Tre anni dopo l’alluvione che travolse Faenza, nei quartieri colpiti resta forte la preoccupazione dei residenti. I comitati cittadini Orto Bertoni, Borgotto, via della Valle, via Chiarini, Borgo2 e Marzeno denunciano ritardi, mancanza di confronto sul Pai Po, opere insufficienti el lanciano un appello: «Non dimenticateci»

Tre anni dopo l’alluvione che sconvolse la città

Esattamente tre anni dopo le drammatiche giornate del 16 e 17 maggio 2023, i quartieri faentini colpiti dall’alluvione continuano a convivere con paura, rabbia e richieste ancora in larga parte inevase. Tra le aree devastate ci furono anche Orto Bertoni, Borgotto, via della Valle, via Chiarini e la zona del Marzeno, dove centinaia di famiglie videro case, garage e tavernette sommerse dall’acqua. Oggi a rappresentare i residenti sono diversi i comitati: il Comitato Orto Bertoni, che riunisce circa 570 famiglie colpite in misura diversa dall’alluvione, il Comitato Borgotto-via della Valle-via Chiarini, il Comitato Borgo 2 e il Comitato Alluvionati Marzeno. A coordinarne l’azione è anche Stefano Gaiardi, presidente del Comitato Orto Bertoni. «Malgrado la mia abitazione fosse circa un metro sopra il piano stradale – racconta Gaiardi – abbiamo avuto tutti i sotterranei allagati, tavernetta e garage completamente pieni d’acqua e circa un metro d’acqua in casa. Nel quartiere, in alcuni punti, si arrivò a un metro e 80 centimetri sopra il livello delle abitazioni, un disastro».

Le critiche al Pai Po: «Manca una visione complessiva»

Il tema oggi più sentito dai comitati riguarda il Pai Po, il Piano di assetto idrogeologico del bacino del Po, rispetto al quale i residenti lamentano mancanza di ascolto e criticità irrisolte. Il 27 aprile scorso i comitati hanno organizzato un’assemblea pubblica durante la quale sono state presentate osservazioni al piano. Una nuova documentazione, accompagnata da circa cento firme raccolte tra i cittadini presenti all’incontro, sarà inviata nei prossimi giorni agli enti competenti. Secondo Gaiardi, uno dei principali problemi riguarda l’assenza di una valutazione complessiva del territorio montano. «Il Pai si ferma a Strada Casale. Della montagna praticamente non si parla, ma l’acqua arriva da lì. Ci sono circa venti chilometri di territorio montano che non vengono analizzati ed è assurdo non avere informazioni su quell’area». I comitati chiedono inoltre maggiore chiarezza sulla sicurezza delle arginature e sui piani di manutenzione. «Non abbiamo informazioni sulla tenuta degli argini – prosegue Gaiardi –. Il piano ipotizza persino che gli argini possano rompersi, invece di definire un vero piano di valutazione del rischio. Inoltre non sappiamo nulla di un nuovo piano strutturato di manutenzione». Altro nodo contestato riguarda il piano di comunicazione previsto dall’ordinanza 50 del commissario straordinario Curcio, che avrebbe dovuto coinvolgere direttamente anche i comitati. «Il piano è stato pubblicato solo pochi giorni fa – spiega Gaiardi – ma non è mai stato condiviso o discusso con noi, nonostante lo avessimo chiesto più volte».

Casse di espansione e interventi a monte

Tra i punti più delicati c’è il tema delle casse di espansione. I comitati chiedono che vengano realizzate soprattutto a monte dei centri abitati e contestano il progetto previsto all’Orto Bertoni. «Le casse devono stare lontano dalla città, è intuitivo – afferma Gaiardi –. Senza trattenere l’acqua a monte, a valle avremo sempre portate ingestibili. Le casse sul Marzeno, sul Samoggia e quella sul Lamone in zona Brisighella sono fondamentali perché possono raccogliere enormi quantità d’acqua». Molto più critica, invece, la posizione sulla cassa prevista all’Orto Bertoni. «Siamo fortemente contrari – sottolinea – sia per l’ubicazione sia per le dimensioni. Prima bisogna dimostrare che quest’opera serva davvero e che non crei danni. Così com’è progettata rischia invece di mettere ulteriormente in pericolo il quartiere». Secondo i residenti, la conformazione dell’area renderebbe il quartiere vulnerabile in caso di nuove esondazioni. «L’Orto Bertoni ha una sola via di uscita. Da una parte c’è l’ansa del fiume non completamente arginata, dall’altra la futura cassa. Se arriva acqua, rischia di fermarsi tutta lì senza possibilità di deflusso. La prima cosa dovrebbe essere non nuocere».

L’argine del Lamone e la paura dei residenti

Grande preoccupazione resta anche per lo stato dell’argine del Lamone, in particolare nella zona del parco Baden-Powell, dove si verificò una delle rotture più gravi del maggio 2023. «Sappiamo che le due rotture sono state chiuse, ma non basta – spiega Gaiardi –. L’alluvione del settembre 2024 ha dimostrato che gli eventi estremi stanno diventando più frequenti. Non è sufficiente ripristinare l’esistente». I comitati chiedono una mappatura completa delle criticità e una valutazione aggiornata del rischio. «L’argine dell’Orto Bertoni non è classificato di prima categoria perché originariamente proteggeva aree agricole. Oggi però difende una zona urbanizzata dove vivono circa 500 famiglie. Nel frattempo servono controlli costanti e manutenzioni serie». A preoccupare è anche la situazione degli argini ribassati dopo il Ponte delle Grazie, nel pieno centro di Faenza, che secondo i residenti potrebbero mettere a rischio le zone di Borgotto e Borgo 2 in caso di nuove piene importanti.

Qualcosa è stato fatto, ma «non basta»

I residenti riconoscono che alcuni interventi sono stati realizzati in questi tre anni: la pulizia degli alvei fluviali, alcuni lavori sugli argini lesionati e il ripristino della valvola clapet malfunzionante che aveva contribuito agli allagamenti da rigurgito fognario nel settembre 2024. È stato inoltre realizzato un bypass per alleggerire la rete fognaria dell’Orto Bertoni, collegata anche alle acque provenienti dalla zona Peep-Cappuccini. Secondo i comitati, si tratta soprattutto di opere di ripristino e non di interventi strutturali innovativi. «Qualcosa è stato fatto – conclude Gaiardi – ma siamo ancora lontani da ciò che era stato promesso. La sensazione è che l’attenzione stia diminuendo proprio nel momento decisivo, quello in cui si stanno definendo le scelte future. Noi chiediamo solo di non essere dimenticati e che vengano adottate soluzioni utili a tutta la città, senza creare nuovi rischi per altri quartieri».

Barbara Fichera