Tre notti, quelle delle alluvioni, che nessun faentino potrà dimenticare. Notti di paura, che hanno tolto tanto e che hanno cambiato vite. Al di là delle emozioni provate, è necessario anche un lavoro di analisi e riflessione su quanto accaduto. È quello che ha fatto Francesco Garavini, giovane faentino di 25 anni, ex capo scout nel gruppo Faenza 4, laureato prima in Storia (laurea triennale) e poi in Scienze politiche. La sua tesi in “Politica amministrazione e organizzazione”, presentata di recente, ha come titolo Governance sotto l’alluvione: uno sguardo multilivello al territorio faentino.
“Volevo fare qualcosa di utile per la mia città”
«Per la tesi, volevo fare qualcosa che fosse interessante per me ma che potesse essere utile per la mia città – racconta Garavini -. Io non sono stato toccato dall’ondata di fango, ma mia nonna, i miei zii e tanti amici sì. Come tutti mi sono dato da fare anche io spalando il fango, ma non mi bastava. Volevo capire e conoscere come si era mossa in quel contesto la macchina dello Stato, comprendere come funziona il sistema di governance e analizzare le cause di tutto questo. Con questo obiettivo in testa ho adattato, come potevo, il mio percorso universitario; ho seguito un corso sulle emergenze politiche e umanitarie complesse e ho fatto il tirocinio in prima linea nell’ufficio emergenze».
Il frutto di questo lavoro è stata un’analisi del fenomeno dal punto di vista della gestione, prima, durante e dopo.
La tesi, di oltre 70 pagine, è divisa in quattro capitoli: L’emergenza; Le conseguenze sul tessuto sociale; Lo studio del caso faentino e Le conclusioni. Nello specifico, tratta del periodo tra la prima esondazione del 2-3 maggio 2023 fino agli eventi di luglio 2024.
I punti della ricostruzione
Nella tesi, Garavini ha analizzato la risposta immediata delle istituzioni, il 3 maggio con la dichiarazione dello stato di emergenza e lo stanziamento di 10 milioni di euro per i primi interventi. L’8 maggio è avvenuta la nomina del presidente della Regione come commissario delegato per la gestione dell’emergenza, mentre il 31 maggio si è avuta l’introduzione del Contributo Immediato di Sostegno (Cis) per le famiglie colpite. A fine giugno 2023 è arrivata la nomina del generale Figliuolo come commissario straordinario e la creazione di un fondo da 1 miliardo di euro per la ricostruzione.
La gestione dell’emergenza ha coinvolto diversi livelli istituzionali: i Comuni come coordinamento dei primi soccorsi e assistenza alla popolazione, la Regione: pianificazione degli interventi e gestione dei fondi, e il Governo centrale: stanziamento delle risorse e nomina del commissario straordinario. «Una risposta tempestiva e coordinata alle emergenze c’è stata – spiega Garavini -, ma le difficoltà burocratiche nella gestione dei fondi e nella ricostruzione sono state palesi. La Protezione Civile ha svolto un ruolo chiave, ma la complessità del sistema multilivello ha rallentato alcuni interventi».
Le criticità sono state nella gestione del rischio idrogeologico e la mancanza di una governance più inclusiva e preventiva. Per esempio, come ci dice Garavini, «le politiche pubbliche tendono a favorire alcuni gruppi sociali rispetto ad altri; come per esempio gli aiuti immediati agli agricoltori (più che necessari) e più ritardo invece ad altre categorie (altrettanto bisognose). Inoltre la gestione del territorio è stata frammentata e poco coordinata; soprattutto nella prevenzione e banalmente nella pulizia e cura degli argini. Le risposte istituzionali ai disastri sono spesso lente e burocratiche, al punto che il sindaco ha scelto di usare fondi comunali per aiutare le famiglie nell’immediato rispetto ai ritardi burocratici del governo centrale».
“La frammentazione di responsabilità tra enti, come nel caso dei corsi d’acqua, non ha aiutato”

Per migliorare la resistenza del territorio, secondo la tesi di Garavini, bisognerebbe coinvolgere di più la comunità locale nelle decisioni, investire in infrastrutture di prevenzione, non solo nella ricostruzione e adottare modelli di governance più flessibili e partecipativi per la comunità. «La Direttiva Europea 2007/60/Ce prevede la partecipazione dei cittadini nella gestione del rischio, ma in Italia questo principio è poco applicato. La manutenzione degli argini e dei corsi d’acqua è frammentata tra diversi enti (Regione, Consorzi di Bonifica, Aipo, Comuni), creando confusione sulle responsabilità; il comune di Faenza aveva avviato un progetto per creare un’area di contenimento delle acque, ma la mancanza di fondi e la lentezza burocratica hanno ostacolano la realizzazione».
Tra le altre criticità segnalate nella tesi, il fatto che le ordinanze si concentrino sulla ricostruzione del passato, senza prevedere miglioramenti strutturali per prevenire future alluvioni. «C’è poi la disuguaglianza tra comuni: quelli più piccoli hanno avuto meno risorse rispetto a quelli più grandi, creando disparità nella gestione dell’emergenza. La sfida principale per il futuro sarà rendere il sistema di gestione delle emergenze più efficiente, puntando su prevenzione, innovazione e maggiore partecipazione della cittadinanza» conclude Garavini.
Jacopo Cavina














