Identità e ambizione. Sono le caratteristiche del Visa Cash App Racing Bulls F1 Team con quartiere generale a Faenza. Il direttore operativo della scuderia è Matteo Piraccini, con una lunga esperienza in Formula 1. «Dopo la laurea in Ingegneria meccanica a Bologna – ricorda il 52enne che è sposato, ha un figlio, e la maturità al liceo scientifico “Righi” di Cesena – iniziai a lavorare come collaboratore nel Minardi F1 Team. Vi entrai a pieno titolo nel 2001 in seguito al corso di Dottorato di ricerca». Ha maturato altre avventure crescendo come membro della Scuderia Toro Rosso, alla corte di Red Bull Austria, fino a una importante parentesi di quattro anni e mezzo alla Fia (Federazione internazionale automobilistica), sotto la guida del presidente Jean Todt. Quindi il passaggio in Haas F1 Team, su richiesta del team principal, Gunther Steiner, «per creare un nuovo ufficio tecnico a Maranello, in stretta collaborazione con Dallara e Ferrari». Nel 2024 il ritorno a Faenza quale direttore operativo della Racing Bulls. «Sto usando la mia lunga esperienza tecnica al servizio della gestione aziendale delle operazioni a fianco del direttore tecnico».
Piraccini: “Il lavoro è duro, sette giorni su sette, e noi cerchiamo l’eccellenza”
La stagione 2026 è incominciata nel migliore dei modi, con Lawson dalla Nuova Zelanda e il britannico Lindblad a punti durante i primi tre appuntamenti del Campionato mondiale. «Liam gareggia da un paio d’anni in F1, Arvid è un rookie (novellino, ndr) molto giovane. Siamo l’unico team quest’anno ad avere un debuttante in griglia». La ricerca dei giovani talenti è uno degli obiettivi della scuderia, che fa parte del mondo di Red Bull GmbH, alla pari di Red Bull Racing (che quest’anno annovera il pluricampione Verstappen e Hadjar, con sede a Milton Keynes in Inghilterra). «Lo abbiamo sempre fatto, fin dalle nostre origini – precisa Piraccini -. È un motivo di orgoglio avere un pilota esordiente in griglia e metterlo nelle condizioni di competere per raggiungere la top ten in gara». Con le novità di regolamento del 2026 «vogliamo avere una struttura competitiva, portando in pista innovazioni aerodinamiche e tecniche per confermarci nella mischia dietro alle scuderie top come McLaren, Mercedes e Ferrari. Il nostro obiettivo è combattere e vincere nello schieramento centrale». L’identità è un fattore chiave, «il team è italiano e fuori dalla sede di via della Boaria sventola il Tricolore». Circa 800 persone lavorano nella squadra, ripartite tra le 550 a Faenza, «dove ci occupiamo dei reparti di ingegneria, produzione, qualità e gestione della pista»; le restanti in Inghilterra a Milton Keynes, «nel reparto di aerodinamica, essendoci la galleria del vento». Non solo: «ricerchiamo talenti del territorio, già durante gli studi. Negli anni abbiamo costruito un dialogo lungo tutta la filiera formativa: dalle scuole superiori, ai percorsi post-diploma e di laurea. Dopo una lunga selezione, attraverso il programma “Formula Future”, i giovani hanno la possibilità di lavorare da noi». Oltre alle capacità servono «passione e sacrificio. Il lavoro è duro, sette giorni su sette, e noi cerchiamo l’eccellenza. Tramandiamo la nostra esperienza e insegniamo un mestiere che a scuola non si impara. Penso sia una ricchezza per il territorio». L’azienda è vissuta a livello familiare. «All’ingresso e in ogni piano sono affisse sui muri delle immagini nelle quali abbiamo riprodotto in scala le vetture 1:1 e dietro in trasparenza ci sono tante piccole foto di ogni lavoratore che contribuisce alla loro costruzione. Ogni persona può fare la differenza dando il meglio di sé prima, durante e dopo ogni evento gara». I risultati si raggiungono «non con il singolo, ma con le condivisioni delle idee e la reazione di ogni anello della catena nel minor tempo possibile, assicurando la miglior qualità possibile». Sul futuro della F1 «c’è una spinta della Fia verso la sostenibilità. La sfida in pista si è fatta ancora più difficile con la percentuale di potenza elettrica della power unit aumentata rispetto agli anni precedenti (al 50 per cento, con l’altra metà fornita dal motore termico, ndr). Abbiamo fatto tutti uno sforzo ingegneristico enorme sulle monoposto per garantire alte performance». Il motore della vettura 2026 è fatto in casa, mentre in precedenza era fornito da Honda. «Nel giro di pochi anni la Red Bull Powertrain (altra azienda satellite di Red Bull GmbH, ndr), ha progettato e fornito una nuova power unit in collaborazione con Ford. Per la prima volta nella storia della F1, sia Red Bull Racing sia Visa Cash App Racing Bulls gareggiano con un propulsore di famiglia. Anche questo per noi è un motivo di grande orgoglio».
Marco Rossi














