La cultura può ancora riempire le piazze. Lo dimostra quello che è successo domenica scorsa al Marradi art festival (Maf). Una scommessa vinta, nata dalla precisa volontà dell’Amministrazione comunale di portare nel paese eventi culturali di rilievo nazionale, che quest’anno ha registrato una grande partecipazione di pubblico. Il filo conduttore è stato la scrittura, come ha ricordato sul Piccolo scorso il sindaco Tommaso Triberti, «la scrittura è il nostro modo per guardare il mondo»: un linguaggio complesso, intimo, eppure capace di unire le persone e di richiamare l’illustre eredità di Dino Campana, il poeta simbolo di questa terra. Organizzato dal Comune di Marradi e dall’associazione MarradiInventa, con il patrocinio del Consiglio regionale della Toscana e dell’Unione Montana dei Comuni del Mugello, il festival ha saputo fondere le eccellenze del territorio con i più grandi protagonisti della scena culturale italiana.

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Tra le novità dal profondo valore simbolico spicca l’apertura straordinaria – con visite guidate a numero limitato – della casa natale di Campana, recentemente acquisita al patrimonio pubblico per farne un polo museale, «anche se ci vorrà ancora qualche anno» ha detto Walter Scarpi. Il ricco cartellone ha visto sfilare nomi di primissimo piano. Il Teatro degli Animosi ha registrato il tutto esaurito per lo spettacolo La cura con Concita De Gregorio ed Erica Mou, e per Alfabeto delle emozioni del drammaturgo Stefano Massini, che ha arricchito la sua performance con i versi del canto V dell’Inferno (sul canale Youtube del Piccolo la registrazione di quest’ultima parte, ndr). E poi ancora Marco Vichi, che si è soffermato in particolare sulla potente scrittura di Primo Levi.

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In piazza Scalelle, il Premio Marradi per la cultura è andato allo scrittore Carlo Lucarelli, – in passato vicino alla comunità durante la complessa vicenda dei lavoratori della Fabbrica dei Marroni – seguito dallo spettacolo musicale di Pacifico.

La testimonianza di Maggiani, maestro elementare negli anni Settanta, quando c’era ancora discriminazione a scuola per i portatori di disabilità

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Uno dei momenti più intensi del pomeriggio è stato l’incontro curato dal giornalista Massimo Cirri, che ha dialogato con lo scrittore Maurizio Maggiani. Un intervento partito dal racconto personale del suo handicap visivo per diventare una profonda e universale lezione civile sulla solidarietà, sulla Costituzione e sull’inclusione sociale. Maggiani ha rievocato con passione i primi anni Settanta, un’epoca definita «straordinaria» per la libertà di sperimentazione nella scuola primaria aperta dal governo dell’allora ministro Misasi. «Si era capito che la scuola di allora, quella ereditata da Giovanni Gentile, era ormai vecchia», ha spiegato lo scrittore, non risparmiando una critica ironica e affilata alle attuali politiche scolastiche del ministro Valditara, da lui definite un passo indietro persino rispetto all’impianto gentiliano. Diplomatosi maestro, Maggiani scelse di frequentare un corso di specializzazione per l’insegnamento ai non vedenti tra il 1970 e il 1971. Erano anni in cui i bambini ciechi e portatori di handicap erano rigidamente segregati, esclusi dalla scuola pubblica statale e confinati in collegi speciali fuori dalle proprie città di origine.

«Un bambino nato cieco alla Spezia veniva mandato in un istituto a Firenze, lontano dagli affetti», ha ricordato, destinato a un futuro segnato da mestieri stereotipati come impagliare sedie, fare massaggi o lavorare come centralinista. Proprio a partire da quella realtà è nata una storica battaglia civile, che ha visto Maggiani tra i primi insegnanti in Italia a portare un bambino cieco all’interno di una classe comune della scuola statale. Un’impresa epica compiuta «contro la legge e contro il direttore didattico», ma resa possibile grazie alla straordinaria alleanza con tutte le famiglie degli altri alunni e con il consiglio di fabbrica dei lavoratori dove operava il padre di quel bambino. Questo episodio ha offerto a Maggiani lo spunto per ricordare l’insegnamento più grande dei Padri Costituenti: «Nessuno è fuori dalla Repubblica, nessuno è fuori dai principi costituzionali. Da soli non siamo niente, insieme siamo tutto».

Ricordando le sue collaborazioni giovanili con figure del calibro di Franco Basaglia, del designer Bruno Munari (che gli insegnò a fotografare) e dello scrittore Gianni Rodari, Maggiani ha espresso rammarico per la perdita della “generosità intergenerazionale”. Ha così lanciato un accorato appello affinché alle nuove generazioni venga consegnato ciò che spetta loro di diritto: non un astratto “futuro”, ma l’avvenire. “L’avvenire è un diritto civile”, ha concluso lo scrittore, “l’avvenire significa essere lì, oggi, con gli strumenti giusti per creare il domani e renderlo vivo adesso”.

Il sindaco Triberti: “Siamo orgogliosi, pronti a lavorare per il futuro”

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La risposta entusiasta del pubblico, la qualità degli incontri e l’energia sprigionata in ogni angolo del paese confermano la bontà di un progetto che il sindaco di Faenza, Massimo Isola, ha non a caso definito “coraggioso e ambizioso”.

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Al termine della manifestazione, visibilmente commosso e soddisfatto, il sindaco di Marradi Tommaso Triberti ha voluto esprimere tutta la sua gratitudine alla comunità e a chi ha reso possibile questo miracolo culturale sull’Appennino: “Siamo veramente orgogliosi di quello che il Maf sta diventando. Un grazie di cuore a tutti i volontari, agli sponsor, alle associazioni e a tutte le persone che, con il loro tempo, le loro energie e il loro sostegno, hanno contribuito a rendere possibile questo traguardo. Ma non ci fermiamo qui. Siamo già pronti a rimetterci al lavoro, con ancora più entusiasmo, per costruire insieme la prossima edizione del Maf”.

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Marradi ha dimostrato che la cultura non è un mero accessorio, bensì un potentissimo motore di coesione sociale e di sviluppo del territorio . E con queste premesse, il viaggio del Marradi Art Festival è solo all’inizio