A febbraio si è celebrata la Giornata diocesana del Seminario e il 26 aprile si vivrà, anche a livello diocesano, la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Per l’occasione, abbiamo raccolto la testimonianza di un seminarista della nostra diocesi: Matteo Cattani, 27 anni (V anno di Seminario).
La testimonianza
Esiste un “manuale”, una serie di indicazioni concrete, che i vescovi hanno redatto per la vita dei seminari e per i seminaristi italiani. Si chiama Ratio Nationalis e, per l’ultimo anno di studio, propone una esperienza di maggiore autonomia. I ragazzi sono mandati in una canonica della diocesi di Bologna a vivere un’esperienza di fraternità. Con i miei “colleghi” così è iniziata l’avventura nella parrocchia di San Domenico Savio di Bologna. Si potrebbe ripercorrere la linea degli eventi. Come è stato spiegato il progetto, il nostro ingresso in parrocchia, le attese della gente, i lavori di ristrutturazione dell’appartamento. Molti parrocchiani in questi mesi si sono fatti vivi con qualche invito a pranzo, libri utili e scatole di sugo davanti alla porta per la gioia di tutti e tre. La parrocchia è consapevole che staremo qui solo per un anno e che siamo ancora impegnati con le lezioni in facoltà. Nonostante ciò, siamo stati accolti con l’attesa che si riserva alle grandi novità.
Sono venuti a trovarci gli educatori, un gruppo di ragazzi che utilizzava le stanze dove ora abitiamo. Nel vedere l’appartamento ripulito, imbiancato e sgombero sono rimasti stupiti. Le settimane del trasloco, in effetti, sono state una corsa contro il tempo; ogni lavoro programmato chiedeva più impegno del previsto. C’erano mobili da montare, poltrone da recuperare, arredi usati da rimettere in sesto. I lavori ci hanno fatto bene; ne siamo usciti più coinvolti. Incontriamo per la maggior parte persone adulte. Ciascuno di noi partecipa ad un gruppo di condivisione sulla Parola di Dio con cadenza settimanale, accompagniamo le coppie che frequentano i percorsi per fidanzati della zona pastorale, qualcuno prepara i bambini al battesimo, qualcun altro segue gli scout. Sistemata la casa, ci siamo concentrati sulla fisionomia da dare alla vita comune.
Siamo partiti condividendo ciò che sentivamo essenziale, cioè che questo vivere insieme non fosse una semplice coabitazione, una condivisione di spazi, ma un tentativo di vita fondata sulla fede comune in Gesù. Ci siamo anche confrontati con il progetto formativo del Seminario, in particolare con il paragrafo che riguarda la quinta teologia. La vita domestica è diversa da quella del seminario. Ci troviamo a pensare alla spesa, ai pasti da preparare, alla preghiera individuale e a quella assieme, alla gestione della casa. Sono aspetti che, pur impegnativi, hanno sapore di grande umanità.
Altrettanto curiosa e inaspettata è la vita con i preti della zona. L’appuntamento fisso è settimanale, per una condivisione sulle letture della domenica e per il pranzo. I parroci sono cinque, in più ci siamo noi tre seminaristi e i cappellani. Il confronto con loro è molto fecondo perché sia per età, sia per temperamento o per esperienza, riportano visioni della Chiesa quanto mai colorite. Con loro la collaborazione si allarga agli esercizi spirituali parrocchiali, ai percorsi per fidanzati e alle altre iniziative della zona pastorale. È presto per dire di più, gli inizi fanno ben sperare.
Matteo Cattani















