Quindici ragazzi di seconda superiore, quattro educatori, tra cui un seminarista, e don Massimo Geminiani hanno trascorso una settimana di agosto a Punta Marina, mettendosi a disposizione degli ospiti della Spiaggia dei valori, lo stabilimento balneare che consente di trascorrere una vacanza al mare anche alle persone con gravi disabilità e alle loro famiglie. Il gruppo della parrocchia di Sant’Antonino di Faenza è arrivato sabato 15 agosto e ha concluso l’esperienza il 22, alternando le attività di servizio ai momenti di formazione, condivisione e vita comunitaria.
L’esperienza era stata preparata durante l’anno all’interno del percorso di catechismo. «Avevamo parlato, fra i tanti temi, anche del servizio – spiega Matilde Ponti Gonelli, una delle educatrici – e abbiamo pensato fosse importante farlo conoscere ai ragazzi concretamente, facendogli sperimentare cosa significa mettersi a disposizione degli altri». La scelta è caduta sull’associazione faentina “Insieme a Te” anche grazie alla conoscenza che don Massimo Geminiani ha della struttura di Punta Marina, frequentata da anni insieme al gruppo della parrocchia di Santa Lucia. Anche gli educatori avevano già avuto modo di conoscere questa realtà. «Per una prima esperienza di servizio era sicuramente un aiuto poter contare su qualcuno che già conosceva il luogo e le sue dinamiche».
L’esperienza di servizio dei ragazzi di seconda superiore allo stabilimento di Punta Marina che accoglie anche persone con grave disabilità
I ragazzi hanno alloggiato nell’oratorio della parrocchia di Punta Marina, San Massimiano, che ha messo a disposizione gli spazi necessari. Le giornate iniziavano alle 8.30, con l’apertura dello stabilimento e la preparazione delle attività. «Si cercava innanzitutto di fare trovare agli ospiti ordine e pulizia, per essere pronti e operativi. Poi c’era il briefing iniziale, durante il quale ci si conosceva, si faceva il punto sulle persone presenti e ci si divideva nei vari gruppi». Il servizio occupava la mattina fino all’ora di pranzo. Nel pomeriggio si riprendeva alle 15, fino alle 18.30, con le attività di servizio e di formazione. Poi la giornata proseguiva fuori dalla struttura. La cena veniva preparata direttamente dai ragazzi, dopo un momento di riflessione sulla giornata. E poi, inevitabilmente, arrivavano anche il gelato e qualche giro per i mercatini di Punta Marina.
“I ragazzi hanno sperimentato l’incontro con la vita, nonostante si pensi a volte che la vera vita non sia lì”
A colpire maggiormente Matilde, però, è stato il modo in cui i ragazzi hanno affrontato il servizio. «Mi ha reso molto fiera la loro voglia di fare, la propensione e la collaborazione. Non solo fra di loro, ma anche con lo staff e con gli adulti presenti e con l’altro gruppo che stava facendo servizio insieme a noi, composto da ragazzi più grandi». Per Matilde non era la prima volta alla Spiaggia dei valori. Già quattro anni fa aveva fatto servizio lì e manifestato il desiderio di tornare. Questa volta, però, l’esperienza è stata diversa perché condivisa con un gruppo di adolescenti. «È stato un incontro di vita. C’è stato un incontro con la vita, nonostante a volte si pensi che la vera vita non sia lì. E se non la vivi, non puoi sapere davvero com’è questa esperienza».
“Non pensavo che potessero arrivare qui dalla Germania…significa che è davvero un luogo importante”

Durante la settimana non sono mancati gli elementi capaci di sorprendere anche chi la realtà di “Insieme a Te” la conosceva già. Uno riguarda direttamente la struttura. «La prima cosa che mi ha colpito è quanto è diventato grande lo stabilimento balneare. Ora è una realtà fissa e molto più grande rispetto a qualche anno fa». Ma a raccontare quanto questa esperienza sia ormai conosciuta e attrattiva anche al di fuori del territorio è stato soprattutto l’arrivo di un ospite dall’estero. «Non pensavo potesse arrivare una persona dalla Germania. Sapevo che in Italia esistono due realtà di questo tipo, una qui e una in Puglia, ma vedere una famiglia arrivare da così lontano fa capire quanto sia importante questo servizio». Al centro dell’esperienza rimangono infatti le famiglie. Famiglie che, spesso con grandi difficoltà organizzative, scelgono di trascorrere qualche giorno al mare insieme ai propri cari. «Mi ha colpito molto l’amore che rimane e non se ne va mai fra il caregiver e l’ospite: figli, amici, mogli, mariti. Persone che scelgono di portarli al mare per regalare loro un momento di normalità». Una normalità che, in presenza di una grave disabilità, può richiedere una quantità enorme di energie e di organizzazione. «È un amore che resta dentro la fragilità, che la accetta e non la lascia mai. Fragilità e amore sembrano due cose che convivono».
Il vero cambiamento parte al rientro a casa: un diverso modo per guardare alla disabilità
Anche per questo, secondo Matilde, la settimana non si è conclusa con il ritorno a casa. «L’esperienza non finisce mai. Continua a vivere con te anche quando sei tornato, forse ancora di più. Ti cambia un po’ lo sguardo su cosa significa disabilità, su cosa significa davvero la parola vita e su cosa significa davvero vivere». Un’esperienza che consiglierebbe a chiunque. «C’è davvero spazio per tutti. Anche chi arriva con qualche timore viene accompagnato e messo a proprio agio dallo staff, che aiuta ad affrontare anche situazioni concretamente difficili». Per molti dei quindici ragazzi è stato anche un primo vero contatto con una realtà che, normalmente, rimane distante dalla loro quotidianità. «Ti ritrovi in una realtà della disabilità che altrimenti non vedresti mai, a meno che tu non abbia una persona con disabilità in casa».
E poi ci sono gli incontri, quelli che rimangono più impressi dei turni di servizio e delle attività quotidiane. Matilde fa fatica a indicare una sola persona, perché «ognuno ti lascia qualcosa». Ma un nome che ricorda con particolare affetto è quello di Cristina, mamma di Nicola e Giuseppe. Nicola era uno degli ospiti dello stabilimento e Cristina la sua caregiver. «Nonostante Nicola non si muovesse e non parlasse, sua mamma era una persona estroversa e piena di vita, sia con tutte le persone del bagno sia con i volontari. Era molto sensibile anche con alcune persone che aveva già incontrato, perché sono ormai sei anni che viene qui a fare le vacanze». Cristina, racconta Matilde, aveva soprattutto la capacità di entrare in relazione con le persone. «Era in grado di prenderti, chiunque tu fossi, in qualunque momento».
È probabilmente anche questo ciò che i quindici ragazzi di Sant’Antonino si sono portati a casa da quella settimana a Punta Marina. Un’esperienza estiva diversa dal solito, ma soprattutto un modo concreto per scoprire che anche una settimana può aiutarti per cambiare il modo in cui si guarda agli altri.
Francesco Savorani














