comprende una flotta medica dedicata composta da mille professionisti sanitari, che trasportano forniture essenziali per assistere un sistema sanitario gravemente compromesso. La missione intende inoltre fornire assistenza alla popolazione palestinese nella Striscia di Gaza che vive in condizioni a dir poco disastrose.


La Flottiglia è organizzata attorno ad alcuni obiettivi interconnessi: contribuire a rompere l’assedio e affermare il diritto dei palestinesi ad accedere alle proprie coste e al mondo al di là di esse; fornire aiuti salvavita; creare un corridoio marittimo verso Gaza per garantire l’accesso senza ostacoli a cibo, medicinali e beni di prima necessità; sostenere la ricostruzione.

Il blocco della Flottiglia e le reazioni israeliane


Qualche giorno fa la marina israeliana ha fermato 175 attivisti della Flotilla che si stava dirigendo verso la Striscia di Gaza: la marina israeliana ha intercettato ventuno delle cinquantotto imbarcazioni durante la notte, vicino all’isola greca di Creta, a centinaia di miglia nautiche da Israele. Le altre imbarcazioni sono state avvertite di cambiare rotta, altrimenti saranno a loro volta intercettate.


Si tratta di acque internazionali e – per di più – il mare costiero davanti a Gaza, punto di approdo delle imbarcazioni, non è sotto la giurisdizione israeliana: un atto che può essere paragonato all’attività del corsaro Francis Drake nel sedicesimo secolo. “Le nostre imbarcazioni sono state avvicinate da motoscafi militari, che hanno detto di essere ‘israeliani’. Hanno puntato laser e armi d’assalto semiautomatiche, ordinando a chi era a bordo di recarsi a prua e di mettersi a gattoni”, ha dichiarato in un comunicato la missione umanitaria.


L’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, Danny Danon, ha dichiarato che la flottiglia è stata “fermata prima di raggiungere la nostra area” e che i soldati israeliani stavano agendo con “determinazione contro un gruppo di agitatori deliranti in cerca di attenzione”. Il primo ministro Benjamin Netanyahu si è poi preso il merito. “Complimenti alla nostra Marina! Ho dato istruzioni di impedire alla flottiglia dei sostenitori di Hamas di arrivare sulle coste di Gaza. Nessuna nave è arrivata nel nostro territorio, nemmeno quello marittimo. Se vogliono, guarderanno Gaza su YouTube”.

Il diritto e le reazioni europee


Of course, ricordiamo che la Corte penale internazionale (a cui aderiscono 125 paesi nel mondo, sui 193 che compongono le Nazioni Unite) ha emesso un mandato d’arresto per crimini di guerra e crimini contro l’umanità nei confronti di Benjamin Netanyahu. Il governo italiano e quello tedesco hanno condannato con un comunicato congiunto il sequestro delle imbarcazioni: “Chiediamo il pieno rispetto del diritto internazionale applicabile e di astenersi da azioni irresponsabili”. Al tempo stesso la premier italiana ha dichiarato che “per quello che riguarda il mio giudizio sulla Flotilla, non è che ho cambiato molto idea, a me continua a sfuggire quale sia l’utilità di iniziative che non portano benefici alla popolazione di Gaza”.

Il ruolo dei cittadini e il principio di sussidiarietà


Vale la pena ricordare cosa sia il principio di sussidiarietà, previsto nella Costituzione del nostro paese all’art. 118: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. In sintesi, se un ente inferiore è capace di svolgere bene un compito, l’ente superiore non deve intervenire, ma può eventualmente sostenerne l’azione. La sussidiarietà mira a valorizzare l’autonomia delle comunità locali e dei cittadini, limitando l’intervento degli enti superiori a casi di reale necessità.


Nel mondo attuale, che sta diventando sempre più – senza la parvenza di qualsiasi regola – terreno di conquista degli autocrati, un punto fondamentale di resistenza è quello della capacità di intraprendere delle comunità: vogliamo tutelarlo?

Tiziano Conti

Global Sumud Flotilla 1