Un dialogo tra culture, linguaggi artistici e visioni del mondo prende forma al Museo Carlo Zauli di Faenza con la mostra «Awai», dedicata all’artista giapponese Mokichi Otsuka. L’esposizione, che inaugura giovedì 25 giugno alle 18.30, propone opere inedite capaci di intrecciare ricerca estetica, riflessione filosofica e sperimentazione ceramica, in un percorso che si confronta idealmente con l’eredità artistica di Carlo Zauli.
Un omaggio a Carlo Zauli nel centenario della nascita
L’inaugurazione della mostra sarà accompagnata dagli interventi di Gian Ruggero Manzoni e del maestro Donato D’Antonio, che proporrà un momento musicale dedicato alla produzione contemporanea giapponese per chitarra.
Da molti anni Mokichi Otsuka trascorre parte dell’anno a Faenza, città alla quale è profondamente legato e dove è particolarmente apprezzato dal pubblico e dagli ambienti artistici. In questa occasione presenta alcune opere inedite, tra cui una scultura in ceramica caratterizzata da un continuo dialogo tra suggestioni astratte e figurative.
L’esposizione assume un significato particolare nell’anno in cui ricorre il centenario della nascita di Carlo Zauli. Le opere di Otsuka entrano infatti in relazione con quelle del grande ceramista e scultore faentino, dando vita a un confronto che mette in evidenza affinità e corrispondenze tra due percorsi artistici lontani geograficamente ma vicini nella sensibilità espressiva.
Il significato di “Awai”
Il titolo della mostra richiama un concetto profondamente radicato nella cultura giapponese. Come spiega lo stesso artista, «vita e morte, bene e male, sé e altro: questo mondo è composto da due opposti. Il dualismo continua a permeare il mondo. Tuttavia, tra gli opposti, esiste una sorta di fluttuazione che non può essere fissata, come un confine che non può essere toccato dal dualismo. In Giappone, chiamiamo questo regno che non può essere catturato dal dualismo Awai».
Otsuka richiama anche il concetto di Engawa, elemento tradizionale dell’architettura giapponese che funge da spazio di passaggio tra interno ed esterno, simbolo di una dimensione intermedia che non appartiene completamente a nessuno dei due mondi.
L’artista cita inoltre il celebre creativo giapponese Taro Okamoto e la sua espressione «Forma non forma, colore non colore», interpretandola come una riflessione sul rapporto tra spirito e materia.
«Vorrei ricercare l’Awai, la fase in cui due cose diverse non sono in conflitto o divise, ma sono vagamente connesse, fluttuanti e mutevoli all’interno di qualcosa di più», afferma Otsuka.
Tra filosofia giapponese e ricerca plastica
Secondo Gian Ruggero Manzoni, questa tensione verso una dimensione intermedia attraversa tutta la ricerca dell’artista giapponese e trova espressione nelle forme delle sue sculture, caratterizzate da andamenti curvilinei, sferici e sinuosi.
Una ricerca che si pone in dialogo con alcune delle forme più rappresentative dell’opera di Carlo Zauli, creando un ponte ideale tra due sensibilità artistiche accomunate dall’attenzione alla materia e alla dimensione spirituale dell’arte.
A sottolineare ulteriormente il legame con la cultura nipponica sarà il contributo musicale del maestro Donato D’Antonio, che durante la serata inaugurale proporrà un percorso dedicato alla musica contemporanea giapponese per chitarra classica.
Chi è Mokichi Otsuka
Mokichi Otsuka (Tokyo, 1956), dopo aver completato i suoi studi (laurea e specializzazione in Pittura), si trasferisce, dal 1994 al 1999, in Italia e approfondisce il suo percorso laureandosi in Arte Ceramica presso l’Istituto Nazionale di Arte e Ceramica, G. Ballardini di Faenza.
Poi torna in Giappone, dove attualmente vive e lavora, anche se, da allora, ogni anno torna a Faenza per qualche mese. Con assiduo e appassionato lavoro diventa uno dei più apprezzati ceramisti a livello mondiale.
Sue opere sono conservate in molteplici collezioni pubbliche: dal Victoria and Albert Museum (U.K.) al MIC, Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, dalla Fondazione Tito Balestra Museo italiano darte moderna e contemporanea, situato nei locali del Castello Malatestiano di Longiano al The National Museum of Modern Art di Tokyo.
E poi ancora al The Museum of Ceramic Art (Hyogo), al Takasaki Art Center College, al Takamatsu City Museum of Art e molti altri.














