Da oltre vent’anni a Faenza l’associazione GRD Genitori Ragazzi con Disabilità offre supporto a famiglie con figli disabili, costruendo percorsi personalizzati finalizzati all’inserimento lavorativo, all’inclusione sociale e al raggiungimento dell’autonomia. Per approfondire attività ed obiettivi di questa realtà, abbiamo incontrato Riccardo Casamassima, presidente dell’associazione GRD.

Intervista a Riccardo Casamassima, presidente dell’associazione GRD

Casamassima, quando è nata l’associazione?

E’ stata fondata nel 2004, da un gruppo di genitori con figli con la sindrome di down. Sul territorio mancavano strumenti, servizi e protocolli e dunque sentivamo il bisogno di avere una realtà che potesse offrire un aiuto concreto a famiglie che si trovavano ad affrontare le medesime sfide. Per questo, inizialmente il nome dell’associazione era Genitori Ragazzi Down. Successivamente abbiamo accolto, tra gli associati, famiglie con figli che presentavano diverse disabilità e nel 2023, in occasione dell’iscrizione al Runts, abbiamo deciso di cambiare il nome in Genitori Ragazzi con Disabilità.

Attualmente, quanti ragazzi supportate?

Le famiglie che fanno parte della nostra associazione sono una trentina.

Con quali obiettivi è nata l’associazione?

Fin da subito la nostra attività si è contraddistinta per un approccio proattivo, capace di andare oltre al mero assistenzialismo. Abbiamo sempre creduto nelle capacità dei nostri ragazzi e nella possibilità di aiutarli a sentirsi cittadini a pieno titolo, costruendo un’integrazione reale che passa per l’inserimento nel mondo del lavoro e l’autonomia abitativa.

Quali progetti avete messo in campo?

Nel 2013 abbiamo aperto, in piazza 2 giugno, la “Bottega della Loggetta”, che oggi si configura come una boutique del riuso e propone oggettistica, vestiti ed accessori per bambini da 0 a 12 anni. E’ una vera e propria palestra per i ragazzi con disabilità, che imparando a fare i commessi e relazionandosi con le persone, lavorano sul potenziamento delle proprie capacità. La socialità è un aspetto fondamentale per loro, così come lo è avere un’occupazione. Il lavoro è dignità per tutti ma per le persone con disabilità è davvero un elemento centrale, in un percorso di crescita personale ed inclusione. Abbiamo poi il progetto “Vado a vivere da solo”, nato nel 2021 per permettere a questi ragazzi di vivere una vita autonoma ed indipendente. In collaborazione con l’associazione Papa Giovanni XXIII abbiamo inaugurato due Case per l’Autonomia, una in via degli Insorti e l’altra in via Scalo Merci, che ospitano dieci ragazzi con disabilità. Si tratta di un progetto, frutto di un lungo percorso e che consente ai giovani di conquistare l’autonomia abitativa, in un contesto comunque comunitario. Grazie a questo progetto, inoltre abbiamo permesso ad una prima coppia di ragazzi di convivere in autonomia, in un appartamento. Un’altra attività, magari meno nota in città ma per noi molto importante, è quella portata avanti dal Gse (Gruppo Socio-Educativo) e dedicata ai ragazzi con disabilità, in età scolare. Tre giorni alla settimana i ragazzi si ritrovano dopo la scuola, per studiare e compiere attività quotidiane come fare la spesa o cucinare. Anche in questo caso l’obiettivo è fornire gli strumenti per poter essere autonomi e affacciarsi al mondo del lavoro.

C’è poi il negozio “Le Botteghe”, ormai molto noto a Faenza.

Esatto. Gestiamo “Le Botteghe” di via Pistocchi insieme alla cooperativa Ceff perché crediamo molto nella collaborazione tra realtà diverse. Al suo interno lavorano una ventina di ragazzi con disabilità. Si tratta dunque di un luogo inclusivo ma, allo stesso tempo, di una vera e propria realtà commerciale che funziona molto bene visto che riusciamo a chiudere il bilancio in pareggio. Ciò che conta di più però è leggere la felicità sui volti dei ragazzi che lavorano all’interno del negozio. Per loro non è un semplice impiego ma un tassello fondamentale in un percorso di crescita e soddisfazione personale.

Quali novità ci sono all’orizzonte per l’associazione?

Puntiamo molto sulla “Bottega della Loggetta” che, a breve, si trasferirà da piazza 2 giugno a via XX settembre. Con una nuova sede, in posizione così centrale, speriamo di replicare il successo sociale delle Botteghe, anche se con prodotti diversi. Inoltre, guardiamo con molta attenzione, insieme al Gruppo Disabilità Faenza Aps di cui facciamo parte, al progetto di Hub sociale che dovrebbe nascere nel rinnovato Palazzo delle Esposizioni. L’auspicio è che il nuovo Palazzo delle Esposizioni diventi un polo attrattivo per tutto il centro storico, un luogo aperto alla città dove l’associazionismo possa incontrare le realtà commerciali cittadine.

Come è cambiata, nel corso degli anni, la sensibilità del territorio nei confronti della disabilità?

Sicuramente rispetto a quando abbiamo fondato l’associazione c’è molta più attenzione ed è un po’ anche merito nostro perché abbiamo lavorato tanto, per permettere una vera integrazione, con i nostri ragazzi protagonisti. Come associazione, siamo stati tra i primi, nel territorio faentino, a cercare di inserire giovani con disabilità nel mondo del lavoro, impegnandoci per aiutarli a raggiungere una piena autonomia. Anche chi entrava, fino a qualche anno fa, nella nostra “Bottega della Loggetta” con un po’ di timore o scetticismo si è sempre trovato di fronte a ragazzi capaci e vogliosi di imparare e lavorare. Bisogna comunque riconoscere che la Romagna Faentina è un territorio che, per quanto riguarda inclusione e sociale, ha dato risposte molto positive. Non finiremo mai di ringraziare chi ci ha sempre aiutato: i volontari, la cittadinanza che partecipa numerosa alle nostre iniziative e il mondo delle imprese, che organizza eventi in nostro favore, acquista i nostri pacchi di Natale e consente ai  ragazzi di svolgere dei tirocini. Anche le istituzioni, dopo anni di attività, si sono rese conto dell’importanza del nostro operato e ci hanno sostenuto, per quanto possibile, in un clima di piena collaborazione.

Come presidente, ha un sogno nel cassetto?

Il nostro sogno è offrire a tutti i ragazzi un’opportunità lavorativa e un percorso che gli permetta di raggiungere l’autonomia abitativa e una piena socialità, nel tempo libero. Vorremmo vedere sempre più ragazzi, inseriti nel mondo del lavoro e in strutture residenziali semiautonome, creando così i presupposti per una vita sociale indipendente. L’investimento nell’autonomia di questi ragazzi va a beneficio di tutta la comunità, perché si traduce in minori costi, per politiche esclusivamente assistenzialiste e contribuisce a costruire una società più consapevole, responsabile e solidale.

Samuele Bondi