Il primo incontro ufficiale con il presbiterio e con i diaconi, il 18 luglio alla Casa del clero, non è stato dedicato ai programmi pastorali, ma alle relazioni, al modo in cui si vuole camminare insieme e al chiedersi l’un l’altro: “come stai?”. È questo il tono che ha caratterizzato l’appuntamento alla Casa del Clero, dove il nuovo vescovo Michele ha incontrato sacerdoti e diaconi per un momento di fraternità, ascolto e condivisione.
Le riflessioni a partire dalle parole di papa Leone: “Ho bisogno del vostro appoggio”
Dopo aver ripercorso le tappe della propria vocazione e del ministero vissuto in questi anni come vicario generale, monsignor Morandi ha indicato quelli che considera i punti di partenza del suo episcopato: comunione e missione. “C’è una frase che mi ha accompagnato al ritorno dagli esercizi spirituali in preparazione all’ordinazione episcopale – ha confidato –: non esiste vescovo senza il suo presbiterio”. Da qui il richiamo alle parole di papa Leone XIV, pronunciate nel recente Concistoro del 29 giugno: “Il ministero non può essere vissuto da solo, c’è la tentazione della solitudine. Vi chiedo di accompagnarmi nel servizio quotidiano, aiutatemi a riconoscere i segni di speranza che crescono nel silenzio. Ho bisogno anche dei vostri consigli sinceri: sono sempre un segno di comunione”. E poi: “Per questo desidero chiedervi un aiuto particolare. Il ministero che il Signore mi ha affidato non può essere vissuto da solo. Esso ha bisogno della vostra esperienza, della vostra sapienza pastorale, della vostra conoscenza delle Chiese e dei popoli che vi sono affidati. Conto su di voi perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa. Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli”.
Il vescovo ha fatto proprie quelle parole, traducendole in un’immagine molto concreta: “Un vescovo senza presbiterio e diaconi è niente, proprio sacramentalmente. Siamo una sola cosa. Cercherò di rendere tutto questo il più concreto possibile”.
Sulle nomine “servono criteri di fede e uno sguardo vocazionale”
Per questo, almeno nei primi mesi di ministero, Morandi preferisce parlare di metodo più che di obiettivi. “Non è il giorno dei programmi pastorali”, ha ribadito, annunciando che il primo giorno della tradizionale Tre Giorni del clero, a settembre, sarà dedicato soprattutto all’ascolto dei vicariati. Da lì prenderà forma il lavoro comune sulle prospettive aperte dal Cammino sinodale della Chiesa italiana.
Sul piano organizzativo, il vescovo ha confermato ad tempus tutti gli uffici e gli incarichi diocesani. Entro Natale intende procedere con la nomina del nuovo Consiglio presbiterale, del Consiglio pastorale diocesano, dei vicari foranei e del vicario generale. Scelte che, ha sottolineato, dovranno maturare secondo un criterio preciso: “La comunione e la sinodalità per la missione”. “Quando pensiamo a una persona – ha spiegato – dobbiamo sempre domandarci quale servizio possa offrire alla missione della Chiesa. Abbiamo bisogno di criteri di fede e di uno sguardo vocazionale, più che rappresentativo. È importante scegliere persone idonee al servizio e capaci di vivere la comunione”.
“Come state?”

Tra gli impegni che il nuovo vescovo si è assunto personalmente c’è anche quello di incontrare, uno ad uno, tutti i sacerdoti della diocesi. Non per affrontare subito questioni organizzative, ma partendo da una domanda semplice: Come state?. “Penso sia importante ascoltare personalmente ciascuno”, ha detto, consapevole che, in un tempo di progressiva diminuzione del numero dei presbiteri, la fraternità sacerdotale diventa ancora più decisiva. “Meno siamo, paradossalmente, più è difficile comunicare. Per questo le figure di prossimità, come i vicari foranei, avranno un ruolo sempre più importante nell’essere segno di comunione”.
Al termine dell’incontro, Morandi ha voluto rivolgere un ringraziamento ai sacerdoti e ai diaconi con i quali ha condiviso gli undici anni da vicario generale: “Vi ringrazio per questi anni di servizio. Mi sono sentito voluto bene”. Più che indicare una tabella di marcia, il nuovo vescovo ha così delineato lo stile con cui desidera guidare la Chiesa faentina: partire dall’ascolto, condividere il discernimento e costruire insieme. Perché, come ha ripetuto più volte fin dai primi giorni del suo ministero, la comunione non è un tema tra gli altri, ma la condizione stessa della missione della Chiesa.














