C’è un pezzo del nostro Appennino che brilla sotto i riflettori del Vinitaly, ma questa volta non per il vino. Nel prestigioso palcoscenico della fiera veronese, presso lo stand della Regione Calabria, si è celebrata la premiazione del XVIII Campionato Italiano del Salame (edizione 2025), un evento che ha visto la Cooperativa Agricomes di Marradi ricevere un importante riconoscimento nazionale. Alla cooperativa marradese è stato infatti conferito il prestigioso Premio “Spiga d’oro” al Salame Biologico, un riconoscimento speciale che premia l’eccellenza del loro Salame bio. La premiazione, avvenuta oggi, martedì 14 aprile, segna un traguardo importante per l’agricoltura del nostro territorio.
Una vittoria nel segno delle “5T”
Il Campionato, organizzato dall’Accademia delle 5T (Territorio, Tradizione, Tipicità, Trasparenza e Tracciabilità), non è solo un concorso gastronomico, ma una vera e propria missione culturale. L’obiettivo è quello di monitorare i prodotti autentici e genuini, incentivando i produttori a non utilizzare additivi chimici e a rispettare le ricette della memoria, quelle che rendono “pane e salame” la merenda sana per eccellenza.
Il segreto di Agricomes: biologico, benessere animale e… inclusione e solidarietà
Il successo di Agricomes non arriva per caso. La cooperativa nasce a Marradi, nell’Appennino Tosco-Romagnolo, affondando le sue radici all’interno della Comunità Sasso Montegianni, con l’obiettivo di unire tradizione e innovazione nella produzione di alimenti locali, freschi e biologici, nel rispetto della natura. È una cooperativa agricola sociale che non si limita alla qualità dei prodotti, ma promuove anche inclusione e solidarietà, offrendo opportunità di lavoro a persone in situazioni di fragilità. Agricomes porta in tavola sapori genuini e sostiene un modello di sviluppo etico, sostenibile e attento al territorio.

Vedere il nome di Marradi primeggiare in una competizione nazionale che premia la naturalità e il legame con le radici è un orgoglio per tutto il Mugello e la Romagna Toscana. Come sottolineato dall’Accademia delle 5T, la scelta di campo di questi produttori è “coraggiosa e faticosa”, ma necessaria per tutelare la biodiversità e il “buon mangiare”.














