Ieri sera, come redazione de il Piccolo, abbiamo seguito il confronto tra i quattro candidati sindaco di Faenza promosso dal comitato Borgo alluvionato. Un appuntamento simbolico e carico di significato, arrivato praticamente a tre anni esatti dalla prima alluvione che ha ferito il nostro territorio. Al di là delle diverse visioni di città emerse — con programmi sulla sicurezza idraulica e sulla ricostruzione a volte, giustamente, distanti tra loro — il vero vincitore della serata non è uno dei candidati, ma il comitato stesso.

Mantenere alta l’attenzione su questi temi, con competenza e passione, a tre anni da quella prima proposta pubblica lanciata col megafono nel parcheggio della palestra Lucchesi – con i cittadini ancora coperti dal fango della prima alluvione – non è da tutti. E non è scontato.

Nel tempo l’energia cala, l’adrenalina svanisce e la stanchezza e sfiducia che le cose non cambino possono prendere il sopravvento. Invece, il Comitato ha dimostrato una costanza ammirevole, riuscendo a in questi anni a coinvolgere la cittadinanza in modo costruttivo e mai polemico fine a se stesso. Ha permesso di approfondire temi chiave per il futuro e la ripartenza di Faenza, dialogando sia con i cittadini sia con le istituzioni e tecnici, arrivano anche ad azioni concrete: dalla protesta delle carriole in piazza fino alla raccolta di oltre 20mila firme portate in Regione per la realizzazione delle casse di espansione. Il comitato è rimasto una voce apartitica e non si è fatto tirare la giacchetta da questa o quell’altra corrente politica, mantenendo fede alla propria mission iniziale.

dibattito alluvione

Negli anni ha organizzato assemblee pubbliche per fare il punto della situazione e monitorare gli interventi in atto. Ieri sera ha proposto un confronto equo e serio tra i candidati sindaco grazie alla conduzione puntuale di Maurizio Marchesi. Un’occasione per dare voce ai problemi, alle buone pratiche e alla visione futura di città a partire dalle situazioni concrete. Mettersi al servizio della città significa anche questo: creare spazi di democrazia dove le domande sono precise e le risposte necessarie.

Un plauso a chi, con competenza e cuore, continua a presidiare il futuro di Faenza affinché la sicurezza non resti solo uno slogan elettorale, ma diventi un progetto a lungo termine in cui ognuno – cittadini, esperti, tecnici e politici – fa la sua parte.

Samuele Marchi