A 24 anni, con un lavoro da montatore trasfertista e le radici ben piantate nella sua storia familiare, Marian Andrei è uno dei volti più giovani dei Popolari del Nord a sostegno di Gabriele Padovani. Ha scelto di candidarsi per non restare “un semplice spettatore” e per portare in politica la concretezza di chi vive la città lavorando ogni giorno. Sicurezza, decoro e ascolto dei cittadini sono i cardini della sua visione per la Faenza di domani.
Intervista a Marian Andrei
Marian hai 24 anni, un lavoro da montatore trasfertista in una ditta faentina e sei tra i più giovani della lista del Partito Popolare del Nord, cosa ti ha spinto a candidarti?
Mi ha spinto la voglia di non essere più un semplice spettatore. Spesso noi giovani ci lamentiamo che le cose non funzionano, ma restiamo a guardare. Ho scelto i Popolari del Nord perché è una realtà che parla di territorio, di concretezza e di valori condivisi. Voglio dimostrare che anche chi lavora sodo ogni giorno, come me, può e deve avere voce in capitolo nelle decisioni che riguardano la nostra comunità. La spinta nasce dall’attaccamento alle proprie radici. Per me ‘fare politica’ non significa fare discorsi complicati nei salotti, ma risolvere problemi pratici. Significa ascoltare il vicino di casa che ha paura a uscire la sera o il collega che fatica con i servizi comunali. È l’impegno di tradurre i bisogni della gente in soluzioni reali.
Quali sono le parole chiave per la tua Faenza del futuro?
La sicurezza e il decoro. Una città può essere bellissima, ma se i cittadini non si sentono sicuri nelle strade o nei parchi, perde la sua anima. Nella Faenza del futuro non può mancare un controllo del territorio costante e mirato: dobbiamo tornare a vivere ogni angolo della nostra città senza timori.
Parliamo un po’ della lista, dicci 3 parole chiave.
Concreta, Territoriale, Coraggiosa.
E quali sono i punti salienti della lista?
Sicurezza urbana come priorità assoluta, sostegno alle attività produttive locali e una manutenzione seria delle infrastrutture. Vogliamo una città che funzioni, che sia pulita e che valorizzi chi lavora e chi produce sul territorio.
Torniamo a parlare un po’ di te, cosa cercherai di portare di tuo in questa esperienza?
Il mio diploma all’Ipsia e il mio lavoro di metalmeccanico mi hanno insegnato il valore del sacrificio e della precisione. Come trasfertista, sono abituato a risolvere problemi in contesti diversi e a rimboccarmi le maniche. In Consiglio Comunale porterò questo: la mentalità di chi sa cos’è la fatica, la capacità di ascolto del mondo operaio e la determinazione di chi non si arrende davanti alle difficoltà tecniche.
Tra i punti della lista c’è qualcosa che senti maggiormente tuo?
Senza dubbio il legame tra sicurezza e decoro urbano. Vedere zone della nostra città trascurate mi fa male. Credo fermamente che un ambiente curato e controllato sia la base per una convivenza civile e per combattere la criminalità.
Sentiamo molto spesso parlare di allontanamento dei giovani dalla politica, tu che dici?
Non credo che i giovani siano distaccati, sono solo stanchi di promesse che non toccano la loro realtà. La disaffezione si supera con l’esempio: se la politica torna a parlare di lavoro vero, di sicurezza sotto casa e di futuro concreto, le persone tornano a votare. Dobbiamo smettere di usare un linguaggio difficile e tornare tra la gente, nei posti di lavoro e nelle piazze.
Per concludere, cosa ti aspetti da questa esperienza?
Mi aspetto di imparare tanto, ma soprattutto di poter dire, alla fine di questo percorso, di aver dato voce a chi spesso non viene ascoltato. Voglio essere il ponte tra il mondo del lavoro giovane e l’amministrazione comunale. Non cerco una carriera, cerco un modo per rendere Faenza un posto migliore per la mia generazione e per quelle future.
Jacopo Cavina














