Valle Acerreta: i volontari donano una nuova immagine mariana a Lutirano

L’associazione Volontari Valle Acerreta, che dall’atto della sua costituzione è lo spazio sociale di chiunque nel territorio vi abita, ma anche lo frequenta, vi lavora ed investe, di chi ne ha una visione e soprattutto ne ha cuore la fattiva cura ambientale e l’animazione culturale, secondo il Principio di Sussidiarietà, è congruamente attenta alla dimensione storica e culturale della fede che si esprime in molteplici siti, edifici, monumenti, chiese: dai più artisticamente e architettonicamente rilevanti, alle più umili e modeste espressioni di pietà popolare. Non è difatti una passione effimera che anima tutto ciò, e neppure un interesse museale, ma la consapevolezza che il vivere in un territorio, qualunque esso sia, e tantopiù una piccola comunità appenninica, non può più corrispondere ad una casualità anagrafica, ma deve misurarsi con una quota di cittadinanza attiva, sempre maggiore. Sempre più in relazione con le parti sociali e le istituzioni, tanto più in un’area periferica e in un contesto che per quanto si riconosce plurale, maggiormente deve ponderare coesione.

L’ultima occasione di mettere a frutto questa spiccata sensibilità si è concretizzata in questi giorni, quando i volontari hanno dedicato le loro attenzioni e la loro cura alla nicchia dell’immagine mariana che si trova nel centro urbano di Lutirano. La Madonna col bambino in terraglia bianca cristallinata e colorata a freddo, collocata sul muro del sagrato, ormai da tempo presentava danni tali, alla struttura e alla patina, a detta anche di esperti, da far optare per una sostituzione, piuttosto che per un improbabile restauro. E dopo attenta valutazione è stato deciso l’acquisto di una nuova immagine, commissionandone l’esecuzione al ceramista faentino Cortesi, il quale ha realizzato una formella in stile toscaneggiante, delle stesse misure della precedente, grazie all’interessamento di Bruno Banzoli. La nuova immagine verrà benedetta la prossima domenica 28 giugno, quando la parrocchia di Lutirano celebrerà la solennità del santo patrono Pietro Apostolo. In questa occasione si festeggerà pure gioiosamente il 71° anniversario dell’ordinazione presbiterale e della prima messa di don Anselmo Fabbri, parroco emerito. A Dio piacendo, sarà quindi il novantaquattrenne sacerdote, che ora risiede nella Casa del Clero di Faenza, a impartire la benedizione, contornato dai suoi parrocchiani di un tempo, che gli faranno corona.

L’ultima domenica di agosto si terrà la festa della Madonna del Carmine, a Badia della Valle, e in questa occasione verrà pure presentato un progetto storiografico sulla devozione mariana popolare in Valle Acerreta, da parte dei ricercatori tredoziesi che hanno curato in questo stesso anno una pubblicazione analoga sulla Valle del Tramazzo. Il libro sulla Valle Acerreta tratterà anche di questa immagine della Madonna collocata nel centro di Lutirano, della croce monumentale di Monte Beccugiano, pure ripristinata dalla nostra Associazione, dopo l’abbattimento vandalico del 2021, e del popolo che in simboli religiosi come questi si riconosce.

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La chiesa di Badia della Valle attende ancora un intervento di restauro e consolidamento, dopo i danni arrecati dal sisma del 18 settembre 2023, data da cui è inagibile. Ma è dal giorno seguente, dal 19 settembre 2023, che la comunità locale, in rete con tutti coloro che hanno a cuore questi luoghi e la vocazione spirituale della Valle Acerreta, ha cominciato a rimboccarsi le maniche e a raccogliere fondi per i lavori necessari. L’ultimo mercatino di Badia, “Fatto a mano a Lutirano”, che si è tenuto lo scorso 31 maggio, ha messo in atto ancora una volta la dinamica della solidarietà e della partecipazione: i volontari della Associazione hanno destinato per il terzo anno consecutivo il ricavato dello stand gastronomico, e delle offerte raccolte, 450€, ai restauri della chiesa. Questi si vanno ad aggiungere agli oltre 10000 già raccolti grazie anche al Circolo San Pier Damiano di Faenza, e alle famiglie fiorentine che hanno espresso vicinanza.

Lutirano e la “parrocchia di parrocchie”: la rinascita della comunità tra restauro e futuro

Lutirano attende anche la riapertura della chiesa parrocchiale, della quale sono in corso avanzato i lavori di restauro, grazie al finanziamento della diocesi, per espressa e tenace volontà del vescovo Mons. Mario Toso, che, sensibilmente, all’annuncio della nomina del suo successore, Mons. Michele Morandi, ha indicato la continuità nell’opera di restauro e riqualificazione pastorale degli edifici ecclesiastici nelle zone colpite dal terremoto e dall’alluvione: un grande segno di attenzione al territorio, nel solco del capillarismo che storicamente ha connotato la presenza della Chiesa in Italia.

Attingendo al cammino sinodale, è proprio di questi giorni la pubblicazione delle linee di orientamento della CEI, che indicano la parrocchia del futuro come “parrocchia di parrocchie”. Questa formula attiene anche a quanto si è già in parte sperimentato con le unità pastorali, che rappresentano un’esperienza di comunione ecclesiale, pur tra concezioni ed applicazioni differenti nelle varie diocesi. Parrocchia di parrocchie consente di declinare l’idea di una piccola comunità non più autoreferenziale e non per questo, neppure massificata. Traspare la concezione paolina del corpo ecclesiale. La valorizzazione del dato locale e dei carismi, anche dove non è più possibile mantenere una comunità eucaristica domenicale, attraverso la sempre maggiore corresponsabilità dei laici e la ministerialità. Liturgia, catechesi, esercizio della carità, pietà popolare, animazione culturale, amministrazione e gestione logistica delle strutture, dei servizi, ad integrazione del ministero presbiterale, sono gli ambiti peculiari di un impegno senza il quale la presenza della Chiesa non è più pensabile come significativa, nelle aree interne.

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Riconfigurare la Chiesa sul territorio: corresponsabilità e comunità per un nuovo rapporto con la società

“Una fede vissuta, trasmessa e celebrata. […]. Riconnettere la vita al Vangelo, rimettendo al centro il primo annuncio, e ridare valore all’esperienza comunitaria, in una società sempre più individualista”. Ripensare la “corresponsabilità differenziata” e la pluriministerialità dei laici. Una riconfigurazione coraggiosa della Chiesa nel territorio è quanto ci è richiesto oggi per declinare un rinnovato rapporto tra Chiesa e società in Italia.

Oltre la Messa in ogni campanile: la Diocesi di Trento e il futuro delle comunità nelle aree interne

Quali scelte assumere nel momento in cui una Chiesa diocesana non è più in grado di garantire la celebrazione eucaristica domenicale a tutte le proprie parrocchie? E con quali criteri individuare i passi possibili? A queste domande, che gradualmente interessano molte diocesi italiane, soprattutto nelle aree interne e montane, cerca di rispondere la diocesi di Trento con la nota pastorale del vescovo Lauro Tisi, “Verso i fuochi eucaristici”. La realtà presenta due tentazioni: una fruizione individuale della celebrazione eucaristica; la difesa della Messa domenicale come ultimo baluardo dell’identità comunitaria. “Il futuro non si pianifica, si fa avanti. Il presente non va deprecato ma attraversato. Il nuovo non sorgerà certamente nelle forme che un senso di mancanza suggerisce al nostro desiderio”: è la puntuale riflessione del teologo Giuliano Zanchi.

Dalle singole parrocchie all’unica assemblea: la nuova identità delle comunità cristiane

“[…] L’impossibilità di celebrare in ogni singola parrocchia può spingerci tuttavia a scoprire la bellezza del convergere di più comunità in un’unica celebrazione domenicale, vissuta come autentico sacramento di unità e vincolo di carità. Per questo siamo chiamati a passare da comunità identificate con singoli paesi e frazioni all’unità di credenti capaci di convergere da più parrocchie in un’unica assemblea. Non più “la mia parrocchia”, ma “la nostra comunità […]”. Non un semplice accorpamento omologato.

Pane, Parola e Poveri: le tre chiavi per una comunità oltre l’autocentrismo

Il documento propone tre parole chiave: il Pane, (non una comunità che ne ospita altre, ma un’Eucaristia dove tutte le comunità sono protagoniste, dall’accoglienza alla porta, alla festa sul sagrato); la Parola (attorno alla quale una comunità si convoca lungo la settimana, perché la fede nasce sempre dall’ascolto); i Poveri (non come destinatari di un obbligo morale, ma come evangelizzatori della comunità, voce dalla quale Dio parla, perché ha scelto di rivelarsi ai piccoli). Parlare di povertà significa postulare l’attenzione, l’ascolto, la gratuità verso i più deboli, da una prospettiva privilegiata; ma è un processo circolare che riguarda tutti: tutti ne sono oggetto e al contempo soggetto; sono disposizioni che orientano la comunità nel senso della relazione e non più dell’autocentrismo. Nessuno si senta escluso.

Gianluca Massari