Una storia di spiritualità mariana che attraversa sei secoli – ma c’è chi afferma che siano almeno due in più – quella dell’Arciconfraternita della Madonna delle Grazie, sorta con i domenicani nel medioevo e legatissima alla storia faentina e alla sua patrona. Nata ufficialmentenel 1421, la confraternita aveva lo scopo di riunire i fedeli per la preghiera. «Nel Medioevo – spiega il segretario Paolo Celli – le parrocchie non erano strutturate come oggi. Era un modo per pregare insieme la Vergine Maria». Un documento conservato presso l’Archivio di Stato testimonia la presenza del sodalizio già all’inizio del XV secolo: «C’è una lettera di confraternità del Magister Ordinis dei Domenicani, Leonardo Dati, datata 1421 – aggiunge Celli – che riporta il nome dell’Arciconfraternita e concede ai confratelli gli stessi benefici spirituali dell’ordine».

Dalla peste al terremoto: gli eventi straordinari

La figura della Madonna delle Grazie è strettamente legata a una serie di eventi straordinari. Il primo risale al 1410, quando una donna di nome Giovanna pregò la Vergine per la cessazione per la cessazione di un’epidemia «che lei definì peste, un morbo che portava alla morte. Secondo la tradizione, le apparve la Vergine, che le promise la fine della malattia in cambio di tre giorni di preghiera e penitenza. «In questo episodio si colloca uno degli elementi iconografici più caratteristici – precisa Celli -. La Madonna viene raffigurata con frecce spezzate, simbolo del male sconfitto. Questo dettaglio non è comune in nessun’altra raffigurazione della Madonna delle Grazie in Italia. Nel 1412 fu innalzatoun altare a Maria come ringraziamento». A questo primo evento si aggiungono altri episodi. «La protezione della città durante la peste del 1630, la tremenda scossa sismica del 1781 che provocò una sola vittima e, volendo, l’alluvione del 2023, che pur avendo colpito duramente il territorio faentino ha lasciato dietro di sé un solo morto in città». Oggi l’Arciconfraternita, che conta circa un centinaio di membri, è centrata sulla preghiera e sulla devozione mariana. Si riunisce ogni primo martedì del mese per la messa e il Rosario all’altare della Madonna. Da circa un anno e mezzo, un gruppo di oltre venti persone si alterna quotidianamente, dal lunedì al venerdì, nella recita del Rosario in Cattedrale. Tra gli impegni, l’organizzazione delle celebrazioni legate alla patrona, momenti di incontro, visite guidate e iniziative per far conoscere il patrimonio storico-artistico legato alla Madonna delle Grazie. Tra i luoghi-simbolo, c’è il suo oratorio storico, alle spalle della Cattedrale. «Dopo il trasferimento dell’immagine della Madonna nel 1765 nella cappella dei Santi Pietro e Paolo – aggiunge Celli – la confraternita lasciò la sede originaria nei pressi di San Domenico e si stabilì in una nuova struttura, affidando il progetto a Giovanni Battista Campidori, uno dei protagonisti del rinnovamento urbanistico settecentesco della città». L’oratorio fu consacrato nel 1768 e conserva ancora oggi il suo impianto originario: un piccolo ambiente al primo piano, con accesso da una scala che si apre sull’attuale piazza XI Febbraio. «La struttura è oggi inagibile e necessita di importanti di recupero – aggiunge il segretario -: consolidamento strutturale, restauro della facciata, rifacimento degli intonaci, adeguamento degli impianti e recupero degli arredi. Stiamo cercando di sistemare le parti più compromesse, sperando di riuscire a farlo con i tempi che la burocrazia permette». L’accesso all’Arciconfraternita è semplice: è sufficiente una richiesta al consiglio, che valuta le adesioni. «La cosa più importante – conclude Celli – è il desiderio di partecipare alla vita della confraternita, alla preghiera e alla devozione alla Madonna, condividendo questo percorso con gli altri».

Barbara Fichera