Palazzo delle Esposizioni entra nella fase conclusiva della rigenerazione avviata due anni fa grazie a un finanziamento di 4,5 milioni di euro del Pnrr. Le opere finanziate sono terminate e il Comune sta completando gli ultimi interventi.
Palazzo delle Esposizioni entra nella fase finale del percorso di rigenerazione avviato due anni fa grazie a un finanziamento di 4,5 milioni di euro nell’ambito del Pnrr. Il progetto, finanziato attraverso la Missione 5 dedicata a inclusione e coesione, ha previsto la ristrutturazione dell’immobile e il recupero della corte interna. «Le opere legate al finanziamento Pnrr sono terminate – spiega l’assessore alle Politiche sociosanitarie e internazionali Davide Agresti-. Restano alcuni lavori di rifinitura che il Comune sta realizzando direttamente, con l’obiettivo di arrivare alla conclusione definitiva del cantiere entro la fine dell’anno». Nel febbraio 2026 la Giunta comunale aveva infatti approvato un progetto di fattibilità tecnico-economica per ulteriori opere di completamento e finitura degli impianti, per un totale di 220 mila euro.
Le principali novità

La fase che si apre ora riguarda anche la gestione futura dell’immobile. Il Comune sta lavorando per definire una formula che preveda l’affidamento a un soggetto terzo, così da rendere più flessibile l’utilizzo degli spazi e favorire una programmazione articolata delle attività. «L’impostazione progettuale – spiega Agresti- rimane quella originaria: il piano terra sarà dedicato alle associazioni e alle occasioni di aggregazione, con talk, laboratori e iniziative rivolte alla cittadinanza con un focus sulle associazioni del mondo della disabilità, in dialogo con le associazioni giovanili». Il tema dell’inclusione ha accompagnato l’intero percorso di progettazione. In questi anni l’amministrazione ha coinvolto il Gruppo Disabilità Faenza, che riunisce quasi tutte le associazioni impegnate sul territorio, condividendo con loro l’elaborazione del progetto. «L’obiettivo da cui siamo partiti per la rigenerazione del Palazzo delle Esposizioni – aggiunge Agresti – era favorire l’inclusione delle persone con disabilità. Questo non vuol dire che il rinnovato Palazzo debba essere esclusivamente un luogo frequentato da associazioni che si occupano di disabilità». Una particolare attenzione sarà riservata anche ai giovani, grazie alla posizione dell’edificio, vicinissimo al Liceo, all’Isia e in pieno centro. «Per gli ampi spazi di cui dispone e per la sua vocazione storica – aggiunge Agresti – è un luogo aperto alla città e sarà deputato anche ad ospitare eventi culturali».
È l’apertura a tante realtà uno degli elementi centrali del progetto. «Un luogo, dove possano convivere realtà associative che si occupano di disabilità, spettacoli, mostre, eventi», sottolinea l’assessore.
Più spazio per cultura ed eventi

Sarà il primo piano ad avere una vocazione più culturale ed espositiva. Gli spazi, completamente aperti, potranno accogliere mostre, presentazioni di libri, rassegne ed eventi, offrendo una struttura più flessibile alle realtà artistiche e culturali, alle associazioni di categoria e agli altri soggetti che organizzano iniziative in città «in sostituzione del centro fieristico diventato oggi casa della Comunità» sottolinea Agresti.
La riqualificazione ha modificato anche la configurazione fisica dell’edificio. Palazzo delle Esposizioni, storicamente destinato a mostre e iniziative culturali, aveva già una superficie espositiva articolata su due piani. Prima dei lavori, la struttura disponeva di circa 824 metri quadrati al piano terra e 1.240 al primo piano. A questi sono stati aggiunti due nuovi volumi: uno sul lato corto di corso Mazzini, che permette di rendere più circolare il piano terra, e un secondo al primo piano, sul lato di via Stradone. Quest’ultimo sostituisce il precedente ballatoio con una struttura vetrata, consentendo di utilizzare anche quella porzione dell’edificio durante tutto l’anno. «Il risultato – precisa Agresti – è uno spazio aperto, arioso, nel quale i quattro lati dell’edificio possono essere percorsi e vissuti, con una maggiore continuità tra gli ambienti».
Barbara Fichera














