Anche quest’anno, mercoledì 12 agosto, a Lutirano, presso il piazzale della chiesa parrocchiale, torna il tanto atteso appuntamento estivo, all’insegna della buona cucina, della prossimità e della solidarietà, in una serata al fresco del nostro appennino, rifugio di una torrida estate.

Dalle 19 l’apertura dello stand gastronomico, il cui ricavato sosterrà le attività culturali ed ambientali dell’Associazione Volontari Valle Acerreta

L’Associazione Volontari Valle Acerreta, in collaborazione con il Gruppo Alpini della sezione di Marradi, propone la caratteristica polenta al ragù, l’appetitosa piadina fritta con affettati e formaggi, i dolci tipici della tradizione sarda dell’Ogliastra “Le delizie di Tora”, i ciambellini degli alpini e il gelato artigianale “Linus ice” di Faenza. Vino locale bianco e rosso, birra ghiacciata. Musica dal vivo, spensieratezza ed allegria.

lutirano

Alle ore 19 è prevista l‘apertura dello stand gastronomico, il cui ricavato andrà a sostenere le attività culturali ed ambientali dell’Associazione, che opera secondo il principio di sussidiarietà, in convenzione con il Comune di Marradi, nonché della pesca di beneficenza.

La comunità di Lutirano attende quest’evento che da qualche anno richiama tutti coloro che in questo territorio a vario titolo si riconoscono, sia come nuovi o vecchi residenti, sia quali turisti e frequentatori. La voglia di stare insieme spontaneamente, di creare occasioni di vicinanza e conoscenza, il dare spazio alla memoria collettiva, contro l’anonimato della vita cittadina, così come in occasione dell’appuntamento primaverile del “Lôm a mérz“, presso l’alveo del torrente Acerreta e del mercatino “Fatto a mano a Lutirano” che si tiene nella corte di Badia della Valle, nel ritmo delle stagioni pone in connessione ambiente e società, passato e presente, buon vivere e gratuità.

La ripartenza dopo il terremoto del 2023. Domenica 13 settembre la riapertura della chiesa parrocchiale

A seguito degli eventi sismici del settembre 2023, la comunità di Lutirano si prepara pure per il pomeriggio di domenica 13 settembre, quando si terrà la riapertura della chiesa parrocchiale, dopo i lavori di restauro e consolidamento sostenuti dalla diocesi, per espressa volontà del vescovo Mons. Toso, che sono in fase di conclusione: sarà l’occasione per salutare il vescovo emerito e incontrare al contempo, per la prima volta il suo successore.

Anche le chiese succursali di Abeto e Badia della Valle, sono inagibili a causa del terremoto

Mercoledì 12 agosto ci ritroveremo sullo stesso piazzale anche in vista della riapertura della chiesa. In questo piazzale, sul sagrato, abbiamo celebrato in questi anni, ben tre funerali, a causa della inagibilità della chiesa, ma abbiamo voluto parimenti pure declinare i momenti lieti della vita della comunità, come il prossimo appuntamento estivo. Anche le chiese succursali di Abeto e Badia della Valle, sono inagibili a causa del terremoto: Abeto sarà oggetto di un intervento finalizzato alla messa in sicurezza esterna, sempre a carico della diocesi, e Badia confida in un’importante presa in carico da parte di finanziamenti pubblici e privati, che l’indomani dal verificarsi del sisma, il 19 settembre 2023, sono stati preceduti tempestivamente dall’iniziativa della parrocchia di Lutirano e dei benefattori con il contributo determinante dell’Associazione Volontari Valle Acerreta, tramite una raccolta che ammonta già a oltre 11000€.

Una vocazione spirituale con mille anni di storia

Cura e appartenenza sono indisgiugibili, si declinano insieme, e segnano i passi del vivere in questo spazio sociale e geografico, che da quasi mille anni fa della sua vocazione spirituale una dimensione legata non solo al passato, ma anche al presente, grazie senz’altro alla continuità della presenza monastica a Gamogna e all’incremento di un interesse olistico nei confronti del territorio. Le due anime dell’Associazione Volontari Valle Acerreta, quella che corrisponde a chi qui è nato e da sempre vi abita, vi lavora e vi investe, si unisce in sinergia con chi in zona è alla ricerca recente di un nuovo luogo salubre per il corpo e per la mente, nel contesto di una società che pone in connessione le relazioni umane ai vari aspetti del vivere.

E’ necessario mettere in campo politiche concrete di cambiamento e di riattivazione dal basso per il rilancio delle aree interne

Entrambe le componenti sanno che, così come sostiene l’arch. Antonio De Rossi, professore ordinario di Progettazione architettonica e urbana al Politecnico di Torino, nelle sue pubblicazioni sulla riabitazione delle aree interne, la narrazione nazionale che pone al centro borghi da cartolina va decostruita, ed è necessario focalizzare politiche concrete di cambiamento e di riattivazione dal basso, muovendo dai margini, dalle periferie.

Lo spopolamento è un’emergenza immediata e crescente

La leva dello sviluppo è mossa da molteplici fattori, tra i quali la volontà politica non sempre è quella determinante. Sovente il cambiamento nasce dell‘autodeterminazione comunitaria, piuttosto che dalla politica istituzionale, in un contesto dove il turismo, da mezzo di rivitalizzazione, spesso è divenuto un fine. E comunque parliamo di processi lunghi, laddove lo spopolamento è invece emergenza immediata e crescente. E l’oligantropia è già una realtà.

Arte e cultura come vettori centrali del fermento che attraversa le aree interne

L’arte e la cultura rappresentano sicuramente uno dei vettori centrali del fermento che attraversa le aree interne: specie se parliamo non solo di fruizione culturale, ma di produzione di nuove forme di cultura contemporanea costruite in stretta relazione con i contesti ambientali e comunitari. Le aree interne hanno un bisogno enorme di contemporaneità, dopo decenni in cui è stato sempre ripetuto che il loro valore era essenzialmente legato al passato.

Oggi le aree interne costituiscono uno dei principali laboratori di innovazione presenti nel nostro Paese. Si sperimentano modalità di integrazione tra le politiche, forme di economia compatibili con l’ambiente, percorsi partecipativi e di democrazia diretta: aspetti importantissimi anche per le città. Sovente però questo nasce dell’autodeterminazione delle comunità, piuttosto che dalle politiche istituzionali.

La difficoltà nel gestire ottimamente le risorse provenienti dal Pnrr

Al di là delle narrazioni stereotipate, i finanziamenti ci sono: basti pensare al PNRR. Ci sono realtà che hanno riprodotto le consuete logiche della valorizzazione del patrimonio a fini essenzialmente turistici, e altre che hanno utilizzato quest’occasione per costruire una vera e propria infrastrutturazione per l’abitabilità dei luoghi. Quasi dappertutto, invece, si sono visti gli esiti di decenni di depauperamento della macchina pubblica: impossibile gestire ottimamente risorse così ingenti e in tempi così ridotti per la normalità italiana, in assenza di quadri tecnico-amministrativi strutturati. E questo sarebbe stato il primo tema su cui investire. In questo Paese, dopo anni di propaganda anti-pubblica si fa fatica a comprendere l’enorme diseconomia generata da progetti inutili, sbagliati, non conclusi, chiusi o sottoutilizzati.

Il turismo che passa da mezzo di rivitalizzazione a fine e status

Il turismo è stata una parola chiave per molti dei progetti assegnatari dei fondi. In molti casi le strategie di “rivitalizzazione” elaborate dalle amministrazioni sembrano essere state pensate più per attrarre risorse e visitatori che per migliorare concretamente la vita di chi abita in questi territori. Come siamo arrivati a questo punto? Perché il turismo da possibile “conseguenza” di un territorio vivo e attrattivo, è diventato una “ossessione” per molti amministratori locali? Perché negli ultimi tre decenni ha dominato una sorte di paradigma totalizzante, un sillogismo che conteneva una promessa potentissima, dando per scontato che con il turismo il benessere si sarebbe riversato sulla comunità e il territorio.

Questo pensiero dominante è stato del resto sostenuto da ingenti risorse pubbliche che nei decenni precedenti sono state fortemente incentrate sulla patrimonializzazione e la valorizzazione delle risorse storiche e tradizionali, dimenticando spesso la dimensione dell’innovazione. Come se l’unico destino e futuro delle aree interne fosse costituito dal passato e dal turismo. Da mezzo di rivitalizzazione il turismo è quindi diventato un fine, e anche una sorta di status a cui ambire.

La perifericità e la rarefazione che si trasformano in opportunità

Secondo i dati UNCEM, nel periodo 2019-2024, la popolazione dei comuni montani in Italia ha visto più di 130mila nuovi abitanti: diversi progetti locali di rigenerazione e neopopolamento hanno ormai acquisito notorietà nazionale.

Perché il dibattito sulle aree interne, sul ripopolamento della montagna e dei territori periferici dello Stivale è diventato così centrale negli ultimi anni? Quanto c’è di concreto in questa rinnovata attenzione e quanto si tratta di una narrazione o di una teorizzazione che fatica a tradursi in politiche e cambiamenti reali?

Ovviamente c’è tanto storytelling. È dal Settecento che le società urbane tematizzano la montagna come uno spazio dai contorni mitici e idilliaci, contrapposto alla corrotta città. Tutti i giorni i quotidiani e le televisioni ci raccontano storie di giovani coppie che hanno abbandonato le metropoli per andare sui monti ad allevare capre. Ma al di là di queste narrazioni stereotipate sulla vita bucolica, c’è la realtà di territori urbani che non riescono più ad offrire condizioni abitative, economiche, di promozione sociale ai giovani. C’è la durezza e l’accelerazione del cambiamento climatico.

In misura crescente la perifericità e la rarefazione si trasformano in opportunità: basti pensare al successo delle misure di supporto al trasferimento in montagna operate in Emilia-Romagna, Piemonte e Trentino. Dopodiché tutto questo non basta: bisogna rivedere radicalmente i criteri esclusivamente quantitativi che regolano l’esistenza di scuole e servizi sanitari, puntare sul rafforzamento delle strutture tecniche pubbliche presenti nei territori, perché le città avranno sempre più bisogno delle aree interne.

Gianluca Massari