Le alleanze a livello globale sono entrate tutte in fibrillazione: Trump che lancia segnali positivi a Putin, l’Europa che inizia a guardare con attenzione alla Cina, gli Europei che si accorgono delle trappole di Trump, Mario Draghi durante la consegna del premio Carlomagno che ha avvertito l’Europa sulla sua fragilità interna, le sfide esterne e il federalismo pragmatico per affrontare il futuro. Il mondo ha iniziato a girare su se stesso.
Di recente dal ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, per evidenziare l’attrattività dell’Unione europea in questa nuova era di profonde tensioni internazionali, ha lanciato una interessante suggestione: un giorno il Canada potrebbe decidere di aderire all’Ue. Un’adesione in chiave anti Usa, in risposta agli Stati Uniti di Donald Trump che stanno cannoneggiando il sistema multilaterale che ha retto il destino del mondo negli ultimi ottanta anni.
Forse una provocazione, ma intanto il premier canadese Mark Carney è stato invitato a partecipare al vertice della Comunità politica europea che si è tenuto nei giorni scorsi in Armenia. Ai summit della Commissione (CPE), questo è stato l’ottavo, non era mai accaduto che partecipasse un Paese non europeo. E’ intervenuto Carney, che è diventato un punto di riferimento, una star in Europa, da quando ha pronunciato il suo famoso discorso a Davos – “Se non sei al tavolo, sei nel menù” – e ha invitato le “potenze medie, che hanno più da perdere in un mondo di fortezze e più da guadagnare in un mondo di cooperazione autentica”, a valutare coalizioni flessibili e strategiche con diversi partner internazionali, piuttosto che affidarsi unicamente al tradizionale alleato americano. “Ci consideriamo altamente complementari ai vostri obiettivi economici e di sicurezza”, ha detto Carney.
Ma è davvero una strada percorribile?
Se si pensa alla difesa, è difficile crederci poiché almeno per i prossimi dieci anni l’Europa dipenderà ancora dagli Usa. Inoltre resta cruciale il tema della dipendenza energetica: i Paesi europei sono oggi molto più dipendenti dagli Stati Uniti per l’energia di quanto non lo fossero prima dell’invasione russa dell’Ucraina.
Tuttavia il tema è stato lanciato perché, come ha detto Carney sottolineando il ruolo fondamentale di superpotenza energetica del Canada, il più europeo dei Paesi non europei: “è arrivato il momento di affrontare attivamente il mondo così com’è, non come vorremmo che fosse. Sappiamo che la nostalgia non è una strategia, ma non crediamo di essere destinati a sottometterci a un mondo più transazionale, isolazionista e brutale”. Il mondo di Trump, Putin e Xi Jinping. I leader e i rappresentanti di oltre quaranta Paesi europei si sono incontrati e si sono confrontati su sicurezza, resilienza collettiva ed energia partendo dal presupposto, come ha spiegato António Costa, Presidente del Consiglio europeo, che “c’è un modo europeo nel fare le cose: la via del multilateralismo con al centro la carta dell’Onu e il rispetto per il diritto internazionale”.
Quanto potrà essere vincente il modo europeo nel fare le cose sarà decisivo per il futuro del mondo: i tre autocrati stanno tentando di orientarlo su tutte altre strade.
Tiziano Conti














