Accolta con grande entusiasmo e affluenza è stata inaugurata lo scorso sabato 18 aprile la mostra per gli ottant’anni di Enzo Babini (foto di Luigi Scardovi) dal titolo L’intelligenza artificiale tra progresso, incognite, creatività ed energia. Babini l’ha definita “eccezionale” la partecipazione dei più giovani durante le prime due giornate di esposizione. Una ricerca, durata quasi 3 anni, che si è concretizzata in mostra. Esposizione nata da un’idea di Babini in risposta a un tema fortemente attuale e discusso: l’Ia come minaccia all’arte tradizionale e alla società o come mezzo di cui servirsi? Opere che parlano di una riflessione all’avanguardia quelle esposte presso la Chiesa del Pio Suffragio a Cotignola. «Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è passata dall’essere un concetto fantascientifico a una realtà quotidiana – ha detto Babini – L’Ia è arrivata a mettere in discussione il concetto di creatività: se una macchina può creare quadri, musiche, poesie e sceneggiature, che cosa significa allora essere artisti nel 2026?».

una frattura tra arte prodotta dall’intelligenza artificiale e arte umana

Ed è partendo da questo quesito che Babini ha trovato risposta nella plasticità delle sue opere, delineando una frattura tra arte prodotta dall’intelligenza artificiale e arte umana. «L’arte dell’Ia è imitazione senza esperienza. – ha evidenziato Babini –. L’arte umana nasce da una incapacità di continenza, è compressione di esperienza vissuta, amore, meraviglia, paura, estasi. Quando un uomo crea non sta solo producendo, sta testimoniando di essere esistito». Una distanza ontologica quella marcata da Babini: da un lato, un’opera nata da una potente tecnologia ma emotivamente vuota; dall’altra, un manufatto generato dall’esperienza, dalla sensibilità umana e dal suo bisogno di trovare via d’espressione. La riflessione artistica di Babini trova la sua massima consapevolezza nel punto medio della questione. «Nell’arte l’Ia può essere vista come un nuovo strumento – ha evidenziato lo scultore – tutto dipende da come decidiamo di usarla. La vera sfida non è fermare il progresso, ma imparare a guidarlo». Magistrale Babini nel raccontare, a livello visivo e materico, quello che potrebbe succedere qualora non si dovesse trovare un compromesso d’equilibrio tra Ia e intelligenza umana. Un percorso espositivo, in cui la parola è affidata alle sculture artistiche, tra le origini dell’uomo, l’invasione della tecnologia, la disumanizzazione e infine la speranza teologica. «Le mie opere parlano di distruzione – ha commentato Babini, che ha poi precisato – di ciò che potrebbe succedere qualora mettessimo da parte intelligenza, sensibilità e creatività umana. Lasciando spazio e facoltà di scegliere alla grande tecnologia, ci rassegneremo allora alla disumanizzazione. Io sono uomo di speranza – ha concluso – non a caso. Il percorso espositivo realizzato si conclude con la rappresentazione della luce: un raggio divino, teologico, illumina la ragione umana e ridefinisce un equilibrio tra ragione e progresso.»

Chi è Enzo Babini


Enzo Babini, nato a Cotignola nel ‘46, è un affermato scultore e ceramista locale. Fin dall’adolescenza dedito agli studi artistici e impegnato nelle botteghe d’arte locale, negli anni ha ottenuto più riconoscimenti tanto in ambito nazionale quanto internazionale. Tra i più recenti, quelli per le medaglie giubilari, realizzate per i giubilei del 2000, 2016 e 2025. Di spiccato prestigio le possibilità espositive nelle capitali del mondo, tra cui, per citarne solo alcune, Mosca, Budapest, Chicago e Melbourne. In occasione del compimento del suoi ottant’anni, la vena artistica e la passione per l’arte di Babini si riconfermano ancora una volta desiderose di esprimersi.
La mostra resterà aperta tutti i giorni feriali e fetivi, fino al 3 maggio, dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.

Lisa Berardi