Nel nostro immaginario, generalmente associamo il lavoro a san Benedetto da Norcia attraverso la celebre frase “ora et labora”, mentre immaginiamo san Francesco che con i suoi frati va a mendicare di casa in casa per le vie di Assisi. Tuttavia per san Francesco il lavoro era una cosa importante. Sarebbe troppo lungo fare una spiegazione esaustiva del rapporto di san Francesco con il lavoro. Mi concentro solo su un aspetto a partire da quanto scrive nel suo Testamento (FF 119-120): “Ed io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare; e voglio fermamente che tutti gli altri frati lavorino di un lavoro quale si conviene all’onestà. Coloro che non sanno, imparino, non per la cupidigia di ricevere la ricompensa del lavoro, ma per dare l’esempio e tener lontano l’ozio. Quando poi non ci fosse data la ricompensa del lavoro, ricorriamo alla mensa del Signore, chiedendo l’elemosina di porta in porta”.

Francesco, figlio di un importantissimo commerciante di stoffe, aveva lavorato nel negozio del padre, era stato introdotto nella logica commerciale. Ma quando cambia vita, spogliandosi di tutto, non rinuncia al lavoro, anzi. Con le sue mani ricostruisce non solo la chiesina di san Damiano, ma anche altre chiese: il figlio di Pietro di Bernardone ha fatto il muratore, anche se probabilmente questo fatto avrà arrecato ulteriore scandalo tra gli abitanti di Assisi.

Il giovane Francesco inizia a fare la cosa fondamentale, cioè quella di cambiare prospettiva. Il lavoro, come scrive lui nel Testamento, non è per la cupidigia, per la sete del guadagno, per sentirsi qualcuno di importante. Il lavoro è per il proprio sostentamento, ma anche per il bene delle persone, per prolungare l’attività creatrice di Dio e quindi per contribuire alla bellezza del creato”. Per San Francesco il lavoro non è una condanna o un semplice mezzo di guadagno, ma una “grazia” che permette all’uomo di partecipare all’atto creativo di Dio. Nel suo Testamento, Francesco esorta i frati a lavorare con le proprie mani, sottolineando che l’attività lavorativa serve a fuggire l’ozio e a dare il buon esempio, piuttosto che ad accumulare ricchezze.

Secondo le fonti francescane, il lavoro deve essere vissuto seguendo alcuni principi fondamentali:
Fedeltà e Devozione: Il lavoro deve essere svolto con impegno costante senza però spegnere lo “spirito della santa orazione”, che deve essere l’obiettivo primario di ogni cristiano.
Rifiuto del Denaro: Nella visione originale di Francesco, i frati dovevano ricevere per il loro lavoro il necessario per il sostentamento (cibo e vestiti), ma mai denaro, considerato fonte di corruzione e divisione.
Servizio e Fraternità: Il lavoro è visto come un dono offerto ai fratelli. Non è uno strumento per sentirsi importanti, ma un modo per contribuire alla bellezza del creato e al bene comune.

Dignità e Onestà: Francesco definisce il lavoro come qualcosa che “si conviene all’onestà”, legandolo indissolubilmente alla dignità della persona umana. 
No alla cupidigia: Il lavoro non deve essere finalizzato alla sete di guadagno o all’importanza personale.
Fedeltà e devozione: Lavorare con professionalità e spirito di servizio.
Relazione e fraternità: Il lavoro è un’occasione per incontrare gli altri e costruire relazioni fraterne.

In questo tempo dove tutti siamo preoccupati per l’economia in crisi a causa di mancanza di lavoro potremmo chiedere a san Francesco di aiutarci a cambiare prospettiva e ad entrare in una logica diversa, come ha fatto lui. Chi ha un lavoro e lo sta esercitando, ringrazi il Signore per questo dono e si dedichi a questo davvero per il bene di ogni uomo. Chi ha un lavoro e non può esercitarlo o rischia di perderlo, pensi a come potrà vivere meglio la sua attività quando potrà riprenderla, perché ne giovino le altre persone; chi è disoccupato si chieda il motivo per cui vorrebbe trovare lavoro; chi è già in pensione si ricordi che tutti i servizi in casa o i vari lavoretti a favore di vicini, amici e parenti, fanno emergere la parte più bella del lavoro, quella più umana.

Giornata dei lavoratori 2026: a Faenza il 28 aprile una serata di riflessione e fede

Si terrà martedì 28 aprile alle 20.30, alla chiesa della parrocchia del Santissimo Crocifisso in via Canal Grande 57 a Faenza, un importante appuntamento dedicato al tema del lavoro, promosso nell’ambito della Giornata dei lavoratori 2026. L’iniziativa si inserisce nel solco della tradizione cristiana che riconosce nel lavoro una dimensione fondamentale della dignità della persona, richiamando le parole di san Francesco d’Assisi: «Ed io lavoravo con le mie mani e voglio lavorare».

La serata si aprirà con un momento di preghiera guidato dal vescovo di Faenza-Modiglianamonsignor Mario Toso, offrendo ai partecipanti un’occasione di raccoglimento e riflessione spirituale sul valore del lavoro nella vita dell’uomo e nella prospettiva cristiana. Seguirà una relazione dal titolo Francesco d’Assisi e il lavoro”, affidata a Giuseppe Pagani, terziario francescano e presidente dell’AECA, che approfondirà il legame tra la spiritualità francescana e l’impegno lavorativo.

Il tema del rapporto tra lavoro e solidarietà sarà ulteriormente sviluppato nell’intervento dedicato a Lavoro e volontariato: una radice in comune, un bene per tutti”, durante il quale verranno presentate le proposte della Caritas diocesana. A intervenire sarà Donatella Di Fiore, presidente della Fondazione Pro Solidarietate, che metterà in luce il valore sociale del volontariato come espressione concreta di attenzione al prossimo.

La serata sarà arricchita da alcune testimonianze significative provenienti dal mondo del lavoro e dell’associazionismo. Porteranno il loro contributo Francesco Marinelli, segretario generale della Cisl Romagna, Roberto Savini, presidente di Confcooperative Romagna-Estense, e Giuliano Babini, presidente provinciale delle Acli di Ravenna, offrendo uno sguardo concreto sulle sfide e le opportunità del mondo lavorativo contemporaneo.

L’iniziativa, promossa dalla Pastorale sociale e del lavoro della diocesi di Faenza-Modigliana, si propone come un momento di confronto e condivisione aperto alla comunità, nel quale fede e vita quotidiana si incontrano per riflettere insieme sul significato e sul valore del lavoro nella società odierna.