Applausi, sorrisi, qualche lacrima. Una grande gioia attraversa in questi giorni la comunità di Alfonsine, che si stringe attorno al proprio concittadino monsignor Michele Morandi, nominato nuovo vescovo della Diocesi. Una notizia accolta con emozione e orgoglio da un paese che riconosce in lui un figlio cresciuto tra le proprie strade, nella parrocchia del Sacro Cuore, nell’Agesci. Domenica, al termine della messa, i fedeli si sono alzati in piedi per un lungo applauso. La gioia non si è fermata tra le mura del Sacro Cuore: una ventina di parrocchiani, guidati da don Stanislaw Rafałko, si è recata a casa dei genitori di monsignor Morandi. Clacson, abbracci, fiori e parole di congratulazioni che i genitori di don Michele hanno accolto con gratitudine. «È stato un momento fraterno e cordiale – racconta don Stanislaw –. Abbiamo sentito il desiderio di condividere questa gioia con la sua famiglia. È il segno di un legame vero». Don Stanislaw ricorda con affetto alcuni momenti vissuti insieme a don Michele negli anni recenti. «Lo abbiamo invitato più volte qui al Sacro Cuore, per la festa patronale o durante il ritiro quaresimale. Ricordo in particolare quello dello scorso 20 febbraio: una testimonianza profonda, capace di parlare ai giovani e agli adulti. Quando l’ho sentito dopo la nomina, ha voluto ringraziare del gesto della comunità. Gli ho detto che sarebbe una grande gioia accoglierlo per una delle sue prime Messe da vescovo qui, nella sua parrocchia». Anche il parroco di Alfonsine, don Massimo Goni ha voluto esprimere vicinanza alla famiglia. Sabato si è recato a trovare la madre di monsignor Morandi: «Siamo stati un po’ a chiacchierare – racconta –. L’ho trovata serena, contenta, con quel cuore grande fatto di cura e protezione». Un legame familiare solido. «Appena può, Michele torna a trovarli, si sentono spesso».

La vocazione nell’Agesci

Le radici della vocazione di monsignor Morandi affondano nella parrocchia del Sacro Cuore e nell’esperienza dello scoutismo. All’interno dell’Agesci maturò la decisione di entrare in Seminario, a soli 16 anni. Un passaggio ricordato con emozione da Valeria Farina, sua caporeparto dell’epoca. «Era un ragazzo sorridente, disponibile, molto maturo per la sua età. Durante un campo estivo mi confidò il desiderio di entrare in Seminario». Quel momento è rimasto impresso nella memoria. «Mi disse che aveva già parlato con il sacerdote e che sentiva forte questa chiamata. Era preoccupato per la reazione dei genitori. In effetti i suoi inizialmente rimasero senza parole, ma vedendo la sua convinzione e determinazione, lo lasciarono libero di decidere». Una scelta che segnò anche il gruppo scout. «Era molto apprezzato da tutti, soprattutto dalle ragazze del reparto. Quando annunciò la sua decisione, ci furono parecchie lacrime». Nel suo ricordo emerge il ritratto di un giovane «sensibile, dolce, allegro», capace di tenere insieme leggerezza e profondità. «Sono molto orgogliosa che la sua vocazione sia nata nell’ambito dello scoutismo ad Alfonsine – aggiunge –. È il segno di un cammino educativo che ha portato frutto. Sono certa che affronterà questo nuovo incarico con tutto sé stesso, rinnovando ogni giorno il suo “eccomi” al Signore». L’insegnante di musica Iolanda Facciotto lo ebbe come alunno alle scuole medie e ne conserva un ricordo nitido. «Era un ragazzo molto educato e rispettoso, non cercava mai di mettersi in mostra. Aveva ottimi risultati, ma senza atteggiarsi». Anche il talento musicale era evidente. «Molto dotato nel canto e negli strumenti. Un bambino dolcissimo, speciale». Un legame che nel tempo non si è mai interrotto. «Ci siamo sempre salutati con affetto. Sapere che oggi è stato nominato vescovo mi riempie di orgoglio e gratitudine. Non vedo l’ora di abbracciarlo. Siamo con lui nella preghiera per sostenerlo in questo compito così grande». Tra i parrocchiani, la gioia si esprime con parole semplici. «Lo conosco da quando era bambino, giocava con mio figlio» racconta una di loro e un altro aggiunge: «È un grandissimo giorno per Alfonsine». E ancora: «È bello avere un vescovo che viene dal nostro paese e conosce il territorio». C’è anche chi intravedeva già i segni della chiamata: «Aveva dentro un fuoco spirituale. Si vedeva che aveva qualcosa in più». Una parrocchiana, presente alla visita ai genitori, racconta: «È stato bello vedere due genitori che, pur lontani dalla pratica, hanno condiviso con noi la loro gioia. I loro cuori battevano con i nostri».

Barbara Fichera