In una società che corre, ci sono opere che chiedono di fermarsi. È l’invito di Tutto il tempo necessario, la mostra di Giovanna Compagnoni e Daniele Piancastelli, in arte Pico, che dal 4 settembre al 15 novembre sarà ospitata al Museo Diocesano di Faenza. Un progetto che attraversa sedici anni di ricerca e mette al centro ceramica, manualità e il tempo necessario perché un’idea possa prendere forma. A curare la mostra è Giovanni Gardini, che conosce da anni il lavoro dei due artisti e ha proposto loro di riportare a Faenza un progetto nato nel 2010. Sedici anni dopo, il progetto è tornato a interrogare il tempo, ma con uno sguardo diverso, maturato attraverso il percorso artistico e umano dei due ceramisti. «In una società che va di corsa, prendersi il tempo non è semplice», spiegano Compagnoni e Piancastelli. E il titolo lascia volutamente aperta la domanda, perché ogni processo creativo, osservano, «ha bisogno di cura, attenzione e tempo che è uno stile di vita, è una forma mentale».

Trasformare un fenomeno effimero in una traccia permanente

Cuore della mostra un calamaio in ceramica, oggetto semplice e antico, ma carico di significati. Attorno a esso si sviluppa un percorso che racconta il passaggio del tempo e l’evoluzione della ricerca dei due artisti. Il calamaio è accompagnato da una stampa in ceramolle, da un libro d’artista e da una radice di edera, elemento da cui prende avvio il progetto. La radice, trovata da Giovanna in una catasta di legna dei genitori, diventa nel tempo una scultura.

radice copia

Da quella forma contorta sono nati disegni, studi e successive elaborazioni, fino ad arrivare all’opera in ceramica. Un percorso nel quale la materia naturale diventa punto di partenza per una ricerca interiore e artistica. Anche l’ombra della radice entra nel progetto. Giovanna ne ha fissato graficamente la sagoma in un preciso momento della giornata, trasformando un fenomeno apparentemente effimero in una traccia permanente. «È l’istantanea del tempo», racconta. Una fotografia senza macchina nella quale il passaggio del sole e la presenza della radice si incontrano per un istante irripetibile. «Abbiamo voluto amplificare il fattore manuale, il pensato, il voluto attraverso la manualità», spiegano.

Una manualità che diventa anche un modo per opporsi alla velocità contemporanea e recuperare il valore delle cose fatte con cura. Giovanna e Daniele si sono conosciuti alla fine degli anni Settanta, quando frequentavano l’Istituto d’arte di corso Baccarini e di lì a poco hanno iniziato a condividere il percorso professionale. Sono arrivati alla ceramica come mestiere, senza rinunciare alla ricerca artistica. Quest’anno celebrano anche un altro traguardo: 50 anni di matrimonio durante i quali ceramica e vita si sono intrecciate, non senza sacrifici. «Sono state grandi fatiche», raccontano. Le sale del sale del Museo Diocesano sono state scelte per la loro intimità e per la possibilità di mettere in dialogo opere contemporanee e patrimonio storico. «È un luogo iconico per Faenza e per l’arte – concludono i coniugi – . Per lo spirito e la profondità del nostro progetto ci è sembrato idoneo».

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La mostra sarà inaugurata sabato 5 settembre alle 11 e sarà visitabile dal 4 settembre fino al 15 novembre. In occasione di Argillà Italia, gli orari saranno venerdì 4 dalle 16 alle 20, sabato 5 e domenica 6 dalle 10 alle 20. L’ingresso è libero.