Ha iniziato sull’onda dell’entusiasmo olimpico del 2021. Oggi Filippo Paganelli, faentino classe 2003, è uno dei nomi più interessanti della velocità italiana ancora non militare, con una stagione che potrebbe aprirgli porte importanti. «Dopo le Olimpiadi di Tokyo mi ero un po’ gasato — racconta —. La vittoria di Jacobs nei 100 metri e quella della 4×100 avevano creato un boom incredibile. Prima giocavo a calcio, poi ho deciso di provare con l’atletica». Una scelta arrivata relativamente tardi. Paganelli, infatti, prima era all’interno della Virtus Faenza. Poi il Covid, le limitazioni agli sport di contatto, gli allenamenti fermi per lunghi periodi. «Tante persone hanno smesso. Io, per non restare fermo, ho cercato qualcosa da fare e ho scelto l’atletica. Ho iniziato nell’Atletica 85 Faenza, già grande: nelle prime gare avevo 19 anni».

Il primo allenatore è stato Luigi Mariani. «Mi ha seguito lui all’inizio e già quel primo anno era andato molto bene». Poi due anni di allenamenti a Faenza, con un percorso promettente ma non sempre lineare. «Ho avuto qualche infortunio, quindi non è stato tutto semplice». Dall’anno scorso Paganelli si allena a Forlì con Alberto Donati, tecnico e fisioterapista della Nazionale. «Da lì ho fatto un salto. L’anno scorso sono riuscito anche a partecipare agli Assoluti nei 100 metri». Nel frattempo è arrivato anche il passaggio alla Virtus Bologna, in prestito dall’Atletica 85 Faenza. Una scelta soprattutto pratica, ma decisiva per provare ad alzare il livello. «C’è anche un aspetto economico. La Virtus Bologna mi permette di sostenere trasferte lontane, anche all’estero, e la fisioterapia».

Paganelli corre 100, 200 e 400 metri. E in tutte e tre le distanze è riuscito a ottenere il minimo per i Campionati Italiani Assoluti

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Il 2026, per lui, è l’anno del primo vero cambio di passo. «Questo inverno ho lavorato tantissimo. Dalle prime gare sono andato molto bene, nei 150 e nei 300 metri, che si fanno come test. In entrambe le distanze sono riuscito a ottenere i migliori tempi dell’anno in Italia, superando anche atleti professionisti, appartenenti a gruppi sportivi come l’Esercito». Risultati che non sono passati inosservati. «La Nazionale mi ha contattato. C’erano i Mondiali di staffetta in Botswana, ma le convocazioni erano già state fatte due settimane prima e non si potevano modificare. Però, visti i risultati e in vista dei prossimi appuntamenti mi hanno invitato a Roma per una settimana con la Nazionale. Mi hanno detto: vieni, fai esperienza, conosci allenatori e squadra». È successo a fine aprile, per un primo assaggio di alto livello.
Poi la testa è tornata alla stagione individuale. Paganelli corre 100, 200 e 400 metri. E in tutte e tre le distanze è riuscito a ottenere il minimo per i Campionati Italiani Assoluti, il tempo necessario per poter partecipare alla massima rassegna nazionale. «Sono anche record sociale della Virtus Bologna. Tra tutti, però, il più importante è quello dei 400 metri, perché è anche record regionale per un atleta non appartenente a un gruppo sportivo militare».

Il sogno europeo e l’ingresso in un gruppo sportivo militare

Ora l’estate diventa decisiva. Gli Assoluti sono in programma a Firenze il 25 e 26 luglio e serviranno anche per definire le convocazioni azzurre per gli Europei, nel Regno Unito dal 10 al 16 agosto, e per i Giochi del Mediterraneo, in programma a Taranto dal 30 agosto al 3 settembre. «Gli Europei sono molto complicati, perché il livello è davvero alto. Però questa estate è importante. È il primo anno in cui ho lavorato seriamente anche durante l’inverno e sento di avere ancora margine». Il traguardo, nel breve e medio periodo, è chiaro: entrare in un gruppo sportivo militare. «Se si vuole provare a fare atletica da professionista, quello è l’obiettivo. Non per forza subito, ma nel breve-medio termine sì. Per arrivarci bisogna fare bene agli Assoluti».

“Oltre all’allenamento, conta anche quello che fai nella vita di tutti i giorni. Dipende quasi tutto da te”

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Accanto alla pista, però, c’è anche l’università. Paganelli studia Ingegneria meccanica all’Università di Bologna nella sede distaccata di Forlì ed è vicino alla laurea triennale. «Mi mancano due esami. Vorrei finire quest’anno e poi concentrarmi ancora di più sullo sport». Non è semplice tenere insieme tutto, fra le gare e le trasferte. «L’allenamento è solo una parte del risultato. Conta tutto quello che fai fuori: alimentazione, riposo, recupero. All’inizio cambiare abitudini non è stato facile. E conciliare tutto con l’università è complicato». Dal calcio all’atletica, il salto non è stato solo tecnico. È cambiato anche il modo di vivere lo sport. «Nel calcio senti di più la squadra. L’atletica è una sfida individuale, uno sport in cui raccogli quello che semini: dipende quasi tutto da te. Nel calcio non sempre è così». Ma la sensazione di solitudine, dice, è solo parziale. «Hai comunque un gruppo di allenamento, compagni, amici. Tutti i miei amici sono compagni di allenamento. Anche se non corriamo insieme o per la stessa società, i sacrifici sono gli stessi. È come se facessimo parte della stessa squadra». Sacrifici che incidono anche sulla vita sociale. «Allenandomi così tanto, facendo ritiri lontano da Faenza e gare che durano anche tre o quattro giorni, la vita sociale è molto limitata. Ogni tanto esco con i miei amici, ma hanno capito quanto è importante per me e non me lo fanno pesare».

Il sostegno della famiglia

Fondamentale, in questo percorso, anche il sostegno della famiglia. «Mi supportano moltissimo. Vedono i sacrifici che faccio e li capiscono. Devo ringraziare i miei genitori perché, anche se con l’università ci sto mettendo un po’ di più, mi sono sempre vicini. È uno dei vantaggi principali che ho: mi sostengono in tante cose che, altrimenti, non riuscirei a fare». E poi c’è il sogno. Filippo non si nasconde, anche se con prudenza: «A lungo termine, viste le possibilità che si stanno aprendo, penso alle Olimpiadi del 2028 a Los Angeles. Ma può succedere di tutto, nel bene e nel male». Per ora, però, la traiettoria passa da Firenze, dagli Assoluti, da quest’estate per un percorso, cominciato quasi per caso, sempre più interessante e di livello.

Francesco Savorani