Una richiesta corale del Parlamento, quella per Sergio Mattarella, che con 759 voti e un lunghissimo applauso e standing ovation viene riconfermato presidente della Repubblica dopo l’elezione del 2015. Stavolta ottiene il sostegno della quasi totalità dell’arco parlamentare incrementando di 94 voti il risultato della prima elezione (665 nel 2015) e diventando il secondo presidente più eletto, dopo Sandro Pertini (832), nella storia della Repubblica.

Chiude all’ottavo scrutinio una partita rimasta in stallo per sei giorni, capace di spaccare coalizioni e consumare fratture insanabili. “Una splendida notizia per gli italiani. Sono grato al Presidente per la sua scelta di assecondare la fortissima volontà del Parlamento”, fa sapere il presidente del Consiglio Mario Draghi.

Il via libera arriva dopo un’ennesima notte di travaglio in cui i partiti della maggioranza non riuscivano a trovare il bandolo della matassa. E quando la partita sembrava quasi chiusa per Pier Ferdinando Casini, l’ennesimo stop di Matteo Salvini aveva rimesso tutto in altro mare. È a quel punto, di fronte al rischio di una nuova paralisi dagli esiti incerti, i leader dei partiti hanno deciso di sondare la disponibilità del Capo dello Stato. A farsi carico della mediazione con Mattarella è stato Mario Draghi convinto che la rielezione sia l’unica soluzione per la “stabilità del Paese”. Un concetto che gli stessi segretari dei partiti di maggioranza esprimono in diverse telefonate al Presidente della Repubblica. Non solo, un invito ai partiti affinché chiedano a Mattarella di restare arriva anche da Casini. L’ex presidente della Camera si chiama fuori dalla corsa (“Chiedo al Parlamento, di cui ho sempre difeso la centralità, di togliere il mio nome da ogni discussione”).

“Il presidente si è messo a disposizione” chiude la partita.

E subito arriva il ringraziamento dei leader. “Da Mattarella arriva una scelta di generosità”, dice il segretario del Pd Enrico Letta, mentre il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, sottolinea come solo nella figura del Presidente della Repubblica “si può ritrovare l’unità. Questo – osserva ancora – è il momento dell’unità e tutti dobbiamo sentirlo come un dovere”. Voce fuori dal coro quella di Giorgia Meloni: “Sappiamo tutti che il secondo mandato presidenziale non può diventare una prassi, forzando gli equilibri previsti dalla nostra Costituzione”.

Se l’elezione di Mattarella consente alle forze politiche di uscire dal pantano, lo stato di salute delle coalizioni è messo a dura prova. Il centrodestra implode. Carlo Nordio, il candidato di Fratelli d’Italia, ottiene 90 voti, circa 30 in più del numero dei grandi elettori di Fdi.

Salvini viene messo sul banco degli imputati per la gestione della trattativa sul Colle. Il leader prova a ricompattare le truppe e con Giancarlo Giorgetti (per tutto il giorno si rincorrono voci – poi smentite – di sue dimissioni dal governo) chiede un incontro a Mario Draghi per “una nuova fase di governo”. In Forza Italia è un tutti contro tutti, mentre Giorgia Meloni considera archiviata la coalizione così com’era fino ad ora: “Bisogna rifondare il centrodestra daccapo per rispetto delle persone che vogliono cambiare, bisogna ripartire da capo e Fratelli d’Italia si assume questa responsabilità”. Le cose non vanno meglio in casa Cinque Stelle dove i distinguo tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio sono ormai evidenti. L’ex premier fa sapere che “ci saranno occasioni per i necessari chiarimenti” e Di Maio in serata rincara la dose.

Alla fine Renzi e Letta sono quelli che possono dire di aver saputo usare le armi fondamentali della politica: la tattica e la strategia. Il primo col suo istinto, superiore a quello di tutti gli altri, nell’intuire subito dove sta andando a parare la situazione, il secondo con la freddezza del ragionamento e la capacità di muoversi sapendo costruire soluzioni, evitando di stare perennemente davanti ai microfoni. Perché questa è la lezione che ci viene dal rinnovo del mandato a Mattarella: occorre tornare a ragionare e smetterla di voler solo guardare a quanti follower hai raggiunto su Twitter, Instagram e altro.

Tiziano Conti

La vignetta a cura di Claudio di Filippo

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