La Presidenza del Circolo ACLI di Faenza accoglie con sincero apprezzamento le riflessioni del vescovo Michele Morandi. Esse indicano una direzione che sentiamo profondamente nostra: la comunicazione è uno dei luoghi nei quali una comunità costruisce oppure compromette fiducia, relazioni e futuro. Nell’epoca dei social media e dell’intelligenza artificiale, le parole possono informare e avvicinare, ma anche manipolare, dividere e trasformare l’altro in un avversario. Per questo il richiamo alla responsabilità, alla trasparenza e alla verifica delle informazioni assume un valore non soltanto tecnologico, ma civile e democratico.

È una prospettiva coerente con il XXVII Congresso nazionale delle ACLI, dedicato al “Coraggio della pace”. La pace, infatti, non è un’affermazione astratta né soltanto il contrario della guerra: nasce dalla dignità del lavoro, dalla giustizia sociale, dall’accoglienza e dalla capacità di ricostruire legami nelle comunità. Condividiamo in particolare l’impegno indicato dal Vescovo per la formazione dei laici. Formare oggi significa preparare persone capaci di comprendere i cambiamenti economici, sociali, tecnologici e culturali, esercitando discernimento e responsabilità.

La società deve essere considerata come un unico ecosistema umano e territoriale, nel quale Chiesa, famiglie, imprese, scuole, lavoratori, istituzioni e associazioni non operano in compartimenti separati. In questo spazio la voce cristiana non rivendica privilegi, ma offre il proprio contributo alla ricerca del bene comune, mettendo al centro la persona, la fraternità e l’attenzione verso chi rischia di rimanere ai margini.

La tecnologia deve essere governata con la “sapienza del cuore”

Come ricordava papa Francesco, la tecnologia non deve essere né demonizzata né idolatrata, ma governata attraverso quella “sapienza del cuore” che mantiene la persona responsabile delle proprie scelte.

La formazione, tuttavia, deve diventare concreta: richiede luoghi, competenze, risorse e investimenti. Per questo riteniamo importante avviare anche una riflessione sulla valorizzazione generativa del patrimonio materiale e immateriale della Diocesi.

Spazi, immobili, strutture educative e aggregative, insieme alle competenze, alle relazioni, alla memoria, al volontariato e alle reti di prossimità, rappresentano un capitale comunitario prezioso. Non beni da conservare passivamente, ma risorse da mettere responsabilmente a servizio di progetti rivolti ai giovani, alle famiglie, agli anziani, alla formazione, al lavoro e alle nuove fragilità.

È questa la prospettiva dell’economia civile richiamata da Leonardo Becchetti: trasformare il welfare da semplice risposta all’emergenza in investimento generativo, capace di produrre autonomia, occupazione, relazioni e nuova fiducia.

Guardiamo quindi con favore anche alla collaborazione tra le diocesi romagnole e al superamento dei campanilismi. Le identità locali non devono essere cancellate, ma messe in relazione: la prossimità rimane il punto di partenza, la collaborazione deve diventare il metodo.

Le ACLI di Faenza sono disponibili a contribuire a questo cammino, perché la pace si costruisce anche investendo il patrimonio di una comunità affinché torni a generare futuro per tutti.

La Presidenza del Circolo ACLI di Faenza
Ettore Del Fagio – Presidente