Non capita spesso di essere ringraziati per il proprio lavoro. Specie per i giornalisti. Invece il vescovo Michele li ha voluti incontrare a una settimana dall’ordinazione per dire il suo “grazie”. Il primo incontro con la stampa si è subito trasformato in un dialogo aperto sui temi della comunicazione, della vita della Chiesa e delle sfide pastorali che attendono la diocesi. «Desidero esprimere la mia personale gratitudine a voi che, sin dal giorno della mia nomina avete curato con competenza e positività la comunicazione di un tratto importante e delicato della mia vita e della vita della Chiesa di Faenza-Modigliana» ha detto il vescovo, ringraziando anche chi  ha seguito l’ordinazione attraverso la televisione e la diretta streaming, oltre a quanti lo hanno accompagnato con la preghiera e l’affetto. Nel suo intervento, ricordando l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, ha poi puntato sulla responsabilità di chi opera nel mondo dell’informazione. Secondo il vescovo,  gli strumenti digitali e l‘intelligenza artificiale devono essere sempre orientati alla ricerca della verità e al rispetto della dignità della persona. Richiamando il Pontefice, ha sottolineato la necessità di promuovere una  “ecologia della comunicazione“, fondata su un giornalismo serio, sulla verifica delle informazioni, sulla trasparenza e sulla formazione del pensiero critico, soprattutto tra i più giovani. Ha inoltre ribadito l’importanza di una rinnovata alleanza educativa tra famiglia, scuola, Chiesa e mondo dell’informazione per accompagnare le nuove generazioni nell’utilizzo consapevole delle nuove tecnologie. Concludendo il suo saluto, il vescovo Michele ha invitato i giornalisti a sentirsi parte di questa alleanza, affinché il modo di comunicare continui a mettere al centro la verità e la dignità di ogni persona.

Le priorità del ministero episcopale

giornalisti1

Terminato il saluto iniziale, il vescovo Michele Morandi si è fermato a lungo con i giornalisti non sottraendosi nemmeno a domande scomode. A chi gli ha chiesto quali saranno le priorità del suo ministero episcopale, ha indicato tre grandi aree di intervento “urgente”. La formazione dei laici, che ha definito “una delle emergenze più importanti della Chiesa di oggi. Esiste già un laicato preparato e corresponsabile – ha aggiunto – chiamato a condividere con il vescovo e il presbiterio il servizio di evangelizzazione e guida della comunità ecclesiale. E’ fondamentale, non solo per necessità, ma anche per la vocazione di ogni battezzato, crescere insieme nella corresponsabilità, costruendo un linguaggio e un’azione comuni attraverso una formazione condivisa”. Rispondendo ai giornalisti, ha poi affrontato il tema delle vocazioni al ministero ordinato, ricordando che “prendersi cura delle vocazioni significa avere cura e rispetto per i giovani che cercano la propria risposta al Vangelo, e accompagnarli con coraggio nel discernimento della chiamata al sacerdozio”. Tra le priorità rientra anche il futuro delle strutture ecclesiastiche. Il vescovo ha spiegato che molte chiese e immobili della diocesi  – oggi in disuso – dovranno essere ripensati alla luce delle esigenze pastorali attuali. Le scelte, ha precisato, dovranno nascere dal confronto con le comunità, superando la logica del «si è sempre fatto così».

La  collaborazione tra diocesi

giornalisti2

Tra i temi caldi, non poteva mancare una domanda sulla possibile unione di più diocesi. Se da un lato “oggi non esistono indicazioni su eventuali fusioni” ha evidenziato però come sia necessario “rafforzare la collaborazione tra le diocesi sia sul piano pastorale sia su quello organizzativo”. Ha poi ricordato che da  più di un anno è attiva un’équipe composta dai vicari generali delle diocesi di Ravenna-Cervia, Faenza-Modigliana, Imola, Forlì-Bertinoro e Cesena-Sarsina, coordinata dal vescovo di Ravenna, che ha coinvolto i direttori degli uffici pastorali ed amministrativi per un progetto volto al futuro. Un lavoro comune che riguarda anche gli aspetti economici e organizzativi. Il vescovo Michele ha spiegato che i motivi che animano la scelta della collaborazione sono tre. “Prima di tutto  – ha osservato –  la Chiesa è comunione: lavorare insieme è nel nostro Dna. Poi la condivisione delle competenze di persone preparate e infine bisogna tenere presente che le nuove generazioni vivono ormai ben oltre i tradizionali confini di una diocesi:  anche la pastorale deve imparare a ragionare in un’ottica più ampia. Tutti temi messi in luce anche dal Sinodo, che vanno sviscerati ed affrontati per una più convinta evangelizzazione delle nostre terre”.

Nel corso dell’incontro non sono mancate domande di carattere personale. Alla domanda su come stia vivendo questa prima settimana di ministero episcopale, il vescovo Michele ha confidato di avvertire profondamente il cambiamento rispetto al precedente incarico di vicario generale. Richiamando un’immagine evangelica, ha detto «prima ero l’amico dello sposo, mentre oggi sono lo sposo», assumendo pienamente la responsabilità della guida della diocesi. Ha raccontato di provare “grande gioia nella visita ai luoghi della fragilità e nell’incontro con le persone” dalle quali riceve sorrisi e testimonianze di umanità che lo incoraggiano nel ministero. Allo stesso tempo ha ammesso di avvertire il peso della responsabilità che il nuovo incarico comporta. Ha infine ricordato che il vescovo non rappresenta da solo la Chiesa. “Ovunque siano presenti sacerdoti e laici impegnati nella vita delle comunità  – ha aggiunto – è presente tutta la Chiesa, chiamata a rendere visibile la vicinanza di Dio. Le nostre comunità cristiane non devono mai rinunciare al contatto diretto”.

A chi gli chiedeva se in futuro partirà per qualche missione, il vescovo ha risposto che, impegni permettendo, desidera visitare soprattutto le Chiese di minoranza, privilegiando quelle che vivono situazioni di persecuzione. Un segno di attenzione verso le comunità cristiane che testimoniano la fede in contesti segnati da violenze, discriminazioni o limitazioni della libertà religiosa.

Barbara Fichera