Comprare abiti di seconda mano non è più una scelta legata soltanto alla necessità di risparmiare. Ambiente, prezzi accessibili, ricerca del pezzo unico e sostegno ai progetti sociali stanno cambiando le abitudini dei consumatori. Un fenomeno trasversale, che coinvolge tutte le età e le fasce di reddito.
Il mercato dell’usato tra crisi economica e ricerca della qualità

Ambiente, prezzi più accessibili, ricerca del pezzo unico e solidarietà spingono sempre più persone verso il mercato dell’usato. Un successo che nasce dall’incrocio di motivazioni diverse: la diminuzione della capacità di acquisto, l’attenzione all’ambiente, la volontà di contrastare gli sprechi del fast fashion, ma anche la ricerca di capi particolari e di qualità. A queste si aggiunge una dimensione solidaristica, perché molti mercatini destinano parte delle proprie risorse a progetti sociali.
A leggere questo cambiamento è Roberta Paltrinieri, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi all’Università di Bologna: «Sul riuso dei beni, sulla loro rimessa in circolo in un’economia di tipo circolare e sostenibile, ci studiamo da diversi anni».
Una delle novità più recenti riguarda «la crisi del mercato del lusso. L’unico settore che prima reggeva». Secondo Paltrinieri, alcune grandi marche del fast fashion, come Zara, si stanno spostando verso un pubblico interessato a una qualità maggiore: «La capacità di acquisto delle persone è diminuita. L’inflazione è salita e l’adeguamento degli stipendi non c’è stato».
In questo scenario, comprare usato è una possibilità per continuare a cercare qualità e convenienza: «Nei mercatini si possono trovare vestiti che appartenevano al mondo del lusso e possono diventare un’opportunità per chi non può acquistare oggi quegli stessi prodotti a prezzo pieno. Interessante è la ricerca del vintage. Un capo o un accessorio di qualche anno fa può essere diventato un pezzo unico, non più prodotto in serie. Allora si cerca l’occasione».
Fast fashion, riuso e attenzione all’ambiente
Una parte dei consumatori sceglie il riuso per motivi etici e ambientali, anche come risposta alle conseguenze del modello del fast fashion. «Il riuso si lega alla crescente attenzione per le conseguenze ambientali della produzione e dello smaltimento dei vestiti. Il consumo di risorse, lo sfruttamento del lavoro e la quantità di prodotti che finiscono con rapidità fuori dall’uso alimentano un dibattito che ha portato una parte dei consumatori a cercare alternative. Una volta compravi quattro, cinque o sei magliette a un prezzo molto basso e poi le buttavi via, perché il costo era talmente basso che non incideva sugli stili di vita. Ma nel frattempo abbiamo inquinato tutto il sud del mondo». Per Paltrinieri, nell’economia circolare la dimensione ambientale, etica e solidale sono strettamente legate. In alcuni casi, acquistare un capo di seconda mano significa anche contribuire a sostenere un progetto: «Alcuni di questi mercatini di seconda mano sono forme di raccolta di denaro per finanziare progetti». E chi frequenta questi luoghi? Non esiste un solo profilo. «Il riuso è una cosa che riguarda tutte le fasce d’età e, direi, tutte le fasce di reddito». Anche chi dispone di maggiori possibilità economiche può scegliere il mercato dell’usato, perché qui può trovare prezzi vantaggiosi, ma soprattutto oggetti particolari e pezzi unici.
Elena Nencini














