Da rappresentante d’istituto a candidarsi come consigliere comunale il passo è breve, ma non semplice. Lui è Edoardo Argnani, vent’anni e una passione viscerale per il diritto e la partecipazione civica. Giovane candidato dem, rappresenta quella nuova linfa del Partito democratico faentino, all’interno della coalizione a sostegno di Massimo Isola.

Intervista a Edoardo Argnani

edoardo argnani

Edoardo, studi Scienze diplomatiche e Giurisprudenza a Bologna, sei stato rappresentante d’istituto al liceo, hai fatto esperienze all’estero con Rubrica Informa, cosa ti attrae così tanto della politica?

Mi piace capire come funzionano le cose, smontarle, guardarle da un’altra prospettiva e provare a rimetterle insieme in modo diverso. Amo la politica: quella che ho respirato tra le strade di Parigi mentre registravo i video di Rubrica Informa, e quella che vorrei vedere anche a Faenza. La politica che sta in ogni cosa, che descrive i nostri movimenti, soprattutto verso gli altri. Mi affascina capire come le leggi regolano il nostro vivere, come le società possano migliorare e con quali soluzioni. Mi piace provare a cambiare le cose: c’ho provato a scuola come rappresentante d’istituto, e oggi voglio farlo sul serio, sul territorio di Faenza.

Hai solo vent’anni, non ti spaventa essere tra i più giovani?

È vero, sono il più giovane della lista, ma non sono il solo. E questo mi fa molto piacere: vuol dire che un cambio generazionale è possibile, che c’è un’apertura vera nel lanciare nuove menti giovanili. Questa proiezione verso il futuro è fondamentale, perché i giovani stanno diminuendo in città e questo è un modo per restituirgli lo spazio di esprimersi. Quello che mi ha spinto è la voglia di dimostrare che anche per noi c’è posto. Ma perché questo accada serve una città pulsante, con spazi di incontro, di ascolto e di aggregazione. Solo così i giovani possono diventare i nuovi eredi della città. E questa passione nasce quando ti viene dato lo spazio per essere ascoltato. Punto a vedere un gruppo di consiglieri di varie generazioni, capace di coprire temi, problemi e sensibilità di tutte le fasce d’età. Una rappresentanza non solo di idee, ma anche generazionale. Perché una città è viva solo quando nessuno resta fuori.

Come ti immagini la Faenza del futuro?

Vorrei che ci fosse un ponte tra scuola e città. Mi preme molto portare un’Assemblea cittadina under 30 e un tavolo fisso con i rappresentanti degli studenti. Perché il dialogo non sia un evento occasionale, ma diventi un’abitudine. La città che immaginiamo si muove con un obiettivo preciso: ascoltare i giovani, prendersi cura della salute, migliorare la vita dei cittadini tutti i giorni.

Hai qualche idea concreta per farlo? Qualcosa che vorresti assolutamente che ci fosse

Spazi di studio, cultura e orientamento sono il fulcro. Vorrei portare un’aula studio nella Biblioteca Manfrediana aperta fino a mezzanotte, potenziare l’Informagiovani come punto di orientamento e di incontro tra scuola e mondo del lavoro e spazio di formazione su soft skill e competenze trasversali. A questo si affianca la rigenerazione di spazi come le ex scuole Cova e la Casa delle Associazioni Giovanili, che potrebbero diventare luoghi stabili di socialità e creatività, dove scambiarsi idee, fare musica, dibattere, incontrarsi. La Faenza del futuro la sogno poi più internazionale. Con più scambi, progetti europei e opportunità per studiare all’estero, con agevolazioni per chi oggi non può permetterselo. Mi piacerebbe poi lanciare un laboratorio di speaking gratuito aperto a tutta la cittadinanza, giovani e adulti, per migliorare l’inglese parlato.

Tre parole per descrivere la vostra lista?

Competente, determinata e plurale.

E i punti salienti che proponete?

Nuovi parcheggi fuori dal centro per distribuire il traffico e migliorare la qualità dell’aria nelle aree pedonali, nuovo ponte delle Grazie, il potenziamento della rete ferroviaria e il completamento dello scalo merci per trasportare i prodotti del nostro territorio. Linee green bus per raggiungere le aree residenziali e collegare tutti i cittadini al centro e navette notturne, piste ciclabili sicure verso scuole e impianti sportivi, più aree verdi e pannelli fotovoltaici sugli edifici comunali con energia a costo ridotto per i meno abbienti. Sul fronte salute: Casa della Comunità, secondo Cau, screening gratuiti capillari soprattutto per le donne e potenziamento dei Consultori e della rete dei Centri Antiviolenza. E poi co-housing per persone con disabilità e anziani, piena attuazione del Peba con percorsi personalizzati di partecipazione. Per superare il digital divide, un servizio di operatori formati per accompagnare gli anziani nell’accesso ai servizi digitali. Più spazi per scuole e società sportive e attività per promuovere la salute dei cittadini. Progetti di servizio civile per educare alla pace e alla gestione dei conflitti. Sul fronte energetico vogliamo investire in agrovoltaico e comunità energetiche. Le guerre ci fanno capire che le risorse vanno ripensate, e che dobbiamo renderci più indipendenti e autosostenibili. Infine il progetto C-HUB per creare lavoro qualificato, l’IGP per la ceramica di Faenza per tutelare la nostra identità nel mondo, la collaborazione con Imola per la Motor Valley, e un’Agenzia per la Casa che faccia da garante tra proprietari e inquilini per recuperare gli alloggi sfitti e dare risposta al disagio abitativo.

C’è qualcosa che tu senti maggiormente tuo?

Il punto a cui tengo di più è la valorizzazione del nostro patrimonio culturale e artistico, soprattutto quel patrimonio che si forma, si sviluppa e si crea a partire dai giovani. Parlo di realtà vive, di educazione e creatività: la Scuola Comunale di Musica Sarti, il Mic, con cui vogliamo aumentare la rete di collaborazioni e le attività tra cittadini e museo. Ma soprattutto voglio consolidare Faenza come polo universitario e di ricerca. Qui abbiamo l’ISIA con il suo diploma in Disegno Industriale e Progettazione con Materiali Ceramici e Innovativi, l’IFTS per tecnici ceramici, il Master in Materiali Compositi dell’Università di Bologna, e la Laurea in Chimica e Tecnologie per l’Ambiente e i Materiali. Realtà che portano nuove prospettive, che fanno di Faenza un centro di innovazione tecnologica e sapere. Per fare questo è necessario offrire risposte abitative concrete: studentati diffusi e foresterie accessibili per studenti fuori sede e giovani lavoratori.

In questa campagna elettorale vediamo tanti giovani, eppure troppo spesso si dice che i giovani sono disinteressati alla politica, tu da giovane che dici?

Non è che i giovani siano distaccati dalla politica ma è la politica, con i suoi rappresentanti, che si sono distaccati dai giovani. Spesso non siamo disinteressati, ci sentiamo solo non rappresentati. L’unico modo per superare questa disaffezione è riportare la partecipazione attiva dove i giovani già sono: nelle scuole, nei luoghi di ritrovo, negli spazi che vivono ogni giorno; e poi dimostrare, coi fatti, che cambiare è possibile. Perché se un ragazzo o una ragazza vede che la politica serve a sistemare una strada o ad aprire un’aula studio fino a mezzanotte, allora comincia a crederci. Il governo nazionale è troppo distante dai cittadini, la politica locale, invece, è formata dai suoi cittadini ed è quella che può veramente fare la differenza. Mi piacerebbe una Faenza che fosse d’esempio ad altre città, così che altri cittadini si ricordino l’impatto che possono avere nel loro territorio.

Cosa ti aspetti, infine, da questa esperienza?

A prescindere di come andrà, da questa esperienza mi aspetto di capire come le proposte si possano realizzare, come si gestiscono le risorse e come si amministra bene una città per farla crescere al meglio, senza lasciare indietro nessuno. Mi aspetto di portare a casa qualcosa di concreto per Faenza: spazi, ascolto, un ponte vero tra giovani e istituzioni. Ma più di tutto vorrei che alla fine di questo percorso, vinca o perda, i giovani che mi stanno seguendo, quelli che mi aiutano e quelli che vedranno i miei video o saranno ai prossimi eventi, si rendano conto che possono mettersi in gioco. Come io sto provando a fare ora.

Jacopo Cavina