«Da tempo abbiamo la sensazione di essere voci che gridano nel deserto». Nel fare il punto sulla situazione del mondo del lavoro, anche per Roberto Baroncelli, segretario della Cisl Romagna per il territorio di Ravenna, è difficile non partire dalla drammatica storia del 21enne Rayan Lassoued, primo morto sul lavoro nella provincia di Ravenna nel 2026. Il 9 aprile lavorava nel capannone di un’officina meccanica nella zona artigianale delle Bassette, quando è precipitato da un’altezza di 8-10 metri durante le operazioni di manutenzione della copertura. «Non è stata una tragica fatalità – ribadisce con forza Baroncelli –. Era qualcosa che si poteva evitare applicando le norme di sicurezza. Sembra quasi che ci si stia abituando all’idea che si possa morire sul lavoro. È inaccettabile».
Infortuni: «Nel primo bimestre di quest’anno + 5,30 per cento»
I dati sugli infortuni non sono incoraggianti: «nel primo bimestre di quest’anno registriamo una crescita del 5,30 per cento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno». Un aumento di poco inferiore alla media regionale, ma comunque significativo. Per il segretario Cisl, si conferma che «il tema della sicurezza, ma anche quello della salute legata alle malattie professionali, resta centrale». Su quest’ultimo fronte «nel 2025 sono stati denunciati 865 casi in provincia di Ravenna, con un aumento di oltre il 38 per cento in un anno. È chiaro che si tratta di un incremento molto sensibile». I settori più colpiti restano agricoltura e industria, e anche il 2026 si apre con segnali poco incoraggianti. «Se si fa una proiezione del trend di questi primi mesi sull’intero anno – spiega –, si può prevedere un ulteriore aumento del 15-16 per cento». Il sindacato denuncia una perdita di attenzione pubblica: «le dichiarazioni di cordoglio stanno via via diminuendo a fronte di casi che si ripetono. Questo è un segnale preoccupante». Una percezione che si accompagna, secondo Baroncelli, a un rallentamento degli strumenti operativi messi in campo sul territorio. Negli anni passati, ricorda, la provincia di Ravenna aveva avviato esperienze importanti, come il protocollo di sicurezza del porto e un patto territoriale per la prevenzione degli infortuni, mentre «nell’ultimo anno e mezzo molte delle azioni previste da quel patto non sono state realizzate. Lo stesso vale per il protocollo sulla sicurezza negli appalti privati, ancora in attesa di essere sottoscritto. Siamo rimasti gli unici a sollecitarne la firma». Per il segretario Cisl, serve una spinta istituzionale più forte. «Non c’è più tempo da perdere. Gli eventi ci dicono che bisogna fare tutto il possibile per prevenire queste situazioni». Anche perché, spiega, gli organi di controllo si trovano spesso in difficoltà, tra carenza di personale e direttive troppo centralizzate. Accanto agli interventi normativi e organizzativi, Baroncelli insiste sul tema culturale: «viviamo in un tempo in cui la percezione del rischio sembra essersi affievolita». Per questo è necessario investire sulla formazione, soprattutto per i più giovani, formazione «seria – specifica –, non un semplice adempimento formale». Un ruolo decisivo lo gioca anche il rapporto tra lavoratori e datori di lavoro. «Chi svolge in concreto le attività è anche chi conosce meglio i rischi e può contribuire a individuare soluzioni efficaci», spiega il sindacalista. Sul fronte delle cause, Baroncelli invita a non cercare spiegazioni semplicistiche: «non esiste una sola causa: è un insieme di fattori». Tra questi, la scarsa formazione iniziale, ma anche l’età: «gli infortuni si concentrano all’ingresso nel mondo del lavoro, ma anche nella fase finale della vita lavorativa ».
Come cambia il mercato del lavoro
Guardando al futuro, Baroncelli evidenzia i cambiamenti strutturali che stanno trasformando il mercato del lavoro. «L’avvento sempre più rilevante dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale è uno dei temi con cui dovremo confrontarci sempre di più – ragiona –. Sempre più mansioni che prima erano svolte dall’uomo vedono l’ingresso deciso di applicazioni legate a quest’innovazione».
Ciò comporta nuove sfide, soprattutto sul piano delle competenze: «apre una riflessione importante, perché le nuove professioni richiederanno competenze spesso molto diverse da quanto finora necessario. Si pone un tema rilevante dell’aggiornamento, della formazione e della creazione di nuove professionalità». Secondo Baroncelli, l’intelligenza artificiale potrebbe aiutare sul fronte della sicurezza: «potrebbe contribuire a monitorare situazioni di rischio, a rielaborare dati e a individuare soluzioni preventive». Accanto alla trasformazione tecnologica, pesa anche quella demografica. Il calo della popolazione attiva riduce la forza lavoro disponibile e modifica gli equilibri del sistema produttivo.
Le dinamiche sociali
Infine, uno sguardo alle dinamiche sociali del lavoro. Per le donne restano aperte le questioni della conciliazione tra vita privata e occupazione e dei salari più bassi rispetto ai pari livello uomini, mentre per i giovani è cambiato l’approccio. Una mutazione che si coglie già nei colloqui: «se una volta era il datore di lavoro che ti diceva “va bene, ti faremo sapere”, oggi spesso è il giovane che dice “va bene, valuterò e poi vi dico”». Quella dell’occupazione giovanile, nella fascia d’età 15-24 anni, è per la Cisl una vera e propria emergenza: a livello regionale si è assistito a una perdita di oltre 17 mila occupati giovani, con un tasso di disoccupazione giovanile che è balzato dal 12,3 al 17,4 per cento. Questo deterioramento colpisce anche la Romagna, dove il fenomeno dei Neet (giovani che non studiano e non lavorano) coinvolge l’8,2 per cento della popolazione tra i 15 e i 29 anni, con una punta del 10,5 per cento tra le giovani donne. Le nuove generazioni, spiega Baroncelli, ponderano le opportunità di lavoro in modo più ampio e articolato rispetto al passato. La retribuzione non è più l’unico criterio determinante. Anzi, «non è più al primo posto – spiega il sindacalista –. Al primo posto spesso c’è la capacità di poter conciliare i tempi di lavoro con i tempi della propria vita, insieme alla possibilità di vedersi realizzati e considerati sul luogo di lavoro». Quando questo accade, sottolinea Baroncelli, cambia anche il rapporto con l’azienda: «se io percepisco che per la mia azienda sono una risorsa l’approccio è ben diverso. E forse anche l’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi lavorativi potrebbe aiutare, conclude: «richiederà competenze che, in molti casi, sono più diffuse tra i giovani. Questo potrebbe influenzare il modo in cui i giovani si avvicinano al lavoro, e quello in cui le aziende li cercano e li valorizzano».
Filomena Armentano














