Sono quattro i giovani sottoposti a fermo nell’inchiesta sulla morte di Nicola Musiani. Oussama Ragme e Houssam Abir sono nati in Marocco, Conor Finn Long a Faenza e Bilal Mahboubi a Forlì. Secondo l’accusa avrebbero partecipato al pestaggio mortale. Proseguono gli accertamenti

Quattro fermi

Sono quattro i giovani fermati dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Nicola Musiani, il 54enne ucciso a botte nella notte tra il 18 e il 19 luglio nel piazzale di viale Tritone, a Pinarella di Cervia, dove viveva in un camper.

A riportare i nomi degli indagati è la Voce di Cesenatico, che segnala come gli stessi nomi stiano circolando anche sui social network. Si tratta di Oussama Ragme, 22 anni, originario del Marocco e residente a Meldola; Conor Finn Long, 19 anni, nato a Faenza e residente a Meldola; Houssam Abir, 22 anni, nato in Marocco e residente a Forlì; e Bilal Mahboubi, 23 anni, nato a Forlì e residente a Santa Sofia.

I quattro sono accusati, in concorso, di omicidio aggravato dai futili motivi. Il fermo è stato disposto dal pubblico ministero Angela Scorza e dovrà ora essere sottoposto alla valutazione del gip Andrea Galanti per la convalida. Due dei giovani, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si erano nel frattempo allontanati verso il Marocco, salvo poi fare rientro in Italia, dove hanno trovato ad attenderli il provvedimento di fermo.

L’inchiesta

Le indagini dei carabinieri della Compagnia di Cervia-Milano Marittima e del Nucleo Investigativo di Ravenna hanno cercato di ricostruire le fasi dell’aggressione e soprattutto di individuare le persone coinvolte. Musiani e i giovani fermati, secondo l’ipotesi investigativa, non si conoscevano: alla base del pestaggio ci sarebbe stato un litigio nato sul momento e poi degenerato nella violenza.

Un ruolo importante nell’inchiesta è stato svolto dalle immagini disponibili, che inizialmente erano poche. Tra queste c’è anche la registrazione di una dash cam, che avrebbe ripreso un gruppo di sette o otto persone durante l’aggressione. Gli investigatori hanno poi incrociato quei fotogrammi con testimonianze, intercettazioni e attività di pedinamento, arrivando a individuare i quattro giovani ora sottoposti a fermo.

Il quadro investigativo, tuttavia, non è ancora chiuso. Gli inquirenti stanno infatti verificando la possibile presenza di altre persone sulla scena e l’eventuale coinvolgimento di un minorenne. I quattro fermati, così come ogni altra persona eventualmente coinvolta, restano innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.