Una visita pastorale che è diventata un viaggio nella memoria personale del vescovo Michele Morandi, tra i ricordi dell’infanzia, la gratitudine verso i nonni e il valore di una comunità che continua a prendersi cura dei suoi anziani.

La visita del vescovo Michele alla Casa dei Nonni di Villanova di Bagnacavallo

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Non è stata una semplice visita pastorale. Per il vescovo Michele Morandi quello alla Casa dei Nonni di Villanova di Bagnacavallo è diventato un viaggio tra i ricordi più cari della sua infanzia, fino a trasformarsi in un dialogo commosso con gli anziani che abitano la struttura. Accolto dal parroco don Marco Farolfi, il vescovo ha celebrato la Messa insieme agli ospiti, al personale e ai numerosi volontari che ogni giorno animano un’esperienza unica nel suo genere.

Una realtà nata nel 1989

La Casa dei Nonni, fortemente voluta dal compianto don Domenico Monti, scomparso nel 2019, nacque dal desiderio di permettere agli anziani del paese di vivere gli ultimi anni della propria vita senza essere costretti a lasciare la comunità in cui erano cresciuti. Inaugurata nel 1989 grazie alla straordinaria mobilitazione dell’intero paese, oggi la struttura ospita una trentina di anziani ed è gestita dalla parrocchia, grazie all’impegno di una quindicina di dipendenti, affiancati da una trentina di volontari che garantiscono assistenza, servizi e una presenza quotidiana. Accanto alla struttura sorgono anche Le Case Fiorite, quattordici miniappartamenti pensati per persone ancora autosufficienti, in un modello di accoglienza punto di riferimento per il territorio.

«I nonni, il mio primo Vangelo»

L’omelia del vescovo Michele Morandi è stata un continuo intreccio tra il Vangelo e la sua storia personale. Più volte ha parlato anche in dialetto romagnolo, ricordando i legami della sua famiglia con Villanova e Glorie e conquistando sorrisi e qualche lacrima tra gli ospiti. «Per me i nonni sono persone importantissime. Quando i miei genitori lavoravano io passavo le giornate con loro, a partire da mia nonna che viveva con noi. Da loro ho ricevuto tantissimo amore». Uno dei ricordi più intensi è quello della nonna che, ogni sera, aspettava il ritorno dei nipoti. «Quando mio fratello ed io tornavamo tardi a mia nonna bastava sentire aprire il cancello. Si alzava dal letto, veniva ad aprire la porta e ci accoglieva con un abbraccio, a qualsiasi ora. Era, insieme a mia madre, la custode della casa. Quando Gesù dice: “Io sono la porta“, penso sempre a lei». Poi il ricordo dell’altra nonna che abitava in campagna. «Quando andavo a trovarla, aveva sempre messo da parte qualcosa per me: un uovo, qualche fragola dell’orto, le fave di maggio. Poco prima di morire, già ricoverata, mi chiese se mi piaceva l’olio. Come ultimo dono aveva conservato per me le bustine dell’olio monodose dell’ospedale. Le mie nonne sono state maestre della misericordia e del dono, il mio Seminario e il mio primo Vangelo».

«Un paese vicino ai suoi nonni»

Il vescovo ha poi ringraziato la comunità di Villanova. «Questo è un paese che si prende cura dei suoi nonni e non li dimentica. Preghiamo perché non venga mai meno la famiglia che si prende cura degli anziani, così come dei più piccoli. Una comunità si misura anche da come accompagna i più fragili». Agli anziani ha confidato anche le paure. «Quando mi hanno detto che sarei diventato vescovo ho avuto paura, la stessa che avevo prima dell’ordinazione sacerdotale. Mi sono venuti in mente i miei nonni: se il Signore mi vuole bene almeno quanto me ne hanno voluto loro, ne vale davvero la pena». La voce si è incrinata ricordando una lettera scritta anni prima dalla nonna Lucia, quando era in Seminario. Il vescovo si è fermato per qualche istante, visibilmente commosso. Poi, rivolgendosi agli ospiti della Casa dei Nonni, ha concluso con un sorriso che ha strappato un lungo applauso: «Vi propongo una cosa: se mi volete adottare come nipote… ci sono».

Barbara Fichera