Per una casa sempre più sostenibile e a emissione zero. Ne parliamo con l’architetto faentino Paolo Rava, che ha insegnato in vari enti e università come esperto di tecniche bioclimatiche e sostenibili ed è stato recentemente ospite al salotto della Fondazione Hub del Territorio Emilia-Romagna.

Intervista all’architetto faentino Paolo Rava

Dottor Rava, in un edificio quali sono le buone pratiche per ridurre emissioni? Come risparmiare energia e ridurre così i costi della bolletta?

L’edilizia è responsabile di circa il 40% delle emissioni dovute agli impianti di riscaldamento e raffrescamento. Per ridurle, le buone pratiche sono in primo luogo la coibentazione delle parti murarie orizzontali e verticali. Dovendo fare delle priorità: il tetto fa disperdere il 20%, le vetrate il 12%, le pareti il 22%, aprire le finestre il 12%. Per cui inizierei dal tetto, poi dalle pareti e in ultimo le finestre, se si è in fase di ristrutturazione. Per chi abita in centro storico si può ricorrere alla coibentazione del tetto in primis e poi al cappotto (però interno) della casa, posato solo sulle pareti esterne. Ne occorrono circa 14 cm di spessore in materiale coibente molto massivo come la canapa, il sughero o la lana di legno. Chiaramente in un appartamento in mansarda, il calore disperso dal tetto è del 44%. Se si passa al lavoro di rigenerazione col montaggio della coibentazione completa, la bolletta può calare anche del 70%.

In previsione dei mesi estivi, come fare per ridurre il caldo all’interno delle nostre case e appartamenti?

Per i mesi estivi il problema della calura all’interno degli appartamenti deriva dall’orientamento e dalla posizione del piano abitato. Al piano terra normalmente si ha un buon comfort che cambia un po’ al primo piano, mentre al secondo già diventa problematico.
Per cui attenzione a tenere chiusi finestre e scuri se orientati a sud e sud-ovest già dalle prime ore del mattino e aprire dopo il calar del sole per guadagnare il fresco naturale. L’effetto serra delle vetrate al sole fa innalzare la colonnina del termometro interno. Un altro sistema è installare un aspiratore nella parte alta della stanza per creare una espulsione dell’aria calda e generare una ventilazione trasversale.

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L’architetto Paolo Rava.

Quali sono i capisaldi di una costruzione sostenibile?

Posso riassumerli nella presenza di materiali costruttivi a basso impatto ambientale, cioè quelli che nella loro produzione hanno una bassa emissione di CO2, quindi hanno bisogno di poca energia per essere prodotti. Sono anche bioecologici, cioè non producono emissioni negative nell’aria (es. formaldeide). E poi ristrutturare prima di costruire del nuovo, o demolire e ricostruire.

Quanto la burocrazia ritarda una reale transizione ecologica all’interno delle nostre abitazioni? E, in particolare, nei centri storici?

Nei centri storici esistono delle norme prescrittive, come il Rue, che sono state scritte quando non c’era la filosofia della sostenibilità a sorreggere la scrittura di tali norme. Per questo a volte non consentono progetti sostenibili, per esempio aperture di elementi ventilanti sui tetti. Non esiste ancora la possibilità di comporre le comunità energetiche, con impianti fotovoltaici sui tetti delle fabbriche, delle scuole etc. in modo da armare gli impianti a livello sociale, si renderebbe possibili gli investimenti in fotovoltaico anche per chi abita in centro storico, e la possibilità di diminuire la propria bolletta energetica. Si potrebbero sostituire le caldaie a gas con pompe di calore di ultima generazione e ridurre così le emissioni di CO2 in atmosfera, rendendo l’ambiente urbano più respirabile: meno problemi di malattie da respirazione, con risparmio nella spesa sanitaria.

A Faenza, ad oggi, quali sono i punti di forza e di debolezza nel campo dell’energia e dell’efficientamento energetico?

A Faenza è stato annunciato che si sta lavorando per definire la possibilità di nuove fonti energetiche.
La debolezza consiste nell’allungamento dei tempi per raggiungere questo obiettivo. Penso che le normative dovrebbero cambiare, supportate da incentivi per posizionare tali impianti al limite del centro storico sui tetti degli edifici più compatibili e determinati con un progetto specifico preliminare, calcolato e dimensionato in funzione del consumo energetico della città.