A Faenza l’emergenza abitativa resta grave tra pochi alloggi pubblici, affitti difficili e conseguenze delle alluvioni. Il Comune punta sul progetto agenzia Casaviva e sul recupero del patrimonio, ma sindacati e proprietari segnalano criticità, dagli sfratti incolpevoli alla morosità. Tutti chiedono più sostegno statale e maggiore collaborazione

L’emergenza abitativa a Faenza continua a rappresentare una delle questioni sociali più urgenti del territorio, stretta tra la carenza di alloggi pubblici, le difficoltà del mercato privato e un sostegno insufficiente da parte del Governo centrale. In questo contesto, il progetto dell’agenzia Casaviva prova a fare da ponte tra domanda e offerta, mentre istituzioni, sindacati e associazioni dei proprietari cercano, tra criticità e spiragli di collaborazione, una strategia condivisa per affrontare una crisi che riguarda fasce sempre più ampie della popolazione.

Le parole di Agresti

A tracciare il quadro è l’assessore al Welfare Davide Agresti, che sottolinea come «in questi anni stiamo attraversando delle condizioni molto difficili per chi cerca un’abitazione in affitto, non per nulla Faenza fa parte dei Comuni ad alta tensione abitativa». Una situazione aggravata dagli eventi alluvionali recenti. «Le alluvioni che ci sono state in questi anni hanno aumentato in modo ulteriore il problema di trovare un affitto accessibile». Sul fronte dell’edilizia residenziale pubblica, il Comune è impegnato a recuperare il patrimonio esistente, ma le difficoltà restano evidenti. «Al momento c’è il 10-15% di appartamenti sfitti in attesa di interventi: su 900 abitazioni, ben 248 sono stati toccati dall’acqua».

Agresti rivendica lo sforzo fatto insieme a Regione e Acer per ridurre il numero di alloggi inutilizzati, ma richiama anche la necessità di un maggiore supporto istituzionale. «Sarebbe fondamentale un ruolo maggiore da parte della Regione e, soprattutto, dello Stato». Parallelamente, il Comune ha investito sull’agenzia Casaviva, con l’obiettivo di coinvolgere i privati. «Un progetto che, con agevolazioni su Imu e costo contratti, ha l’obiettivo di intercettare appartamenti privati liberi. In questi anni sono stati stipulati una cinquantina di contratti e in nessun caso ci sono stati dei problemi». Un’esperienza che si affianca ad altri strumenti sociali come Housing First e Housing Led, per sostenere le situazioni più fragili.

Dal sindacato

Dal punto di vista sindacale, però, l’emergenza resta profonda. Alberto Mazzoni, presidente del Sunia Ravenna, evidenzia come «sul territorio faentino ci sia una grossa emergenza abitativa» con conseguenze anche sul tessuto economico. «Accade spesso che ci siano persone che rinunciano a un lavoro, a trasferirsi da noi, perché non si riesce a trovare una abitazione». Crescono anche le fragilità sociali. «Allacciando il discorso alle nuove povertà, salgono anche gli sfratti incolpevoli».

Mazzoni richiama inoltre le condizioni spesso critiche del patrimonio pubblico. «Ci sono una gran parte di case vecchie, con infiltrazioni, muffe, inadeguate per gli anziani, con molti edifici fermi agli anni Settanta». Pur riconoscendo il valore di Casaviva, il giudizio resta prudente. «Si tratta di una iniziativa preziosa, che però non compensa la completa assenza del Governo». A livello regionale, invece, si registrano interventi di recupero, ma il fabbisogno resta elevato. «A oggi mancano in Emilia-Romagna circa 10mila abitazioni». Da qui la richiesta di un confronto strutturato. «Chiediamo un tavolo istituzionale che individui una visione di crescita».

Il fronte dei proprietari

Sul fronte dei proprietari, Roberto Pasini, presidente facente funzioni di Asppi Faenza, porta l’attenzione sulle difficoltà vissute anche da chi mette a disposizione gli immobili. «La maggior parte di coloro che hanno subito danni dalle alluvioni ha ristrutturato i propri immobili, ma i contributi statali sono arrivati in minima parte, se non addirittura proprio non arrivati». Anche per i proprietari pesa il tema della morosità. «La percentuale di morosità incolpevole ha toccato quota 60%», un dato che alimenta timori e diffidenze.

Tra gli strumenti ritenuti efficaci, Pasini cita il canone concordato e gli accordi territoriali, oltre alla stessa Casaviva. «Crediamo che sia uno strumento utile, in quanto fornisce maggiori garanzie a tutti». Tuttavia, anche da questa prospettiva emerge la necessità di un maggiore impegno pubblico. «Sarebbe opportuno che il Comune riuscisse a immettere nel mercato un maggior numero di alloggi pubblici sfitti». Nonostante le differenze di vedute, un punto comune sembra emergere: la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, sindacati e proprietari. «Con il Comune intendiamo collaborare», conclude Pasini, mentre Agresti parla di “sinergie” già avviate.