Con la 6^ edizione di “Dante par Ross”, allestita al Teatro comunale di Russi il 23 marzo scorso, le associazioni russiane coinvolte (Artej, Associazione culturale Ettore Masoni, Consulta della Cultura, IdeaDanzaRussi, Le Faville, Pro Loco, Scuola di musica Don Contarini, Scuola di Teatro), col patrocinio del Comune e la regia di Patrizia Abbate, hanno affrontato il viaggio di Dante nella Divina Commedia dall’Inferno, puntando sul “dramma della libertà”, titolo dell’edizione.

Tra letture, danze, proiezioni di immagini e animazioni varie, le associazioni hanno proposto il viaggio di ricerca e purificazione che Dante inizia l’8 aprile 1300, 1° Giubileo della Cristianità, nella notte tra il Giovedì e il Venerdì Santo. Dante è smarrito nella “selva oscura”, da dove parte, e poiché capisce che il dramma della libertà si gioca attraverso la ragione, il cui apice è la fede, la domanda, la ricerca del senso ultimo del vivere, sente il bisogno di non compiere il viaggio da solo. Gli occorre qualcuno con cui condividerlo: Virgilio, il poeta classico più amato da Dante, simbolo della ragione umana, che l’accompagnerà nel suo cammino di conversione.

Dante, attraverso le varie interpretazioni, coordinate e curate sapientemente da Patrizia Abbate, con una continuità piena di ritmo e pathos, ha così aiutato gli spettatori (e gli interpreti) a rendersi conto del dramma del vivere, che la capacità di scelta è propria di una libertà in cammino verso la piena realizzazione di sé, la quale consiste nell’adesione al bene. Dante – ecco un segno della sua modernità – insegna a cercare un rapporto con l’infinito, perché l’uomo non può essere ridotto ad essere il pezzo d’un ingranaggio delle circostanze interne o esterne a sé e alla società, o del potere. La libertà dell’io richiamata da Dante, tramite le immagini, le interpretazioni e le letture proposte, può sempre emergere sopra circostanze, sentimenti e stati d’animo, ma senza cercare il rapporto con l’infinito, la ragione ultima della grandezza di ogni persona, sarebbe ridotto e non avrebbe più sete di libertà.

Dante inizia, come ricordato, la sua ricerca dall’Inferno, perché ha bisogno di redenzione, di essere felice, per cui desidera che entri in lui la luce, che ogni uomo scopra la luce: attraverso il soffitto di casa, il tetto della fabbrica o dell’ufficio in cui lavora. Per questo occorre un uomo in spirito e verità, che con passo sicuro porga una mano salda, che tutti possano afferrare per camminare liberi, salvarsi, essere felici. L’uomo Dante, l’uomo al tempo di Dante, così come l’uomo di oggi ha bisogno dell’esperienza di un incontro, d’imbattersi in persone che questo incontro hanno compiuto e la cui vita è cambiata, com’è avvenuto per lui con Virgilio, poi con Beatrice. Il Cristianesimo, per Dante, risponde a tale desiderio di libertà.

Dante, attraverso i dannati proposti e ben interpretati (gli Ignavi, persone vili, opportuniste, che non scelgono di fare il bene, né il male; i Lussuriosi, schiavi delle passioni; i Golosi, schiavi di gola e materialità; le Furie, segno della perdita della libertà per rabbia e violenza; gli Indovini, che rappresentano la pretesa di conoscere il futuro e controllare il destino; i Fraudolenti, primo fra loro Ulisse, che hanno fatto di inganno e doppiezza il comportamento del loro vivere), conferma la sua attualità, ribadita dagli applausi a scena aperta del pubblico presente (platea completa e pochi spazi vuoti nei palchi). Davvero uno spettacolo vivo, che ogni anno si rinnova.

                                                                                                             Elio Pezzi