Il forno della Gigacer di Faenza non ripartirà. L’azienda di via Caltagirone ha fermato la produzione a caldo e avviato la cassa integrazione straordinaria per oltre trenta lavoratori. La crisi arriva dopo anni di difficoltà legate al costo dell’energia, al calo della domanda internazionale e alle tensioni geopolitiche
Forno fermo
Il forno della Gigacer di Faenza non ripartirà. La crisi che da tempo interessa il comparto ceramico è arrivata a un nuovo e pesante passaggio per l’azienda di via Caltagirone, specializzata nella produzione di grandi lastre in gres porcellanato. La società ha avviato una procedura di cassa integrazione straordinaria e, secondo quanto riferito dall’azienda, la produzione a caldo è stata fermata, mentre rimangono per il momento alcune attività di lavorazione dei materiali.
Sono oltre trenta i lavoratori coinvolti dagli ammortizzatori sociali. La prospettiva più immediata riguarda ora i lavoratori e la possibilità di individuare soluzioni che consentano almeno di preservare l’attività e il marchio. La vicenda Gigacer si inserisce infatti in una crisi che va oltre i confini della singola azienda e che coinvolge un intero settore, alle prese contemporaneamente con energia, materie prime, domanda internazionale e instabilità geopolitica.
Crisi lunga
A pesare sulla situazione sono diversi fattori, alcuni dei quali si trascinano ormai da anni. Tra le difficoltà più recenti ci sono l’aumento del costo del gas e il peggioramento del quadro geopolitico internazionale, che ha avuto conseguenze anche sui mercati di riferimento dell’azienda. La crisi dello stretto di Hormuz ha inoltre complicato gli scambi commerciali con una parte importante del Medio Oriente, area nella quale la ceramica italiana è tradizionalmente presente.
Per Gigacer si tratta però dell’ultimo capitolo di una fase difficile iniziata ben prima degli eventi di questi mesi. Già nel 2022, nel pieno dell’impennata dei prezzi dell’energia, il settore ceramico era alle prese con il rischio concreto di dover fermare gli impianti. In quell’occasione anche Giovanni Savorani, presidente e fondatore di Gigacer e allora presidente di Confindustria Ceramica, aveva evidenziato come il costo del gas stesse mettendo in discussione la sostenibilità della produzione.
Sempre nel 2022, la Gigacer aveva affrontato un forte aumento della spesa energetica: nel luglio di quell’anno, infatti, la bolletta del gas aveva raggiunto circa 809mila euro, contro i 102mila dello stesso mese dell’anno precedente. In agosto l’azienda aveva inoltre posticipato la ripartenza dei forni, proprio a causa dei prezzi dell’energia.
Le difficoltà restano
Le difficoltà non si sono esaurite con la fase più acuta della crisi energetica. Alla fine del 2023 il rallentamento della domanda internazionale aveva già provocato diverse fermate produttive nel distretto ceramico faentino. Tra le aziende interessate figurava anche Gigacer, che aveva fatto ricorso alla cassa integrazione per alcune settimane. Nel complesso, secondo la Cgil, alla fine di quell’anno erano più di 500 i lavoratori del comparto ceramico coinvolti dagli ammortizzatori sociali in provincia.
Oggi, dunque, la situazione torna a farsi particolarmente delicata. Gigacer è una realtà nata a Faenza nel 2007-2008 e cresciuta puntando sulle grandi lastre in gres porcellanato per l’architettura, con una presenza sui mercati internazionali. Il sito produttivo di via Caltagirone rappresenta una delle realtà industriali del territorio faentino legate alla tradizione ceramica.














