Rabbia, preoccupazione per il futuro delle aziende agricole e uno slogan chiaro rivolto alla politica: per l’agricoltura e le famiglie “i conti non tornano”.
La protesta degli agricoltori a Roma
Oggi gli agricoltori di Cia-Agricoltori Italiani Imola e dell’Emilia-Romagna sono scesi in piazza a Roma per la mobilitazione nazionale in piazza Montecitorio, davanti alla Camera dei deputati. Un presidio iniziato il 13 ottobre e che proseguirà anche la prossima settimana e che ha visto la nascita di un fronte comune nato per accendere i riflettori su una crisi economica ormai fuori controllo: un’emergenza segnata dal rincaro delle spese produttive, dalle speculazioni lungo le filiere e di fronte a un’Europa che penalizza la Pac e con essa non solo il lavoro nei campi, ma anche la tenuta ambientale, economica e sociale di interi territori, la sicurezza alimentare e la distintività agricola delle sue aree interne.
Le dichiarazioni del presidente di Cia Imola Jacopo Giovannini
Il presidente di Cia Imola, Jacopo Giovannini ha sottolineato le ragioni della protesta: “Oggi siamo qui perché stiamo pagando da soli i conti di una crisi che ormai appare inarrestabile. Oltre a dover affrontare con pochi sostegni e risorse gli oneri dei cambiamenti climatici che rendono incerta la produttività aziendale e i redditi, sosteniamo il drammatico aumento dei costi di gestione per l’energia, il carburante e i concimi, sommato a una speculazione lungo le filiere che penalizza sia chi produce sia le famiglie.
Persone che non hanno la forza di arrivare a fine mese e si ritrovano spesso a scegliere tra acquistare frutta e verdura- che a noi vengono pagate a prezzi ridicoli e che al supermercato aumentano anche di 4-5 volte – fare il pieno alla macchina o accendere il riscaldamento. Con conseguenze non solo economiche ma anche per la salute e la qualità di vita che continua a peggiorare sia nei campi che nelle case.
La nostra è una protesta pacifica ma chiara: per le aziende agricole i conti devono iniziare a tornare, altrimenti il rischio concreto è che la nostra agricoltura di qualità diventi insostenibile. Credo davvero – conclude Giovannini – che la misura sia colma e la politica, che passa ogni giorno da questa piazza, non può più fare finta di niente, non può ignorare chi produce cibo, presidia i territori, consente alle aree rurali di esistere. La nostra agricoltura, la nostra dignità di imprenditori, così come i bisogni primari delle persone e una qualità di vita dignitosa devono tornare al centro delle priorità del nostro Paese.”














