Ravenna è la provincia romagnola con le retribuzioni più alte: 32.846 euro di RGA e 36° posto in Italia. Ma resta sotto la media regionale di 34.295 euro. Per la CISL servono investimenti, infrastrutture e un nuovo modello di sviluppo per creare lavoro più qualificato

Ravenna in testa

Ravenna è la provincia romagnola con le retribuzioni più alte, ma il dato non basta per considerare risolto il problema salariale. È la fotografia che emerge dal Geography Index 2026 di JobPricing, analizzato dalla CISL Romagna: Ravenna si colloca al 36° posto nazionale, con una Retribuzione Globale Annua (RGA) di 32.846 euro. Più distanti Rimini, 60ª con 30.718 euro, e Forlì-Cesena, 68ª con 30.262 euro.

Il confronto con il resto dell’Emilia-Romagna conferma però un divario ancora significativo: la media regionale è di 34.295 euro, quindi Ravenna si trova circa 1.450 euro sotto questo valore. Rimini ha recuperato otto posizioni nella graduatoria nazionale, passando dal 68° al 60° posto, mentre Forlì-Cesena è salita dal 71° al 68°. Ravenna resta dunque la realtà retributivamente più solida della Romagna, ma non raggiunge i livelli delle province emiliane più forti.

Un problema di sviluppo

Per la CISL, tuttavia, ridurre tutto a una classifica degli stipendi sarebbe limitante. I valori provinciali risentono infatti della struttura occupazionale, della presenza di imprese di diverse dimensioni, dei settori produttivi e dei livelli professionali. Dietro le buste paga c’è quindi la capacità di un territorio di creare valore, attrarre investimenti e offrire occupazione qualificata.

A Ravenna il tema riguarda direttamente un’economia caratterizzata dalla presenza di PMI, ma anche da comparti strategici come manifattura, agroalimentare, servizi e turismo. La sfida, secondo il sindacato, è accompagnare questi settori verso una maggiore produttività attraverso investimenti, innovazione, formazione e digitalizzazione.

C’è poi il tema del potere d’acquisto. In Emilia-Romagna, tra il 2015 e il 2025, la RGA è cresciuta dell’11,7%, mentre nello stesso periodo l’inflazione NIC è aumentata del 22,5%. Un dato regionale che non può essere trasferito automaticamente alla sola Ravenna, ma che evidenzia quanto la crescita delle retribuzioni non sia riuscita a tenere il passo con l’aumento del costo della vita.

La sfida futura

«I numeri del Geography Index ci consegnano un dato che non possiamo ignorare: la Romagna continua ad avere un problema di salari e, più in generale, di capacità di generare lavoro ad alto valore aggiunto», sottolinea Francesco Marinelli, segretario generale della CISL Romagna.

Per il sindacalista, gli aumenti salariali sono necessari ma non sufficienti: «Dobbiamo intervenire sulle condizioni che consentono a un territorio di creare lavoro qualificato, stabile e adeguatamente retribuito». Da qui la richiesta di un piano di sviluppo della Romagna che metta insieme istituzioni, imprese e parti sociali e punti su investimenti, infrastrutture, formazione, ricerca ed energia.

Per Ravenna, in particolare, il tema si lega alla capacità di rafforzare la propria posizione nel sistema regionale e di attrarre nuovi investimenti. «Se vogliamo trattenere giovani e competenze e rendere la Romagna un territorio capace di attrarre nuove professionalità e nuovi investimenti, dobbiamo scegliere la strada della qualità, non quella della compressione del costo del lavoro», conclude Marinelli.