È sabato mattina, sono le 5.40 e ci sono diverse persone riunite al Piazzale Ferrari. Sono tutte stanche morte, tutte con una quantità di ore di sonno alle spalle non sufficiente. Ci sono i genitori, presi da un senso di preoccupazione e ansia, oltre che, probabilmente, anche da un pizzico di invidia. Poi ci sono i ragazzi, a cui si può leggere negli occhi tutta la curiosità e l’energia che sono pronti a scatenare in questa settimana di campo. Infine, ci siamo noi animatori, che non stiamo nella pelle perché il campo lo pregustiamo già nei mesi prima di preparazione.

La partenza da Modigliana e l’arrivo in montagna

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Finalmente si parte e, fra giochi, canzoni, risate, dopo circa sei ore di viaggio arriviamo a Ponte di Legno (Brescia) per vivere il primo campo estivo in montagna del nostro gruppo. Dopo aver scoperto il tema e le quattro squadre, ci immergiamo subito nelle dinamiche del campo. In un battito di ciglia passano sette giorni di giochi, corse, urla, piantini, abbracci, risate, gossip, tormentoni, corvée, camminate e preghiere. È di nuovo sabato e siamo di nuovo stanchi, ma questa volta non si può leggere sui nostri volti entusiasmo e curiosità. Siamo tutti presi da una grande malinconia, ci godiamo gli ultimi istanti tutti insieme, con il cuore pieno di ricordi che difficilmente dimenticheremo e con la speranza di poter vivere altri momenti simili in futuro.

Intanto, però, ci portiamo a casa tutto questo, e sappiamo che per diversi mesi rivedersi significherà sentire un concerto di «Ti ricordi che mi è caduto un dente? Aspetta, già come si chiamava il lago che abbiamo visto? Oh, ma quanto si stava bene in montagna? Lui davvero non faceva nulla durante le corvée! Quanto mi faceva ridere il suo diploma! Palese i verdi hanno rubato, meritavamo noi di vincere!». E, per quante volte avremo sentito le stesse storie, ogni racconto ci farà sorridere e sciogliere al tempo stesso.

La fiducia come tema del percorso annuale

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Considero il campo estivo come il coronamento di un percorso annuale, che per noi quest’anno è stato un Dopo Cresima iniziato a novembre con il pellegrinaggio ad Assisi e concluso a metà maggio, tutto basato sul tema della Fiducia, che abbiamo deciso di portare anche al campo usando come scenario e sfondo la prima stagione della fortunata serie tv Stranger Things, costruendoci attorno giochi, attività, riflessioni il più adatte possibili ai nostri ragazzi, tutti delle medie.

Questo è stato il mio undicesimo anno di servizio in parrocchia (ogni tanto c’è qualcuno che mi chiede quando «appenderò il fischietto al chiodo») e ancora una volta mi trovo a stupirmi della magia che accompagna questa meravigliosa settimana estiva in cui ragazzi, giovani adulti e adulti diventano una famiglia e costruiscono tutto quello di cui ho parlato poc’anzi.

Grazie ai genitori, innanzitutto, che si fidano di noi e della nostra proposta, stimolano e danno una spinta (se necessaria) ai ragazzi. Grazie ai ragazzi, che partecipano senza filtri, con i loro pregi e i loro difetti, e sono l’essenza del gruppo parrocchiale: senza di loro non esisterebbero né le attività durante l’anno, né il campo estivo. Grazie ai cuochi Nico, Michi, Beppe, Lucky e Brio: ognuno di loro è testimone della grande realtà dei campi modiglianesi in montagna (quest’anno alla 60ª edizione!) e, oltre a cucinare molto bene, si prende cura di tutto il gruppone a tutto tondo, mettendo a disposizione di tutti i loro talenti (e, fidatevi, sono tanti!). Grazie a Daniel Benelli, un ex-modiglianese che da qualche anno vive a Ponte di Legno, che è stato una guida fondamentale nella nostra prima escursione, trasmettendo a tutti noi la sua immensa passione per la montagna. Grazie ai miei compagni di viaggio Filo, Guly, Tere e Giuly, che durante tutto l’anno hanno condiviso gioie e difficoltà: la nostra forza sta nell’essere un gruppo di amici oltre che un gruppo animatori! Grazie a don Marco, per la sua inesauribile voglia di mettersi in gioco e di volere bene alla sua comunità, partecipando attivamente come guida di grande esperienza, saggezza, comprensione e umanità.

Quest’anno non siamo riusciti ad arrivare a 3mila metri di altitudine come speravamo (ne abbiamo raggiunti «solo» 2.300), ma abbiamo capito che non importa dove andiamo: se siamo insieme, è sempre una bella giornata. A tutto quello che verrà e che costruiremo insieme.

Thomas Bambi