“Alle quattro giunse la carrozza. La carrozza si mosse. Varcò il portone del monastero, poi il cancello del muro di cinta e, per così dire, si inoltrò nel mondo. La lunga notte in bianco contribuì a dare agli avvenimenti un che di irreale e ai gesti di saluto un non so che di trasognato. Non era un lungo viaggio, ma lo spazio e il tempo sono anche dimensioni della psiche.”
(Le due vite di Madre Teresa Lega, Michele Colagiovanni)

Il 6 giugno 1871, erano le quattro del mattino, quando Madre Teresa Lega iniziava simbolicamente il suo viaggio nel mondo. Il 6 giugno 2026, circa alle 16, quello stesso cammino è tornato a vivere attraverso i passi di una cinquantina di persone che hanno scelto di peregrinare sulle sue orme, alla scoperta di quella che lei stessa ha insegnato a riconoscere: la “vita nelle vite”. Un pellegrinaggio organizzato dalle Suore Francescane della Sacra Famiglia, congregazione fondata proprio da Madre Teresa Lega, che ha invitato i partecipanti non soltanto a ripercorrere la biografia della fondatrice, ma a lasciarsi interrogare dalla propria esistenza. Perché ogni vita custodisce un’altra vita, spesso silenziosa, nascosta sotto la superficie del quotidiano.

Le tappe del pellegrinaggio
Cinque tappe, oltre alla partenza e all’arrivo, hanno scandito un itinerario tra memoria storica e ricerca spirituale, ripercorrendo insieme la vita terrena e quella interiore della religiosa. Il viaggio è iniziato dai luoghi delle origini: Palazzo Lega, in via Baccarini, dove nacque e visse l’infanzia; la Collegiata, che custodisce il segno del suo battesimo; il profilo del colle del Monticino, osservato da via Roma, luogo simbolico di una scelta radicale che segnò il suo ingresso in convento. E ancora, la Chiesa Francescana dell’Osservanza, specchio del suo desiderio di essenzialità e povertà sulle orme di San Francesco, fino alla chiesa di Pieve Thò, lungo la strada tra Fognano e Modigliana. Poi il ritorno, come ogni pellegrinaggio insegna, là dove tutto è iniziato: in piazza Don Minzoni, presso l’Istituto Lega, dove sono custodite le reliquie di Madre Teresa.

Passi lenti lungo strade in salita, sotto il sole di giugno, tra chiacchiere leggere e sguardi curiosi di chi, ignaro del pellegrinaggio, osservava quel gruppo attraversare la città. Eppure quelle stesse strade sono le stesse che percorriamo ogni giorno, spesso senza accorgerci che, davanti ai nostri passi, ci sono sempre le tracce invisibili di altre vite. Quante storie ci passano accanto senza che ce ne rendiamo conto? Quanti cammini si intrecciano al nostro senza sapere dove porteranno, chi incontreranno, se un giorno sfioreranno le nostre orme? La fretta del vivere ci distrae così tanto da dimenticare l’esistenza degli altri e, talvolta, persino la nostra profondità.
La seconda Vita

Ma il pellegrinaggio non è stato soltanto memoria storica. La seconda vita di Madre Teresa Lega – quella spirituale – si è svelata attraverso piccoli simboli, semplici eppure potenti, capaci di trasformare il cammino in una domanda personale. Una spazzola per capelli, per esempio: simbolo dei nodi della vita, con l’invito a chiudere gli occhi e tornare all’infanzia, per riconoscere ciò che il tempo e la grazia hanno aiutato a sciogliere, insegnandoci a non arrenderci agli intrecci più difficili. Il battistero, luogo della rinascita in Cristo, ha suggerito una riflessione sulla fede: quanto siamo davvero consapevoli delle promesse che scegliamo di vivere? Quanto spazio lasciamo alla fiducia? Il colle del Monticino è diventato immagine di Maria, guida silenziosa che invita ad alzare lo sguardo quando si rischia di smarrire la strada. La croce ha interrogato ciascuno su un tema sempre attuale: cosa significa oggi spogliarsi del superfluo? Quali “abiti pesanti” nascondono il nostro vero volto e impediscono all’amore di raggiungerci pienamente? E infine la ruota: un cerchio di mani unite, ciascuno con la propria strada alle spalle e un cammino ancora davanti, mentre al centro arde una candela accesa. Una domanda sospesa nell’aria, quasi un sussurro da portare con sé tornando a casa: “E se la strada impervia che temi fosse proprio quella dove Dio ti sta aspettando?”

La ricchezza che resta
Alla fine resta la polvere sui piedi. La polvere della terra, che ricorda il nostro legame con la vita concreta e fragile. La polvere del cammino, che si deposita lentamente nell’umile gesto del procedere quotidiano. Forse è proprio lì che si nasconde il senso del pellegrinaggio: imparare a riconoscere che ogni passo, anche il più ordinario, custodisce sempre qualcosa di più grande di noi.
Angela Esposito




















