Qualche anno fa la Kverneland registrava oltre 300 dipendenti e non nascondeva prospettive di crescita importanti, mirando a quota 500 lavoratori. E se lo scorso anno abbiamo addirittura visto realizzare un nuovo capannone, la linea sembrava tracciata e perseguita in concreto. Ma i mercati globali sono tremendi e a volte improvvisano scenari tanto inattesi, quanto preoccupanti. Nel 2023 il fatturato aveva raggiunto quota 67 milioni di euro, ma come non agitarsi di fronte a una discesa improvvisa fino a soli 33 milioni? Ed è quello che è accaduto lo scorso anno con gli operatori d’oltre oceano che, dopo aver fatto grandi ordini anche in periodo covid, per qualche ragione a metà 2025 hanno pressoché azzerato gli ordini. Mentre si andava consolidando la costruzione del nuovo magazzino, è successo che l’azienda ha dovuto correre ai ripari, e lo ha fatto nel modo classico: rinunciando a molti dipendenti a tempo determinato. Un centinaio circa. «Fortuna ha voluto – ci racconta il direttore Filippo Gallieri – che le aziende interinali cui ci eravamo affidati, e che li avevano inquadrati a tempo indeterminato alle loro dirette dipendenze, sono riuscite in breve tempo a ricollocarli tutti o quasi in altre situazioni».
Seconda cosa importante è che i vertici giapponesi di Kubota, l’azienda proprietaria di Kverneland, pur registrando conti da profondo rosso, hanno scommesso sulla ripresa. Ripagati praticamente subito, a inizio 2026, dagli operatori nord americani tornati sui loro passi, con il rilancio degli ordini di imballatrici, quelli stoppati appena sei mesi prima. Così il bilancio in corso di Kverneland Ravenna, sede di Russi, risulta ora indirizzato verso quota 50 milioni. Alti e bassi di un travagliato mercato globale. Se le turbolenze internazionali non entusiasmano nessuno, Gallieri ci dice anche che «i mercati primari restano quelli di Nord America ed Europa e qui si spera di ritrovare segnali non solo di ripresa, ma anche di quell’ulteriore sviluppo che resta nelle prospettive». Invitati a fare un giro interno allo stabilimento, vediamo il nuovo capannone edificato, in fase di allestimento, le catene di verniciatura e di montaggio operative, la sala progettazione con un gruppo di ingegneri e tecnici al lavoro e soddisfatto degli ultimi progetti messi a punto e già indirizzati al mercato. Imballatrici più grandi e più affidabili, come richiede il mondo agricolo occidentale di oggi che presenta aziende agricole sempre più grandi.
Fra gli operai, circa una metà sono locali, l’altra metà è composta da persone giunte da paesi stranieri o dal sud Italia. «Un bel gruppo – conclude Gallieri – composto di gente appassionata del proprio lavoro, in linea con le prospettive aziendali».
Giulio Donati














