Tra gli italiani fermati durante il blocco della Global Sumud Flotilla diretta a Gaza c’è anche il ravennate Luca Gennari, a bordo come documentarista. L’intervento è avvenuto in acque internazionali al largo di Creta. In totale sono 24 gli italiani arrestati

Blocco in mare

C’è anche un ravennate tra gli attivisti italiani fermati durante l’operazione israeliana contro la Global Sumud Flotilla, la missione diretta verso Gaza con aiuti umanitari. Si tratta del 42enne Luca Gennari, presente a bordo dell’imbarcazione Holy Blue. La spedizione, partita il 26 aprile dalla Sicilia, è stata intercettata nella serata del 29 aprile da unità navali israeliane mentre si trovava al largo dell’isola di Creta, in acque internazionali, a centinaia di miglia dalla destinazione finale. Secondo le prime informazioni, sono 24 gli italiani arrestati nell’ambito dell’operazione, che ha coinvolto diverse imbarcazioni impegnate nella missione.

Chi è Gennari

Gennari, alla sua prima partecipazione alla Flotilla, era a bordo con il ruolo di documentarista, con l’obiettivo di raccontare la spedizione. Filmmaker indipendente e direttore della fotografia, è noto nell’ambiente culturale per la realizzazione di spot, videoclip e cortometraggi premiati. La notizia del suo fermo ha rapidamente raggiunto Ravenna, dove vive tra la città e Roma, suscitando reazioni e iniziative di solidarietà. In città è prevista una manifestazione pubblica, alla quale prenderà parte anche Carlo Alberto Biasioli, altro ravennate coinvolto nella precedente missione della Flotilla, anch’egli fermato e poi rilasciato nei giorni successivi. Lo stesso Gennari ha raccontato il proprio arresto in un video diffuso dai canali della spedizione.

Missione e reazioni

L’operazione si inserisce in un contesto più ampio: la Flotilla era composta da decine di imbarcazioni e centinaia di attivisti, partiti per portare aiuti umanitari e contestare il blocco navale verso Gaza. L’intervento è avvenuto in mare aperto, a grande distanza sia da Israele sia dalla Striscia, circostanza che ha sollevato critiche e interrogativi sul rispetto del diritto internazionale. Dal team legale degli attivisti si sottolinea la gravità del fermo, mentre anche a livello politico si moltiplicano le richieste di chiarimento e di liberazione degli italiani coinvolti.