Quando si parla di scuola inclusiva non si possono che citare le buone pratiche che nascono dal basso, dal tessuto vivo delle famiglie. Uno dei temi emersi dalle chiacchierate con i docenti sul tema dell’inclusione e dei bambini di origine straniera è quello del coinvolgimento delle famiglie nel percorso educativo. E data l’importanza di questo fattore, si cerca di fare squadra e trovare soluzioni affinchè le famiglie non restino “isolate” in bolle culturali. Tra gli esempi virtuosi del territorio, c’è il caso della scuola primaria Pirazzini di Faenza, in centro storico, dove il Comitato Genitori – una rete di mamme, papà e nonni – ha fatto della partecipazione un motore capace di contagiare docenti, alunni e territorio.

Niente sedie in fila, ma tavoli rotondi per progettare insieme in un’ottica di comunità educante

Nato quasi per scommessa nel 2006, il comitato si riunisce ogni mese. Niente sedie in fila, ma tavoli rotondi per favorire il dialogo orizzontale. Qui si condividono idee, si votano progetti e, soprattutto, si ascoltano i bisogni. È da questi ascolti che sono germogliate alcune tra le iniziative più efficaci: l’acquisto collettivo di attrezzature scolastiche come le lavagne multimediali, attività integrative come i corsi Madrelingua di inglese, attività con il territorio, come i Lom a Merz e la “Cena itinerante”.

Il saper bilanciare l’integrazione del territorio e l’integrazione fra i bambini e le famiglie di culture diverse sono la base del successo e un punto di forza. Il motto del comitato deriva da questo, “tutti insieme siamo forti”. Tra le iniziative spiccano ben due linee del Piedibus: due linee dove insegnanti e genitori, ogni mattina, accompagnano in sicurezza oltre 50 bambini, riducendo traffico e inquinamento attorno alla scuola.

Dagli alunni alle famiglie: una chiave vincente per superare barriere

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Il Comitato alla Cena Itinerante 2025

A distinguere il Comitato è la capacità di fare rete. Con l’associazione culturale “Distretto A” organizza la cena itinerante, importante momento aggregativo, come avvenuto venerdì 30 maggio. «La nostra forza è l’informalità: qui ogni proposta vale una mano alzata, non servono titoli o cariche», racconta il presidente Daniele Gherardelli, babbo di un alunno. «Quando genitori e insegnanti remano dalla stessa parte si abbattono muri che spesso sembrano invalicabili». Insomma, alla “Pirazzini” l’inclusione non è un capitolo delle linee pedagogiche, ma un cantiere permanente dove ogni famiglia trova spazio per costruire. E Faenza scopre che, quando la comunità educante è davvero unita, la scuola diventa il primo, concreto presidio di futuro.