Con il cambio degli armadi torna il momento di fare spazio in cassetti e scaffali. A Faenza sono diverse le possibilità per dare una seconda vita agli abiti: dalla donazione alle riparazioni sartoriali, fino alla vendita nei mercatini dell’usato. La scelta consapevole degli indumenti è il primo passo per ridurre gli sprechi e favorire il riuso.

Con la fine dell’estate si fanno i conti con il famigerato cambio degli armadi: cassetti, nicchie e ripiani spesso stracolmi di cose non utilizzate ma tenute lì perché «non si sa mai». Abiti troppo piccoli o troppo grandi, camicie consunte, maglioni messi una volta e dimenticati, acquisti sbagliati, pezzi firmati e mai usati. A volte scatta la smania di fare spazio e riempire sacchi neri alla rinfusa, in barba a tutte le regole del decluttering. Invece serve consapevolezza, selezione, attenzione e cura anche per ciò che non si usa più. Un capo pulito e in buone condizioni può essere donato o venduto, mentre un indumento bucato o macchiato va conferito nella filiera dei rifiuti tessili.

I contenitori per gli abiti usati a Faenza

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A Faenza la raccolta stradale degli abiti usati, con al momento 27 contenitori all’appello, è affidata a Hera, che solo nell’ultimo anno ha intercettato qualcosa come 150 tonnellate di abiti usati. Le postazioni sono state raggruppate e riorganizzate per rendere più efficace il recupero e contrastare gli abbandoni di sacchi in strada. Tra i punti principali ci sono piazzale Pancrazi, via della Costituzione, la Stazione ecologica di via Righi, via Marconi, via Fornarina e l’area verde di piazza San Domenico. Non tutte le postazioni sono videosorvegliate in modo permanente: il sistema adottato dal Comune prevede controlli a rotazione attraverso fototrappole, come quella installata in via Fornarina. «Stiamo facendo un ragionamento e un monitoraggio rispetto alla normativa, alle problematiche e a progetti futuri – spiega Denise Camorani, assessora al Bilancio, Economia circolare e politiche di riciclo –. Entro fine anno ci saranno novità importanti».

Donare abiti usati non significa riempire un sacco

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Non c’è solo la raccolta stradale. Molte realtà in città lavorano direttamente sulla selezione, sul riuso e sulla redistribuzione degli abiti. Prima fra tutte la Caritas, che ha da tempo abbandonato il sistema dei cassonetti in strada e raccoglie direttamente vestiti puliti e in buono stato. A spiegare quanto sia importante la selezione è Francesco Morelli, coordinatore di Dress Again, progetto che da anni unisce riuso, sartoria, inclusione e sostenibilità. «Donare non è liberarsi di ciò che non serve più – spiega –. Chi riceve gli abiti non può trovarsi con sacchi su sacchi di materiale inutilizzabile».

Nei magazzini di Dress Again arrivano ogni anno circa una tonnellata tra stoffe e abiti usati. «Parte va in beneficenza, un’altra finisce in negozio e il resto in sartoria per essere reinventato. L’impegno dei volontari è enorme». Per questo, prima di portare abiti, borse e scarpe usate, ci sono delle semplici regole da seguire. «Vestiti, giacche, maglioni e pantaloni devono essere in buono stato, non macchiati o rotti. Il dono va fatto con consapevolezza: se butti tutto a caso crei lavoro in più ai volontari». Senza contare che affidarsi alle realtà locali per la donazione di abiti ha ricadute positive sull’ambiente. Se non lo si fa, «c’è il rischio che vengano rimessi nel circolo del riuso in Paesi terzi che spesso non hanno i nostri sistemi di smaltimento – spiega Morelli – anche perché nel mondo c’è un’enorme eccedenza di capi di abbigliamento». Il consiglio è quindi di non cominciare dal sacco, ma dalla selezione.

Riparare e rinnovare i vestiti prima di buttarli

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Prima della donazione o del riciclo c’è una terza possibilità: riparare. Una cerniera rotta, una fodera strappata o polsini usurati non significano la fine di un capo. Nella sartoria di Dress Again si realizzano sistemazioni, riparazioni e aggiustamenti, compresi interventi su fodere e maniche. «Sono soluzioni intermedie che creano un circolo virtuoso. Piccoli accorgimenti stilistici che possono trasformare completamente una giacca o un paio di pantaloni».

La qualità dei tessuti incide parecchio sul riutilizzo. Morelli osserva che «tantissimo di ciò che arriva non si trova in buone condizioni, l’abbigliamento recente soprattutto. Abiti, scarpe e borse di 30 anni fa, anche se usati, sono spesso in uno stato migliore rispetto a quelli acquistati nei siti o negozi che vendono tessuti di cotone misto con poliestere o di qualità scadente che non durano più di due anni, quando va bene». È il fenomeno della moda-spazzatura, legata al fast fashion, il sistema produttivo e commerciale che punta su un velocissimo ricambio delle collezioni a prezzi stracciati. «Ci troviamo a smaltire una mole enorme di pezzi che non si possono rimettere in circolo nemmeno gratuitamente», sottolinea Morelli. La pubblicità, i prezzi bassi e la continua rincorsa agli ultimi trend alimentano il ricambio forsennato. «Prima c’erano tre collezioni all’anno, adesso una al mese. Una follia che produce esubero, perché il mercato, anche volendo, non riesce ad assorbire tutta questa merce». Se un cappotto nuovo serve davvero, prima di andare nei centri commerciali vale la pena farsi un giro nei negozi dell’usato.

Il riuso è anche un’occasione di inclusione sociale. Dress Again è nato nel 2016 grazie ai fondi dell’8xmille, come progetto di economia sociale, e ha fatto dell’etica nella moda un punto di forza, lavorando sul recupero creativo dei capi e sull’inserimento di persone in situazione di fragilità. Oggi la sede è in corso Mazzini 52/1, all’interno di palazzo Zanelli, con esposizione al piano terra e sartoria al primo piano. Il progetto comprende uffici, sartoria, deposito e negozio con abiti per tutte le tasche. «Due angoli uomo e donna da due euro – spiega Morelli – mentre per il resto si va dai tre fino ai 40 per un abito firmato». In ogni caso, è importante prendersi del tempo per guardare e scegliere.

La seconda vita degli abiti può passare anche dalla vendita. A Faenza sono diversi gli esercizi dedicati al mercato dell’usato, dove portare capi ancora utilizzabili e trasformare il vecchio paio di jeans in una piccola risorsa economica. I più conosciuti in città sono quattro: Dopodite, il mercatino dell’usato al Centro commerciale La Filanda; Mirabilia, in via Malpighi; Il Mercatino dell’usato, in via Boaria; e Il Mercatino delle Pulci, in via Fermi.

Dove portare gli abiti usati a Faenza: indirizzi e orari

Per donare abiti in buono stato, ci si può rivolgere alla Caritas, nel magazzino di via Seminario 3, il lunedì e il mercoledì dalle 9.30 alle 11.30, fino a un quantitativo massimo di due scatoloni o due sacchi grandi. Anche Dress Again ritira direttamente nel negozio di corso Mazzini piccole quantità di vestiario. Sempre per abiti in buono stato ci si può rivolgere a Mani Tese, in via Maioliche 24, il giovedì dalle 14.30 alle 18.

Per gli abiti da conferire nella raccolta tessile, ci sono i contenitori stradali. Si trovano in piazzale Pancrazi, sul lato del Parco Bucci, in prossimità delle casette informatizzate; in via della Costituzione, vicino al Centro commerciale La Filanda; e alla Stazione ecologica di via Righi, con tre contenitori direttamente all’interno del Centro di raccolta. Altre postazioni sono presenti in via Marconi, in via Fornarina, nei pressi del supermercato Coop del Borgo, nell’area verde di piazza San Domenico, in via Sant’Ippolito all’angolo con via della Croce, nel parcheggio di via Bertoni, in piazzale Marabini e nelle vie Corbari, Mazzanti e Zauli Naldi. Nel forese i contenitori si trovano in via Accarisi, a Pieve Cesato; in via del Borgo 16, a Granarolo; e in via Tuliero.

Per rivendere gli abiti usati ci sono Dopodite, presso il Centro commerciale La Filanda in via della Costituzione 28/56; Mirabilia, in via Marcello Malpighi 88/6; Mercatino Usato Franchising, in via della Boaria 48; e Il Mercatino delle Pulci, in via Enrico Fermi 12.

Barbara Fichera